UNIONE EUROPEA

Bilancio, strada in salita

Dopo il summit si aprono i negoziati con l’Europarlamento per il Qfp

Le conclusioni del Consiglio europeo del 7 e 8 febbraio sul Quadro finanziario pluriennale non possono essere considerate un approdo, ma semmai un punto di partenza per definire il bilancio 2014-2020. Infatti, al di là dell’accordo raggiunto tra i 28 capi di Stato e di governo dell’Unione (Croazia compresa, visto l’ingresso nella “casa comune” del prossimo luglio), si passa ora alle fasi di negoziato con l’Europarlamento, istituzione che condivide con il Consiglio il potere di bilancio a livello comunitario. E, viste le prime reazioni, non farà facile far quadrare i conti.

Dati contrastanti. I risultati del summit sono noti. Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio europeo, ha parlato di “bilancio equilibrato e orientato alla crescita”. Anche la maggior parte dei leader Ue, lasciando alla spicciolata la riunione di Bruxelles, si diceva moderatamente soddisfatta. “Un buon compromesso” era la dichiarazione più gettonata. Anche se in qualche caso, e talvolta per motivi differenti, si registravano parole ben più entusiastiche, ad esempio da parte del britannico Cameron, dell’olandese Rutte, del polacco Tusk, del francese Hollande. Sorrisi compassati per la tedesca Merkel, l’italiano Monti, lo spagnolo Rajoy. Sguardo piuttosto preoccupato, invece, da parte del presidente della Commissione Barroso. La maratona sul budget si chiude con 960 miliardi in 7 anni per gli “impegni”, 908 per i pagamenti (ovvero il denaro effettivamente a disposizione per investimenti e progetti). Di fatto si tratta di un arretramento sensibile rispetto al Qfp 2007-2013, benché l’Europa sia nel frattempo cresciuta, con 3 Paesi in più, maggiore popolazione, ulteriori nuove competenze. Si possono constatare ridimensionamenti – rispetto alla bozza di bilancio della Commissione – sui fondi per crescita, innovazione, sicurezza e coesione. Meno soldi anche per le infrastrutture (ad esempio il capitolo Connecting Europe) e per il Servizio di azione esterna. Confermati i finanziamenti per la politica agricola e il nuovo fondo per favorire l’occupazione giovanile nelle regioni in cui il dato è superiore al 25%: lo stanziamento è, in questo caso, pari a 6 miliardi.

I diversi capitoli. “La Commissione avrebbe preferito un risultato più vicino alla sua proposta iniziale, ben più ambiziosa del risultato” del summit. “Ma devo riconoscere che l’accordo politico” della scorsa settimana “è stato il più alto livello di accordo possibile che i Capi di Stato e di governo potevano raggiungere all’unanimità”. José Manuel Barroso commenta affidandosi all’arte diplomatica. “I livelli di budget definiti sono inferiori a quanto la Commissione ritiene auspicabile alla luce delle sfide di promuovere la crescita e l’occupazione in tutta l’Unione nei prossimi anni. Del resto nel corso del dibattito, ho sottolineato che questo accordo politico avvia un processo. Il passo successivo è quello di ottenere il consenso del Parlamento europeo”. Il capo dell’Esecutivo, che poi materialmente sarà chiamato a gestire di anno in anno i conti dell’Ue, trova persino degli elementi positivi nel compromesso tra leader: “In alcuni settori saremo in grado di investire maggiormente rispetto al passato. Questo è vero per la ricerca e l’innovazione” (programma Horizon 2020)”, per “Erasmus per tutti”; “avremo anche un programma dedicato alle piccole e medie imprese”. Barroso si sofferma poi sulla “Iniziativa per l’occupazione giovanile”, forse l’unica vera novità del Qfp. “Si tratta di un impegno ad agire a livello comune sulla principale sfida politica e sociale di oggi, quella di far accedere i giovani al mondo del lavoro”. “Sono anche molto contento che è stato possibile mantenere il programma di aiuti per le persone più bisognose”, anche se, Barroso omette di ricordarlo, i fondi sono stati ridotti da 2,5 a 2,1 miliardi in sette anni. Resta invece relativamente sostanzioso il finanziamento per cooperazione allo sviluppo e aiuti umanitari verso i Paesi terzi.

Il primo stop. “Il Parlamento europeo non può accettare l’accordo raggiunto in sede di Consiglio Ue”. La prima, autorevole, bocciatura del Quadro finanziario pluriennale, è giunta però a pochi minuti dalla chiusura del Consiglio europeo. I capigruppo dei quattro maggiori partiti presenti all’Euroassemblea (il popolare Joseph Daul, il socialista democratico Hannes Swoboda, il liberale Guy Verhofstadt e i verdi Rebecca Harms e Daniel Cohn-Bendit) respingono la proposta maturata al palazzo Justus Lipsius. “La priorità sottesa alle scelte del Parlamento europeo è l’ambizione di promuovere la crescita e gli investimenti nell’Ue, per fare in modo che l’Europa esca dalla crisi”. Questo accordo, invece, secondo i quattro capigruppo, “non rafforzerà la competitività dell’economia” comunitaria. “Anzi, la indebolirà. E non è nell’interesse dei cittadini”. I gruppi politici annunciano un braccio di ferro. “Gli scarti che si constatano fra impegni e pagamenti non faranno che riportare” i problemi di deficit strutturale più avanti nel tempo. Inoltre dal Parlamento si segnalano quattro punti chiave sui quali avere risposte differenti da quelle emerse: la flessibilità delle voci di bilancio, la clausola di revisione, la ricerca di “risorse proprie” per il bilancio Ue, “infine, non possiamo accettare un budget fondato su priorità del passato”.