STATI UNITI
Nel discorso dell’Unione Obama traccia un’ambiziosa agenda di governo che punta sui ceti medi per rimettere in moto l’economia. Stop alle armi e riforma dell’immigrazione
Con il discorso sullo Stato dell’Unione di ieri notte davanti al Congresso, Barack Obama ha smesso i panni del presidente bipartisan per vestire quelli del democratico che torna alle origini, deciso nei primi mesi del suo secondo mandato a realizzare alcune riforme che la base del suo elettorato attende da quattro anni. A partire dalla volontà di innalzare il salario minimo. Nel discorso anche scuola, ambiente, sicurezza, politica estera.
Mano pubblica. Rinfrancato da un’economia in ripresa, il presidente statunitense Obama ha delineato una strategia di riduzione del debito che non solo riduce la spesa pubblica, ma al contempo aumenta le entrate tassando i più ricchi. Questo per consentire gli investimenti del governo a favore della classe media, per esempio nel campo dell’istruzione: scuola materna per tutti i bambini americani e istituti superiori più competitivi, tecnologici e collegati al mondo del lavoro. Ma pure investimenti nel campo dell’energia pulita, sul terreno delle infrastrutture e per cogliere l’opportunità di una nuova rivoluzione manifatturiera.
Gun safety. Il presidente ha parlato di altri capitoli della sua agenda, invocando soprattutto nuove norme per limitare il possesso di armi d’assalto, in quello che è stato il momento emotivamente più toccante del suo discorso di fronte al Congresso e a tutta la nazione: "Le famiglie di Newtown meritano un voto, le famiglie di Aurora meritano un voto, le famiglie di Oak Creek, e Tucson, e Blacksburg, e le innumerevoli altre comunità che sono state dilaniate dalla violenza provocata da armi da fuoco meritano un voto", ha detto Obama ricordando i parenti delle vittime di alcune recenti stragi. Senza entrare nello specifico, il presidente Usa ha sottolineato la necessità urgente di approvare misure più restrittive sul possesso di armi. Certo, l’impresa è stata tentata in passato, con scarsi risultati. La lobby delle armi, la Nra, è fortissima: raccoglie consensi non solo tra i repubblicani ma anche tra molti democratici. Il fatto però che Obama abbia confermato il suo forte impegno per una maggiore sicurezza in tema di armi (gun safety) davanti ai familiari delle vittime di queste sconcertanti tragedie mette all’angolo proprio i repubblicani e i democratici pro-armi. Nessuno ama essere additato all’opinione pubblica come insensibile alle richieste di famiglie come quelle di Newtown.
Priorità immigrazione. Certamente, però, è la riforma del sistema di immigrazione quella al centro della lista di priorità del presidente. Barack Obama vuole una legge onnicomprensiva, che delinei un cammino verso la cittadinanza americana per gran parte degli 11 milioni di immigrati illegali sparsi per i 50 Stati dell’Unione. Molti altri i temi trattati dal presidente, tra cui il ritiro imminente di 34mila uomini dall’Afghanistan e quello completo entro il 2014, un rinnovato impegno per combattere attacchi cibernetici e persino una nuova spinta verso la lotta al cambiamento climatico. Con o senza l’appoggio del Congresso.
Organizing for Action. Gli obiettivi messi sul tappeto da Obama nel suo discorso sullo stato dell’Unione sono ambiziosi, e il tempo di cui dispone per portare a casa qualche risultato è breve: su per giù 18 mesi. Poi si entra nella fase in cui il presidente diviene "un’anatra zoppa" per dirla in politichese americano, perché ci saranno le elezioni di medio termine e di solito il partito che è alla Casa Bianca perde seggi. Di cruciale importanza per Obama al fine di centrare questi obiettivi sarà "Organizing for Action", un’associazione nata dalle macchine elettorali del 2008 e nel 2012 che vuole mobilitare l’elettorato democratico a sostegno delle proposte di legge di Obama per tenere il Congresso con il fiato sul collo. Insomma, se il database del partito democratico americano – quei 20 milioni di contatti di cui la macchina elettorale di Obama sa tutto o quasi – è stato l’asso nella manica dell’entourage di Chicago per sbaragliare il partito repubblicano nella scorsa tornata elettorale, lo stesso capitale di dati potrebbe fare la differenza per esercitare sul Congresso la pressione necessaria affinché esca dal pantano degli interessi di contrada e approvi almeno alcune delle misure più di buon senso avanzate dal governo.
Replica repubblicana. Al discorso del presidente ieri sera è subito seguita la replica repubblicana, affidata quest’anno all’astro nascente del partito, il senatore della Florida, Marco Rubio, il cubano-americano spesso soprannominato l’Obama ispanico. Il quale con tutta probabilità sarà candidato alla corsa elettorale nel 2016. Rubio, che non ha sfoderato una performance all’altezza delle aspettative, ha attaccato Obama per buona parte del suo intervento. In particolare gli ha rimproverato di non aver capito il ruolo (limitato) del governo federale, e di voler riproporre politiche stataliste fallite in passato in altri Paesi, proprio quelli dai quali sono fuggiti dalla disperazione immigrati come i suoi genitori.
a cura di Damiano Beltrami (Washington)