EUROPA

Il compito della pace

Francia e Germania 50 anni dopo il Trattato dell’Eliseo

“La pace è un compito che permane e deve essere adempiuto sempre nuovamente”. Questo il monito contenuto nel Messaggio che Benedetto XVI ha inviato ai partecipanti all’incontro “Cinquant’anni di amicizia franco-tedesca al servizio dell’Europa: l’Unione europea, un modello per altre riconciliazioni?” promosso il 7 febbraio alla Pontificia Università Gregoriana dalle ambasciate di Francia e Repubblica federale di Germania presso la Santa Sede, in occasione del cinquantesimo anniversario del Trattato dell’Eliseo. L’accordo, firmato il 22 gennaio 1963 dal generale francese Charles de Gaulle e dal cancelliere tedesco Konrad Adenauer, ha suggellato la riconciliazione franco-tedesca dopo un secolo di scontri e sanguinose guerre.

Legge morale e valori del Vangelo. Nel suo Messaggio, a firma del cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone e letto dall’arcivescovo Dominique Mamberti, segretario per i rapporti con gli Stati, Benedetto XVI ha richiamato alla memoria “l’impegno personale dei padri del Trattato”, tra cui “la partecipazione alla messa di riconciliazione nella cattedrale di Reims”, e il rilievo da questi dato al fatto che “la politica si basa su principi che non può darsi da se stessa”. La legge morale naturale inscritta “nel cuore dell’uomo” e “i valori e i diritti umani plasmati dal Vangelo” costituiscono infatti “il fondamento” di una politica “al servizio della giustizia e della pace” e del “progresso dell’intera famiglia umana”. La pace “non è solo tranquilla assenza di conflitto ma impegno quotidiano che si costruisce nel cuore di ciascuno”; in tale cornice “l’amicizia franco-tedesca supera se stessa e deve adoperarsi per la costruzione della pace in Europa e nel mondo”, aveva detto padre François-Xavier Dumortier, rettore della Gregoriana, aprendo l’incontro.

Formazione dei giovani. “L’architettura dell’Ue non sarebbe pensabile senza il ‘sogno’ dei suoi padri – Schuman, Adenauer e De Gasperi – e senza le radici cristiane che hanno contribuito al suo progetto”, ha osservato Annegret Kramp-Karrenbauer, ministro presidente del Saarland e incaricata delle relazioni culturali franco-tedesche. Il “filo rosso” che percorre il Trattato dell’Eliseo, “base della cooperazione franco-tedesca” mostra, secondo Karrenbauer, “quali siano i settori da privilegiare per promuovere un’Europa comune che rimanga progetto di pace: non solo sicurezza e difesa, ma anche formazione e istruzione dei giovani attraverso lo scambio e l’acquisizione di competenze linguistiche, e la conoscenza e comprensione reciproca”. Perché proprio alcune frange di giovani preoccupano il ministro tedesco: quelli su cui sembrano fare presa “i nazionalismi e gli estremismi radicali emergenti ai diversi livelli nazionali”. Di qui il bisogno di un’analisi approfondita delle cause e di una riflessione comune sulle risposte da dare. AI giovani “non possiamo continuare a trasmettere il messaggio: non possiamo utilizzarvi, non c’è lavoro per voi”.

Quale Europa? “Essere sicuri che l’Europa che stiamo costruendo sia proprio quella che vogliono i cittadini” è uno degli impegni che Francia e Germania, ma anche gli altri Paesi Ue, devono assumere di fronte all’odierna necessità di “una nuova visione per l’Europa”. Lo ha detto Michel Barnier, commissario europeo per il Mercato interno e i servizi finanziari. “Dove vogliamo essere portati dal progetto europeo nel 2020 o nel 2030? Come affermarlo di fronte ad un mondo più instabile e più complesso?”, si è chiesto. Esortando l’Ue a vigilare sui risultati dei processi di riconciliazione avvenuti al suo interno, il commissario ha invitato ad una riflessione sul genere di unione economica “che vogliamo costruire”, alla luce dei “limiti di un’integrazione limitata alla disciplina economica e di bilancio” svelati dalla crisi, e sulla “strategia industriale” da costruire. “Siamo pronti – si è chiesto inoltre – a creare un vero e proprio strumento diplomatico comune e a dotarci di un sistema di difesa meno nazionale e più europeo?”. Queste, secondo Barnier, le domande cui francesi e tedeschi devono fornire risposta nei prossimi mesi. In tale prospettiva, “lungi dall’essere nostalgica”, la celebrazione della riconciliazione suggellata 50 anni fa “appare legata in modo risoluto al futuro”. Oggi che “è necessaria una nuova visione per l’Europa, è nostra responsabilità – ha concluso – garantire che questa riconciliazione rimanga indispensabile senza essere escludente, coinvolgente senza essere direttiva, sincera pur mantenendo una parte di utopia”. Per l’ambasciatore tedesco Reinhard Schweppe, l’Ue è anzitutto “una comunità di valori”. Per questo, di fronte all’odierna crisi, “le nostre radici cristiane, la nostra esperienza storica e la nostra comprensione degli eventi politici” devono condurre a soluzioni giuste e accettabili per tutti gli Stati membri”. Dall’ambasciatore francese Bruno Joubert l’invito ad “assumere il metodo della riconciliazione”, con la volontà e la visione che lo ispirano, come via per l’integrazione europea.