POLONIA
L’ultimo saluto al card. Józef Glemp
“Era un uomo giusto” e “tale giustizia è stata la base del suo profondo amore per Dio e per l’uomo, che era la luce, l’ispirazione e la forza nel difficile ministero di guida della Chiesa in un’epoca, in cui significative trasformazioni sociali e politiche interessarono la Polonia e l’Europa”. Così Benedetto XVI ha ricordato il card. Józef Glemp nel telegramma di cordoglio inviato all’attuale arcivescovo della capitale polacca, mons. Kazimierz Nycz. Il testo è stato letto dal nunzio apostolico in Polonia, mons. Celestino Migliore, in apertura della cerimonia funebre officiata dal card. Stanislaw Dziwisz il 28 gennaio a conclusione dei tre giorni di celebrazioni in suffragio dell’ex primate. Il card. Glemp è scomparso all’età di 83 anni, il 23 gennaio, ed è stato tumulato al termine di un solenne rito funebre nella cattedrale di Varsavia. Il cardinale ha guidato la Chiesa polacca dal 1981 al 2009: fino al 2004 è stato presidente della Conferenza episcopale polacca, quindi arcivescovo metropolita di Varsavia fino al 2007.
Uomo di grande autorità. Nell’omelia pronunciata durante le esequie mons. Józef Kowalczyk, attuale primate della Chiesa polacca, ha rievocato il coraggio del suo predecessore “nel discernere il bene dal male” e ha salutato in lui “l’uomo di grande autorità”. Nel 1981, dopo l’introduzione in Polonia della legge marziale da parte del generale Jaruzelski, i richiami del card. Glemp alla calma e al dialogo gli valsero delle critiche da una parte considerevole dell’opposizione anticomunista. Nel 1989, però, fu proprio lui a prendere la rischiosa decisione di avallare con la partecipazione dei rappresentanti della Chiesa cattolica i “negoziati della Tavola rotonda” che portarono alle prime elezioni libere e permisero di iniziare il processo di ulteriori trasformazioni democratiche. La tenacia del defunto cardinale nel difendere la Polonia da un inutile spargimento di sangue che avrebbe potuto verificarsi qualora, dopo l’introduzione della legge marziale, avessero prevalso le emozioni di coloro che volevano con forza opporsi alle ingiuste repressioni introdotte nel Paese dal generale Jaruzelski su ordine di Mosca, è stata ricordata dal presidente della Conferenza episcopale polacca, mons. Jozef Michalik. Nell’ultimo saluto rivolto al card. Glemp nella cattedrale di Varsavia, prima che il feretro venisse collocato in un sarcofago di granito nero nella cripta sottostante la chiesa, mons. Michalik ha sottolineato come il compianto porporato abbia vissuto “in modo da non doversi vergognare di nulla e senza dover nulla nascondere”. Da parte sua Marcin Przeciszewski, direttore dell’agenzia di stampa polacca Kai, ha precisato che “grazie al card. Józef Glemp abbiamo una libera Chiesa in una Polonia libera”. Negli anni delle trasformazioni democratiche in Polonia, ha ribadito Przeciszewski, non erano prive di influenza le forze desiderose di respingere la Chiesa cattolica ai margini della società civile e “racchiuderla in sagrestia”: “Il card. Glemp è riuscito a far prevalere le ragioni che fecero della Polonia il Paese con il maggior numero di cattolici praticanti in Europa”.
Testamento. Al termine del rito funebre il card. Kazimierz Nycz ha dato lettura del testamento del card. Glemp, nel quale il presule “in primo luogo” ringrazia Dio “per il dono della fede” che “nonostante tutte le debolezze e peccati è sempre stata ininterrotta e continua”; quindi chiede perdono “per tutte le inadempienze e le debolezze”. Il feretro del cardinale, accompagnato durante tutta la cerimonia dal picchetto d’onore, è stato salutato anche dal presidente polacco, Bronislaw Komorowski, che ha richiamato il profondo l’amore per la patria del card. Glemp: “La sua vita e le sue opere e meriti appartengono oramai alla storia della Chiesa e del Paese”. Komorowski si è detto inoltre “personalmente riconoscente” al cardinale per l’aiuto fornito alla sua famiglia ai tempi del regime militare di Jaruzelski. La liturgia funebre è stata concelebrata da oltre un centinaio di cardinali e vescovi venuti da tutta la Polonia e da diverse parti del mondo, tra i quali i cardinali Joachim Meisner, arcivescovo di Colonia, Péter Erdő, arcivescovo di Budapest e presidente del Ccee, Martinez Sistach, arcivescovo di Barcellona, Dominik Duka, arcivescovo di Praga, Josip Bozanic, arcivescovo di Zagabria, e Stanislaw Rylko, presidente del Pontificio Consiglio per i laici. Nella cattedrale di Varsavia erano presenti, accanto a Komorowski, i presidenti di entrambe le camere del Parlamento polacco, l’ex presidente del parlamento europeo, Jerzy Buzek, e l’ambasciatore polacco presso la Santa Sede, Hanna Suchocka. Hanno partecipato, infine, il capo di Solidarnosc Lech Walesa e il primo presidente del consiglio dei ministri della Polonia democratica, Tadeusz Mazowiecki. Lo spazio ristretto all’interno della cattedrale ha ostacolato la partecipazione alla cerimonia dei fedeli che, tuttavia, hanno seguito il rito a migliaia davanti ai maxischermi collocati nella vicina piazza davanti al Palazzo Reale e in diretta televisiva.