RELAZIONI INTERNAZIONALI
Le due sponde dell’Atlantico verso negoziati per rafforzare scambi e investimenti
Far convergere ulteriormente i sistemi economici europeo e statunitense "nell’interesse reciproco", "per superare la crisi e creare lavoro". Il 13 febbraio, con una nota firmata a sei mani, i presidenti Barack Obama (Usa), Herman Van Rompuy (Consiglio Ue) e José Manuel Barroso (Commissione Ue), hanno annunciato la volontà di aprire i negoziati per una "partnership transatlantica" rafforzata nel campo del commercio, della produzione industriale e agricola, degli investimenti, dei servizi. L’arco di tempo necessario potrebbe essere di un paio d’anni. E mentre si lancia lo sguardo verso gli States, la Commissione europea cerca nuove regole per il funzionamento del mercato interno e una migliore protezione per i consumatori dell’Unione.
Prospettive comuni. Al grande accordo di libero scambio transatlantico aveva fatto cenno lo stesso Obama a Washington nel discorso sullo stato dell’Unione del 12 febbraio. A poche ore di distanza gli ha fatto eco, da Bruxelles, José Manuel Barroso: "Le nostre economie hanno bisogno di questo accordo per superare la crisi, per creare occupazione". Operativamente la Commissione deve ora ottenere un mandato per i negoziati da parte degli Stati membri dell’Ue (probabilmente entro il primo semestre di quest’anno); quindi le trattative potranno svilupparsi sul versante delle regole, dell’abbattimento delle tariffe, della circolazione dei prodotti agroalimentari e delle industrie manifatturiere, dei capitali. "Non mancheranno gli ostacoli", sottolinea Barroso, ma "si tratta di rafforzare la zona di libero scambio più grande del mondo, con due economie simili" e già profondamente interconnesse. Lo "stimolo all’economia Ue" proveniente da questo accordo "sarebbe di circa lo 0,5% del Pil europeo" l’anno; aiuterebbe inoltre a superare i "tentativi protezionistici" che ancora sono presenti in alcuni settori produttivi. Perché queste trattative dovrebbero registrare proprio ora una accelerazione, visto che in passato altri tentativi sono naufragati? Barroso risponde: "Sulle due sponde dell’Atlantico abbiamo affrontato la crisi, e ugualmente abbiamo bisogno di crescita. Inoltre ci accomunano difficoltà di bilancio pubblico. Il commercio è il modo più semplice, e senza costi, per rilanciare le economie, gli scambi, le attività produttive", e quindi "gli investimenti, i servizi, il mercato del lavoro". Potrebbe essere "un accordo win-win", aggiunge il capo dell’Esecutivo, in cui tutti traggono benefici.
Negoziati complessi. Il commissario al commercio, Karel De Gucht, azzarda una previsione temporale circa il partenariato transatlantico: "Sarebbe importante chiudere presto questo accordo, magari entro il mandato della Commissione", ossia la metà del 2014, per divenire operativo forse dall’inizio del 2015. Il commissario belga snocciola una serie di dati: "Gli scambi Ue-Usa ammontano a 2 miliardi al giorno"; eppure le barriere tariffarie, legislative e burocratiche "pesano per il 10-20% dei rapporti commerciali, e sono un costo netto per i consumatori. Per tale ragione occorre superare il sistema tariffario in vigore", mantenendo dazi solo se necessario e nei campi in cui ciò si rivelasse utile per entrambe le economie. Di certo si è dinanzi a "un accordo complesso", perché riguarda la specificità di ogni settore produttivo e gli interessi di diversi Paesi: basti pensare – lo ricorda De Gucht – alle differenze nei settori dell’auto, dell’aeronautica, dell’agricoltura, delle materie prime e dei prodotti intermedi.
Mercato interno. "Aumentare la sicurezza dei prodotti di consumo che circolano nel mercato unico" e "potenziare la vigilanza del mercato per tutti i prodotti non alimentari, compresi quelli importati da Paesi terzi". Sono i due principali compiti che la Commissione intravvede per le nuove norme avanzate lo stesso 13 febbraio per la sicurezza del mercato Ue. "Questa iniziativa contribuirà a rafforzare la protezione dei consumatori e a creare condizioni di parità per le imprese – sottolinea l’Esecutivo Ue -. I prodotti non sicuri non dovrebbero raggiungere i consumatori e grazie a una identificazione e a una tracciabilità migliori sarà possibile ritirarli rapidamente dal mercato". La due relative proposte legislative passano ora per competenza a Consiglio e Parlamento europeo e, se adottate nei tempi previsti, potrebbero essere in vigore dal 2015. A integrare le direttive, interverrebbe anche un "piano pluriennale per la vigilanza del mercato", formato da 20 azioni "concrete da realizzare entro il 2015 per migliorare la vigilanza del mercato nel quadro normativo attuale e fino all’entrata in vigore delle future norme". Su questo argomento, Tonio Borg, maltese, commissario per la salute e la politica dei consumatori, dichiara: "I consumatori si aspettano che i prodotti sul mercato europeo siano sicuri. Le imprese si attendono di operare in condizioni di parità. Le autorità devono disporre di strumenti appropriati per operare in modo efficiente ed efficace". Il pacchetto di proposte adottato dalla Commissione mira quindi "a soddisfare queste aspettative e siamo convinti che i consumatori, le imprese e le autorità nazionali trarranno grandi benefici da norme chiare e coerenti in tutto il mercato unico".