SPAGNA

Nelle reti per fare comunità

Comunicazione e annuncio del Vangelo oggi

"La comunicazione della fede nell’orizzonte della nuova evangelizzazione". È il tema dell’Assemblea dei delegati diocesani, organizzata dal 18 al 20 febbraio a Madrid dalla Commissione episcopale dei mezzi di comunicazione sociale (Cemcs) della Conferenza episcopale spagnola (Cee). In questa occasione la Commissione episcopale accoglie l’invito del Papa riguardante la trasmissione della fede e la nuova evangelizzazione nell’ambito delle comunicazioni sociali. A José Gabriel Vera, direttore del Segretariato dei mezzi di comunicazione della Cee, Gigliola Alfaro, per Sir Europa, ha posto alcune domande sul tema scelto per l’incontro.

Qual è il ruolo della comunicazione della fede nell’orizzonte della nuova evangelizzazione?
"La comunicazione della fede è essenziale nell’evangelizzazione. Lo è stata dall’inizio, tanto che la Chiesa comincia la sua evangelizzazione con un mandato di comunicazione: ‘Andate in tutto il mondo e annunciate il Vangelo’. La Chiesa continua la missione di Gesù Cristo di annunciare e celebrare la salvezza. La comunicazione riguarda in modo essenziale la prima parte di questa missione – l’annuncio – e in maniera importante la seconda, perché anche la celebrazione deve essere comunicata. Nell’ambito della nuova evangelizzazione s’invita a un nuovo sforzo di comunicazione della fede, con un nuovo ardore, nuovi metodi e mezzi, introducendo il Vangelo nel nuovo mondo comunicativo – diciamo il mare digitale – che stanno aprendo le reti sociali".

Che ruolo rivestono gli operatori della comunicazione sociale nella trasmissione della fede?
"La loro missione è essenziale perché rendono possibile un effetto moltiplicatore della comunicazione ordinaria. L’annuncio della salvezza di Gesù Cristo ha una migliore risorsa nei mezzi di comunicazione che conducono prima, di più e meglio ai suoi destinatari, che sono tutti gli uomini di tutti i tempi. Oltre all’effetto moltiplicatore, i media sono vicini alle persone e creano comunità. La Chiesa oggi è molto più vicina ai cristiani lontani: la sua parola giunge in ogni casa, a ogni popolo, a ogni comunità lontana, attraverso la radio, la televisione, le sue migliaia di pubblicazioni e, più di recente, attraverso Internet. Di fatto, Internet sta creando nuove comunità internazionali di cristiani uniti dalla rete per la preghiera, la formazione, la conoscenza della Parola di Dio e del Catechismo della Chiesa. Infine, quando sono bene utilizzati, i mezzi creano la possibilità affinché si produca l’evangelizzazione. Cioè, rendono possibile l’educazione, facilitano la giustizia sociale, rendono stabili le società e perciò si creano ambiti nei quali il seme evangelico può attecchire e crescere, dando frutti abbondanti".

Come i mezzi di comunicazione sociale possono contribuire alla missione evangelizzatrice?
"Gli ultimi messaggi di Benedetto XVI per le Giornate mondiali delle comunicazioni sociali rimarcano l’importanza di Internet e delle reti sociali nell’evangelizzazione. In questo senso si deve considerare che questi mezzi favoriscono la diffusione del Vangelo a livelli sconosciuti finora. La catechesi, le omelie, la Parola di Dio, qualsiasi annuncio del kerygma cristiano ha un suo spazio nella rete. È vero che c’è anche un limite: le persone hanno bisogno dell’incontro personale per arrivare a Dio. Perciò, le reti sociali che formano comunità devono anche invitare a partecipare nelle comunità reali, nelle parrocchie, nei movimenti della Chiesa. Perché solo in parrocchia, o nella piccola comunità cristiana, si celebra l’Eucaristia. Solo lì si può ricevere il perdono di Dio o rendere manifesto l’amore umano benedetto da Dio nel matrimonio. Qualsiasi celebrazione cristiana, anche se può essere trasmessa attraverso le nuove tecnologie, esige la presenza reale con una comunità reale che ci conduce al Cristo reale, presente nell’Eucaristia".

Qual è la sua esperienza di evangelizzazione nei media in Spagna?
"Per dieci anni che sono stato direttore del settimanale diocesano ‘La Verità’, della diocesi di Pamplona, in cui ho lavorato insieme con la Delegazione dei mezzi di comunicazione. Questo settimanale, con più di 80 anni di storia, ha ricevuto il riconoscimento della Conferenza episcopale nel 2007. Ho partecipato alla creazione di un progetto di televisione locale, di proprietà della Chiesa, inserita in una rete di emittenti televisive cattoliche, che, in dieci anni, con un progetto generalista cattolico, ha offerto a tutta la popolazione l’attualità dal punto di vista della vita cristiana. Nell’ambito di questo progetto televisivo ho presentato per un anno il programma ‘A Fondo’, per la spiegazione del Catechismo della Chiesa cattolica in 155 puntate. Ora lavoro come direttore del Segretariato dei mezzi di comunicazione della Conferenza episcopale. In tal modo cerchiamo di essere a servizio di tutti i comunicatori che sono incaricati di coprire l’informazione sulla Chiesa e anche di tutte le persone che nella Chiesa si dedicano alla comunicazione".