EMILIA ROMAGNA
Finanziamenti agevolati per efficienza energetica e fonti rinnovabili
Incrementare gli investimenti delle imprese volti alla creazione di beni e servizi destinati a migliorare l’efficienza energetica e lo sviluppo delle fonti rinnovabili. Questo è l’obiettivo del nuovo “fondo rotativo di finanza agevolata per il finanziamento della green economy”, approvato dalla regione Emilia Romagna, finanziato con Fondi europei e gestito dai Confidi Unifidi-Fidindustria; 23 milioni e 750mila euro è l’ammontare delle risorse complessive, tra pubbliche e private. Il fondo concede finanziamenti agevolati, al tasso del 3,25%, con provvista mista, della durata massima di quattro anni, nella misura minima di 75.000 euro e nella misura massima di 300.000 euro per progetto.Un’esigenza o un’ulteriore opportunità? “L’esigenza di promuovere un ‘Fondo energia’ per le piccole e medie imprese è duplice”, afferma Riccardo Gulli, docente di architettura tecnica all’Università di Bologna. Da un lato, “la riduzione dei consumi energetici attraverso l’implementazione delle tecnologie basate su fonti rinnovabili segue un indirizzo di politica economica e ambientale fissato dall’Unione europea con il progetto ‘Horizon 2020’; dall’altro, la discrasia, ancora esistente tra i rendimenti energetici ottenibili con fonti rinnovabili e i costi richiesti per l’installazione, induce necessariamente ad attuare azioni di sostegno della parte pubblica per l’attivazione di un percorso virtuoso”. Guardando al recente passato “vi sono state speculazioni che hanno usufruito di finanziamenti pubblici per alimentare interessi di parte privata – continua Gulli – specialmente nello sfruttamento dei campi agricoli per l’installazione d’impianti fotovoltaici a terra. In questi casi il vantaggio economico è stato evidente, mentre il suo beneficio sul piano ambientale e paesaggistico è risultato invece alquanto discutibile”. Di qui “la grande importanza delle azioni di controllo preventivo sulle pratiche di attivazione dei contributi che dovrebbero porre in prima evidenza possibili ricadute sul fronte dell’innovazione di prodotti e processi e non solo quello dell’utilizzo di tecnologie già disponibili”. Più che di un’esigenza si può parlare di “un’ulteriore opportunità”, sostiene Carlo Alberto Rossi, segretario generale di Lapam-federimpresa. Il Fondo, infatti, “punta ad agevolare ulteriormente interventi nel settore della green economy, già riconosciuto come strategico. Una scelta che promuove nuova imprenditorialità e un nuovo modo di fare economia”. Rappresenta “un doppio vantaggio: può, da un lato, sostenere gli investimenti delle imprese in efficienza energetica e fonti rinnovabili, portando loro ampi benefici, e, dall’altro, promuovere la nascita di nuove imprese, incentivare gli investimenti immateriali volti all’efficienza energetica dei processi e concorrere alla riduzione dei costi energetici delle materie prime”.Investire risorse. “Certamente nella scelta di orientare tali risorse sulle piccole e medie imprese si riconosce la potenzialità che tale sistema può esprimere”, continua Rossi, per il quale “che s’intervenga sull’involucro edilizio, si migliori la linea produttiva o si realizzino impianti attivi per la produzione di energia per l’autoconsumo, solo con una pratica estesa e condivisa si può mirare a un ‘successo’ ambientale ed economico”. Ma basteranno le risorse stanziate o per un’impresa rimane, comunque, molto oneroso investire in tale campo? “È difficile formulare una risposta esaustiva poiché le condizioni dipendono da diversi fattori e da ragioni di contesto”, risponde Gulli. “La questione dell’efficientamento energetico del patrimonio edilizio esistente – precisa – è infatti fortemente condizionata dalla variabilità dei contesti climatici e dall’eterogeneità della tipologia costruttiva e funzionale. Un investimento orientato a migliorare le prestazioni dell’involucro edilizio può risultare poco redditizio e con tempi di ammortamento superiore ai vent’anni. Di contro l’impiego di pannelli fotovoltaici integrati sulle coperture e di sistemi geotermici può raggiungere rendimenti che – in un regime di cofinanziamento consentono di ammortizzare l’investimento in un arco di circa dieci anni”.La green economy in Emilia Romagna. “La nostra Regione ha elaborato da tempo una legislazione orientata alla promozione della green economy – continua il segretario generale Lapam-federimpresa -, come dimostra la normativa regionale sulla certificazione energetica degli edifici, tra le prime a essere emanate a livello nazionale. La Regione si è anche dotata di un Piano energetico regionale che interessa diversi ambiti economici e sociali, con interventi che spaziano dalla riduzione delle emissioni in atmosfera, alla riqualificazione del patrimonio edilizio, al raggiungimento della quota di energia prodotta da fonti rinnovabili”. Inoltre, “a fine 2011 il numero di impianti Fer (fonti energetiche rinnovabili) ammontava a 335.151 unità per 41.399,2 Mw di potenza e in Emilia Romagna sono stati installati 31.298 impianti per 2.070,3 Mw, ovvero circa il 5% su scala nazionale”, aggiunge Gulli.a cura di Lucia Truzzi(01 febbraio 2013)