CHIESE IN BREVE

Austria, Portogallo, Romania

Austria: la fede non scompare
La fede non sta scomparendo in Austria, anche se la Chiesa cattolica diventa più piccola in termini numerici. Così il card. Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna e presidente della Conferenza episcopale austriaca, nel corso del tradizionale incontro ecumenico a Vienna svoltosi il 23 gennaio presso il palazzo arcivescovile, cui hanno partecipato i leader delle Chiese cristiane rappresentate in Austria; presente anche il segretario di Stato austriaco per l’integrazione, Sebastian Kurz. Il cardinale ha sottolineato la presenza in Austria di numerose Chiese di tradizione ortodossa, orientale, evangelica e delle Chiese libere. “È un bene”, ha detto, “che ora cinque federazioni di Chiese libere si siano unite nelle ‘Chiese libere dell’Austria’, ottenendo così lo status di comunità religiosa riconosciuta”. L’arcivescovo ha menzionato “la grande necessità di presenza sociale delle Chiese nella società” perché “le Chiese sono necessarie anche nel settore dell’istruzione”. Il card. Schönborn ha menzionato, a riguardo, l’Università pedagogica ecumenica di Vienna-Krems. Quindi ha invitato tutte le Chiese a pregare e ad impegnarsi per i cristiani perseguitati nel mondo. Facendo riferimento a Benedetto XVI che ha invitato non a valutare i progressi dell’ecumenismo secondo risultati misurabili, il cardinale ha affermato che è “più importante ascoltarsi reciprocamente e apprendere gli uni dagli altri cosa significa essere cristiani”. Nel corso dell’incontro è stato presentato anche il nuovo delegato patriarcale della Chiesa apostolica armena per l’Europa centrale e la Scandinavia, Tiran Petrossian, responsabile da gennaio anche dei fedeli armeni presenti in Austria. Petrossian ha messo in rilievo la base comune della “fede che unisce tutte le Chiese”.

Portogallo: diritti e riabilitazione dei reclusi
Il 26 e il 27 gennaio, la Chiesa portoghese ha promosso a Fatima un Incontro nazionale della pastorale penitenziaria dedicato al tema “Diritti umani e sistema carcerario”, al fine di definire e rafforzare il proprio impegno nel recupero delle persone recluse. Al termine dei lavori, il responsabile del settore, padre João Gonçalves, ha voluto ricordare l’importanza dell’appoggio morale e giuridico ai detenuti: “Quanto più le persone non si sentono proscritte per aver commesso un crimine, qualunque esso sia stato, tanto maggiore è quel rispetto che esse mantengono nei confronti di se stesse, fondamentale per il loro reinserimento sociale”. La scelta della tematica proposta è avvenuta in un momento in cui si è determinato “un aumento significativo del numero dei reclusi e un sovraffollamento delle carceri” che favorisce il sorgere di problematiche specifiche, ha ribadito il vescovo ausiliare di Lisbona, mons. Joaquim Mendes: “Sono necessari un impegno ed una collaborazione con il sistema di detenzione, con le direzioni carcerarie, con le guardie, per ricercare congiuntamente il rispetto del valore della persona umana e della sua dignità”. La principale preoccupazione è infatti costituita dalla “pratica del suicidio legata alla solitudine e all’abbandono di molti detenuti”. In collaborazione con lo Stato, la Chiesa intende perciò rafforzare il proprio ruolo sia nell’assistenza spirituale sia nella visita volontaria, “in modo da poter assicurare a coloro che si trovano reclusi una prospettiva di ricomposizione interiore e di riconciliazione sociale”. “Quanto più si sviluppa nella persona il senso spirituale – ha concluso mons. Mendes -, tanto più questa si sentirà serena e capace a sua volta di creare pace intorno a sé”.

Romania: lettera di mons. Ioan Robu ai giornalisti
In occasione della commemorazione liturgica di san Francesco di Sales e dei 90 anni dalla proclamazione del santo quale patrono dei giornalisti e scrittori cattolici, mons. Ioan Robu, arcivescovo metropolita di Bucarest e responsabile per le comunicazioni sociale della Conferenza episcopale romena, ha inviato una lettera a giornalisti, blogger e scrittori cattolici della Romania. Partendo dall’esempio di san Francesco, che per raggiungere anche coloro che non frequentavano la Chiesa infilava sotto le porte di casa o fissava sui muri dei volantini, mons. Robu ha richiamato un collegamento con il messaggio di Benedetto XVI per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali di quest’anno: “Le nuove tecnologie di oggi permettono che l’informazione arrivi ai lettori attraverso un altro tipo di porte e su altro tipo di pareti, negli spazi Internet e delle reti sociali che sono spazi di evangelizzazione, porte di verità e di fede”. “In questi nuovi spazi – ha aggiunto l’arcivescovo -, l’informazione non è una semplice notizia ma diventa condivisione, assume dimensione antropologica, porta con sé una parte di quelli che la condividono, qualcosa della loro esperienza, del loro vissuto. Per questo, anche se ci separano tanti anni dai tempi nei quale san Francesco di Sales è vissuto e ha predicato, credo che il suo messaggio è molto attuale per il giornalista cattolico di oggi e per tutti quelli che illustrano, promuovono o difendono l’insegnamento cristiano con la loro scrittura”. “Per il giornalista cattolico, lo spazio pubblico nel quale si esprime – sia esso in televisione, alla radio, sulla stampa o in Internet – diventa anche uno spazio di testimonianza personale dei valori sui quali fonda la propria vita. La credibilità del suo messaggio risulterà dalla coerenza tra testimonianza e vissuto, dall’integrità, dal servizio del bene comune e dal rispetto della dignità umana, dal seguire gli insegnamenti del Vangelo”. L’arcivescovo ha incoraggiato poi i giornalisti, i blogger e gli scrittori cattolici a cercare, durante l’Anno della fede, a conoscere meglio il loro patrono e a seguire il suo esempio. Infine, l’arcivescovo ha concluso con una benedizione e una preghiera, affinché i giornalisti “possano dare sempre con coraggio testimonianza della loro fede e dei valori cristiani”.