MARCHE
Piano strutturale intercomunale: troppa burocrazia o proposta “coraggiosa”?
Si chiama Pisi (Piano strutturale intercomunale) la novità più importante contenuta nella proposta di legge regionale “Norme sul governo del territorio”, esaminata dalla Giunta regionale delle Marche a metà gennaio e che adesso è in discussione da parte di tutti i soggetti interessati alla tematica edilizia. La norma, che dovrebbe sostituire la precedente del 1992, dispone che la Regione abbia un ruolo di regia attraverso il Documento strategico territoriale e il Piano paesaggistico ambientale regionale; oltre al Pisi – che sarà strumento centrale della pianificazione di area vasta (provinciale) – è introdotto il Piano operativo comunale, che avrà caratteristiche prescrittive ed esecutive a livello urbanistico ed edilizio; nel sistema di pianificazione regionale entra a far parte anche la Rete ecologica delle Marche. Finalità della proposta è favorire “scelte che limitino il consumo di suolo”, “valorizzare il territorio e il paesaggio delle Marche”, “promuovere lo sviluppo economico e sociale dei maggiori sistemi urbani e centri minori tramite i criteri d’innovazione tecnica, organizzativa e istituzionale”. Dai dati dell’anno scorso di Legambiente Marche in regione il 58% dei paesaggi costieri è stato cancellato dal cemento, ovvero su 180 chilometri di lunghezza le Marche contano ben 98 chilometri di costa oramai trasformati a usi urbani e infrastrutturali. Dal punto di vista economico, secondo i dati di Confartigianato, nei primi otto mesi del 2012 l’indice della produzione nelle costruzioni nel nostro Paese è diminuito del 12,8% rispetto allo stesso periodo del 2011, contro una media europea del -5,5%, ma gli occupati nelle Marche nel settore specifico delle costruzioni tra il II trimestre 2012 e il II trimestre 2011 sono scesi del 19,9%, contro la media nazionale del -5,1%.Un passo avanti. “Questa proposta di legge mi sembra un passo avanti – afferma Mario Vichi, responsabile regionale per la Pastorale sociale e il lavoro e la salvaguardia del creato – perché propone una collaborazione tra Comuni attraverso lo strumento del Pisi”. Vichi riflette sul fatto che “negli anni le nostre vallate si sono imbruttite per via dell’edificazione e spesso si sono costituiti duplicati delle zone industriali: spero che questo strumento serva a evitarli”. “Certo – sottolinea – la collaborazione tra Comuni non sarà facile, specie se piccoli, ma il territorio è troppo deturpato ed esiste un’eccessiva parcellizzazione degli insediamenti: si deve costruire sul vecchio, ristrutturare”. Vichi non è neanche convinto del ruolo delle Province, “perché basterebbe il livello di pianificazione della Regione e delle associazioni di Comuni: il rischio è che invece di snellire le procedure si creino un’eccessiva burocrazia e tempi troppo lunghi”.E l’economia reale? È una preoccupazione, quest’ultima, condivisa anche da Paolo Picchio, responsabile del settore casa della Confartigianato di Ancona, che teme tutta questa serie di “piani” dal sapore un po’ troppo “dirigistico”: per l’esperto “i Comuni avranno difficoltà a muoversi nel groviglio dei piani previsti”. Picchio lamenta un “distacco tra il mondo dell’economia concreta e il legislatore”, testimoniato dal fatto, ad esempio che “nelle finalità della proposta di legge non si dice una parola sulle imprese, come se non fossero una ricchezza per il territorio”. “In questo momento di crisi – riflette Picchio – in cui gli enti pubblici non hanno risorse e non investono nei lavori, il miglioramento del territorio, attraverso la ristrutturazione e la riqualificazione, ad esempio, può avere come unica spinta propulsiva quella del soggetto privato: la mia paura è che i tempi di coordinamento dei vari piani siano troppo lunghi per i tempi dell’economia reale. Chi ha da investire va dove ci sono poche e chiare regole e si tiene lontano da territori che fanno leggi troppo complicate”. Per Picchio in questa legge c’è una sorta di “sovrabbondanza determinativa” mentre ogni livello – Regione, Provincia, Comune – dovrebbe “intervenire su alcune precise e determinate questioni e solo su quelle per evitare conflitti di competenze paralizzanti, che già vedo dietro l’angolo”.Preoccupazione coste. Il presidente di Legambiente Marche, Luigino Quarchioni, ritiene invece questa proposta di legge “buona e coraggiosa”, perché si preoccupa del “governo del territorio, del consumo di suolo, del dissesto idrogeologico, delle condizioni ambientali”. Inoltre il Pisi è una novità positiva perché “su trasporti, servizi, aree artigianali, i Comuni non possono decidere da soli, ci sono troppe connessioni che riguardano più territori”. Il presidente ha anche delle proposte: “Prima di tutto fissare dei limiti massimi al consumo del suolo per non ricorrere continuamente alle varianti: legato a questo prevedere una normativa sull’inedificabilità totale della costa per almeno un chilometro di profondità. Infine fare una pianificazione delle aree agricole definendo limiti e scelte”.a cura di Simona Mengascini(7 febbraio 2013)