PUGLIA

Conciliare lavoro e cura

Buoni destinati ai servizi per bambini, anziani e disabili

La regione Puglia ha promosso due bandi per i “Buoni servizio di conciliazione”, contributi economici per sostenere l’onere della compartecipazione delle rette a carico delle famiglie per asili nido e centri diurni, inseriti in un apposito catalogo, e altri servizi per bambini, anziani e disabili. Tra gli obiettivi dei “Buoni”, la conciliazione dei tempi di lavoro e di cura. Le famiglie che vogliono accedervi devono avere, infatti, almeno uno dei genitori occupato o uno dei familiari conviventi che si dichiara “care giver” occupato. Entrambi i bandi sono “a sportello” e hanno una dotazione finanziaria complessiva (Fondi regionali più europei) di oltre 35 milioni euro. Il bando per l’infanzia è stato pubblicato il 15 gennaio; quello per le non autosufficienze è previsto per il prossimo 1° marzo. In Puglia sono oltre 757 mila gli anziani, 210 mila le persone disabili, circa 740 mila i bambini da 0 a 17 anni.Primo passo. “Un giudizio positivo per il coraggio d’intraprendere un processo di riforma del sistema di welfare nella direzione del potenziamento del ruolo di chi domanda – dotandolo di un ‘buono’ -, permettendogli di scegliere il soggetto che offre i servizi”. È l’opinione di Gianluca Budano, responsabile Welfare e Programma delle Acli nazionali e portavoce del Forum terzo settore di Puglia. “Questo processo di ‘voucherizzazione’ dà però per buono il fatto che chi sceglie è il miglior giudice del mercato”, ma questo “non è un fatto scontato”; infatti, “si pone in materia di servizi socio-sanitari-educativi un problema di orientamento dei cittadini verso i migliori soggetti e servizi”. “Non basta un catalogo o un accreditamento per avere queste garanzie”, ma è necessario coinvolgere “il terzo settore come soggetto di rappresentanza e non mero erogatore di prestazioni”. I patronati, inoltre, “già finanziati dallo Stato, potrebbero svolgere gratuitamente questo compito e ridefinire così la loro mission”, spiega. “L’Isee è un buon indicatore per dare criteri oggettivi all’interno di un sistema selettivo di welfare, l’unico a oggi offerto dal sistema pubblico” e “tiene già conto del nucleo familiare quale elemento che l’indice finale contiene”. “Potremmo dire però che la regione Puglia poteva aggiungere dei criteri e così avviare un percorso per riformare l’Isee, riforma di cui si parla da tempo senza risultati concreti”, continua. “Io credo, con le Acli, che una riforma del welfare sia una necessità e non più una scelta” e che “imboccare la strada di un nuovo universalismo selettivo, unito a un moderno mutualismo, non sia ipotesi da scartare”. In questo senso, “qualcosa nei due avvisi c’è”. Per Budano occorre potenziare i servizi domiciliari, “in quanto ‘domiciliare’ molto spesso vuol dire fornire cure più appropriate e meno costose, come dimostrano i dati dell’osservatorio nazionale per la salute”.Incontro domanda-offerta. “Il meccanismo dei voucher per servizi è una buona idea perché facilita la conciliazione tra vita familiare e vita lavorativa delle famiglie con carichi di cura, incentivando soprattutto le donne a cercare e conservare il lavoro, e favorisce la domanda per gli asili nido e le infrastrutture sociali che la Regione aveva finanziato”, evidenzia Vincenzo Santandrea, referente per le politiche familiari del Forum delle associazioni familiari di Puglia. Per la gestione di “queste strutture, che sono a tariffa, c’era un problema di domanda da parte dell’utenza, poiché i costi per gestire le strutture sono piuttosto elevati”. Questa iniziativa, inoltre, “sostiene l’occupazione delle strutture”. L’accesso ai buoni-servizio delle famiglie con un reddito Isee fino a 40 mila euro “significa che non si tratta di servizi per le famiglie povere ma per il benessere familiare: è positivo – prosegue – perché in questo caso le politiche familiari risolvono un problema di conciliazione, di benessere di vita, non di povertà”. Il fatto che ogni Comune, accanto all’Isee, possa “inserire ulteriori criteri, tenendo conto delle particolarità territoriali per la formazione delle graduatorie di accesso alle strutture rientranti nel Catalogo, a cui poi è attribuito il contributo regionale, ha due risvolti”. Quello positivo è che “i Comuni conoscono bene le esigenze dei cittadini e quindi potranno inserire criteri adeguati”; quello negativo è che “si possono creare disparità tra cittadini della stessa Regione”. L’iniziativa regionale è “una sperimentazione”. Occorrerà capire per il futuro “se la domanda di questi servizi reggerà solo nell’immediato perché ci sono i contributi, oppure si manterrà anche nel medio-lungo periodo a fronte di una crisi economica che potrebbe mettere in dubbio i finanziamenti regionali”. In sostanza, “se una famiglia decide di mettere al mondo un figlio, questi avrà i servizi garantiti per i prossimi dieci anni?”, si chiede Santandrea. Per anziani e disabili, infine, “occorre aumentare i servizi e le risorse per le prestazioni domiciliari”.a cura di Antonio Rubino(15 febbraio 2013)