CARDINALE BAGNASCO

L’uomo prima dell’economia

A Genova riflessione su ”Chiesa e democrazia”. Interventi di D’Agostino e Franco

“Se la Chiesa continua ad insistere sui principi indisponibili è perché l’economia non strumentalizzi l’uomo, perché l’uomo sia prima e al di sopra dell’economia, perché siamo convinti che una certa visione che vorrebbe annullare, ridefinire i principi indisponibili, i valori fondamentali dell’umano, sia dovuta a interessi molto economici”. Ad affermarlo, l’arcivescovo di Genova e presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, intervenendo stamani al convegno "Chiesa e democrazia, il dibattito sui principi indisponibili in Italia e in Europa" che si è svolto presso la sala del Consiglio della Provincia di Genova, organizzato dalla sezione genovese dell’Unione giuristi cattolici italiani e dal Forum ligure delle associazioni familiari.

Qualcuno vuol ridefinire la grammatica dell’umano. “Forse, per la prima volta nella storia della cultura occidentale – ha detto il cardinale – i fondamentali dell’umano, l’alfabeto dell’umano, le categorie fondative dell’uomo, non sono più chiare per tutti e tutto sembra che debba essere ridefinito, che si debba ridefinire la grammatica dell’umano. Come a dire – ha esclamato: ‘Siamo tornati all’asilo!'”. Di fronte a questo mutamento culturale, ha detto ancora il cardinale, “la Chiesa cattolica, le confessioni cristiane, si trovano impreparate”. Infatti, “fino a ieri, queste realtà fondamentali – vita, famiglia, matrimonio, coppia, morte, amore, libertà – erano sostanzialmente appartenenti, con lo stesso significato, al patrimonio generale del sentire comune”. Invece “oggi questo è cambiato, e la sfida del mondo cristiano nel suo insieme, e della Chiesa cattolica, è di imparare ad argomentare, dimostrare le evidenze, ciò che fino a ieri era evidenza”. Anche se, ha concluso, “dover dimostrare le evidenze è tutt’altro che facile”.

Chiesa, riflesso della Verità di Dio. Il cardinale ha poi ricordato che i cristiani sono “lievito e sale perché siamo dentro alla storia”. “Dobbiamo portare Dio nella storia, continuare la missione di Cristo e rendere visibile la presenza e la vicinanza di Dio all’uomo e duemila anni di storia lo testimoniano nonostante limiti e ombre”. “Nessuno può negare – ha detto ancora il cardinale – che la Chiesa ha condiviso speranza, gioie e dolori dell’umanità, ed è stata, e lo è tuttora, il buon samaritano della storia che cura le ferite dell’uomo”. Ma i cristiani, ha proseguito l’arcivescovo, sono anche “luce del mondo e città sul monte”. “La comunità cristiana – ha spiegato – deve essere visibile, mantenere la visibilità, non per esibizionismo, voglia di primeggiare o per ingerenze, ma per riflettere – come la luna riflette la luce del sole – Cristo che è luce di verità”.

Ritornare al diritto naturale. In precedenza, Francesco D’Agostino, docente all’Università di Tor Vergata e presidente dell’Unione giuristi cattolici italiani, aveva incentrato la propria relazione sulla natura e sull’origine dei diritti umani spiegando che la questione di fondo è la risposta alla domanda: “Chi determina i diritti fondamentali dell’uomo?”. “I diritti umani autentici – ha domandato – precedono qualsiasi forma di autorità politica, oppure i diritti umani non esistono e lo Stato può definire i diritti che vuole?”. Per D’Agostino “i diritti o sono naturali o non sono perché non possiamo cancellare o negare la natura”. Al contrario, nella cultura occidentale contemporanea si sta facendo strada il “tecnomorfismo”, ossia “la pretesa di poter dare all’uomo qualunque forma attraverso le sue capacità tecnologiche”. In questa visione, “l’unica ragione di illiceità è quella di tipo economico per cui è bene tutto quello che fa guadagnare e male il contrario”. “La crisi antropologica che stiamo attraversando – ha aggiunto – deriva dall’esaltazione del principio solipsistico dell’autodeterminazione – per cui posso fare di me ciò che voglio – unitamente alla critica dell’idea di natura e di diritto naturale”.

Crisi della democrazia. Di “crisi della democrazia” ha parlato invece Massimo Franco, notista politico ed editorialista del Corriere della Sera. “Prima – ha affermato – si parlava di dittatura delle maggioranze. Oggi – ha domandato – come si può definire la democrazia se, come avvenuto in Siciliarecentemente, il 52,7% della popolazione non è andato a votare?”. In questo contesto, ha spiegato ancora Franco, “è cambiata la percezione della Chiesa”. “Crollato il muro di Berlino, la Chiesa non è più un baluardo contro il comunismo e il marxismo. La Chiesa ha perso il suo primato esclusivo allo stesso modo in cui gli Usa hanno perso la supremazia militare”. Anche se, ha sottolineato “il secolarismo è diverso ma non meno pericoloso del marxismo”. A livello sociale e politico, inoltre, “gli Stati non hanno più il monopolio del potere perché i veri processi decisionali avvengono su basi sovranazionali, sono presi da attori non statali, sono entità che a volte agiscono a prescindere dall’interesse delle nazioni”.

Adriano Torti