CONVEGNO BACHELET

Il cantiere Europa

I contributi di monsignor Sudar, dei professori Caselli, Andreatta e Malgeri. Le conclusioni di Vellani e Miano

"Il progetto dell’Europa dei popoli, a patto che sia opera dell’impegno comune di tutti coloro che credono nella dignità umana e siano disposti a impegnarsi per una cultura di amore e solidarietà, è possibile e necessario". Ne è convinto monsignor. Pero Sudar, vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Sarajevo, intervenuto stamattina alla Domus Mariae di Roma nel corso del XXXIII Convegno Bachelet sul tema "Un’Europa da completare: unità politica e valori comuni".

L’amore come legame supremo. La "voglia di dominio e sfruttamento" da una parte e il "bisogno di libertà" dall’altro hanno provocato, secondo l’arcivescovo, "troppe guerre e tragedie nella storia", e oggi "l’Unione europea può trasformarsi nell’Europa dei suoi popoli solo se tutti gli uomini hanno chiaro che l’amore, inteso in senso di solidarietà e collaborazione, sia il legame supremo tra i popoli, come diceva Giovanni XXIII". Secondo mons. Sudar, "se vuole essere casa comune di tutti i suoi abitanti", l’Europa "non può essere abitata da una nazione, una ideologia, una cultura o una religione. Al centro di questo processo – ha spiegato – dovrebbe esserci un nuovo approccio di apertura all’altro, che esige non solo solidarietà, ma tolleranza ed empatia". C’è necessità, ha aggiunto, "di un vero processo di educazione per una nuova mentalità e per realizzare la pace nella fraternità e lo sviluppo della solidarietà, dell’impegno e dell’empatia di tutti i credenti delle diverse religioni".

Non solo mercato. Della "grande scommessa" di essere "laboratorio di speranza per sé e per gli altri" ha parlato Lorenzo Caselli, docente emerito di Etica economica all’Università di Genova, evidenziando come, nonostante "nella nostra memoria vi siano identità spesso ferite e lacerate", l’Europa ha alcune "carte fondamentali" e rappresenta "l’unico modello oggi esistente" per il "superamento delle divisioni". Se l’economia ha da sempre scandito i tempi dell’unificazione, "col passare del tempo si è capito che l’Europa non è solo mercato": emerge, in quest’ottica, il bisogno di "legare lo sviluppo ad una globalizzazione più solidale, attraverso un modello di relazioni coerenti con suoi valori e la cultura, capace di aiutare altre realtà a diventare protagoniste della loro crescita".

L’Europa nell’agenda politica. Secondo Filippo Andreatta, docente di Politica internazionale all’Università di Bologna, il "pluralismo geopolitico" è alla base di "due valori che caratterizzano l’Europa contemporanea: la libertà politica e quella economica". Ripercorrendo la storia del continente, Andreatta ha sottolineato come il mondo sia diventato "meno eurocentrico", e "la speranza che il nuovo potere delle altre popolazioni porti alla grandezza dell’Europa senza passare dalle devastazioni del secolo scorso". Il Nobel per la pace all’Ue, secondo l’esperto, "non è retorico perché questo è il periodo di pace più lungo della storia", e anche se "i costi di questa integrazione incompiuta sono enormi, ci sarà rapidamente un cantiere di riforme in Europa". Nell’agenda politica italiana "di Europa non si parla" anche se "siamo di fronte, ha proseguito, "a una sfida secolare, nella quale la partecipazione del nostro paese dipende dalla qualità delle idee portate avanti".

A partire dai valori comuni. L’idea di Europa "che ha sognato de Gasperi", intesa come "espressione di tolleranza e democrazia", di "culture diverse all’interno di un unico progetto" non si è ancora realizzata secondo Francesco Malgeri, già ordinario di Storia contemporanea all’Università "La Sapienza". Dobbiamo, ha detto, "raccogliere sfide fondamentali, per offrire nuove vitalità e nuove dimensioni al progetto europeistico. Il ruolo e il peso dei governi nazionali ha fortemente condizionato il carattere sovranazionale dell’Ue", che "va costruita richiamandosi a valori comuni. Sotto questo aspetto – ha concluso – la cultura politica e sociale ispirata al cristianesimo può dare il suo contributo". Della "costruzione di una coscienza europea" ha parlato Ilaria Vellani, direttrice dell’Istituto "Vittorio Bachelet": è necessario, ha detto, "imparare a narrare l’Europa, magari mediante organi di comunicazione europea", richiamando la "responsabilità ecclesiale nel coltivare l’Europa come spazio di pace". Il bisogno di "lavorare su un’adeguata opera di formazione culturale" è stato ribadito dal presidente di Azione Cattolica Franco Miano: "Come laici – ha concluso – dobbiamo dare un contributo alla dimensione spirituale dell’Europa".