VENETO
Una delibera per individuare i territori sui quali non istallare impianti fotovoltaici a terra
È stata approvata il 31 gennaio la delibera n. 5 del 2013 del Consiglio regionale del Veneto in tema di “Individuazione delle aree e dei siti non idonei all’installazione d’impianti fotovoltaici con moduli ubicati a terra” con potenza superiore a 6 Kw. Con questo provvedimento la Regione dà applicazione all’articolo 33 lettera Q del nuovo Statuto regionale, in linea con le finalità indicate dalle “Linee guida per l’autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili” – emanate dal ministero dello Sviluppo economico nel 2010 – che avevano messo le Regioni nelle condizioni di adottare i provvedimenti necessari a tutelare i territori di pregio. Gli impianti solari fotovoltaici, con moduli collocati a terra e di potenza fino a 6 Kw compresi, rientrano nella categoria dell’autoconsumo e sono esclusi dal provvedimento.Dove non si può. La delibera considera come aree non idonee i siti inseriti nella lista Unesco (Venezia e parte della sua laguna, l’Orto Botanico di Padova, le città di Verona e Vicenza, le ville di Palladio, la “core area” delle Dolomiti, i siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino), le zone di particolare interesse paesaggistico ai sensi della Convenzione europea del paesaggio, le quattro zone umide d’importanza internazionale designate ai sensi della Convenzione di Ramsar, la Rete Natura 2000, le aree naturali protette (Parco nazionale Dolomiti bellunesi e i Parchi regionali della Lessinia, del Sile, dei Colli Euganei, delle Dolomiti d’Ampezzo, del Delta del Po) nonché 65 geositi. Sono non idonee anche le aree agricole interessate da produzioni agroalimentari di qualità e le aree a elevata utilizzazione agricola, individuate dal Ptrc (Piano territoriale regionale di coordinamento) adottato dalla delibera di Giunta regionale 372/2009. Tale individuazione persegue la duplice finalità di non rallentare la realizzazione degli impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili, perseguendo nel contempo gli obiettivi di tutela del territorio.Alcune preoccupazioni. “La delibera della Regione Veneto è fondamentale per tutelare il territorio e l’eccellenza delle nostre produzioni agricole, ma è un po’ tardiva”, afferma Mauro Giuriolo, presidente di Coldiretti Rovigo. “Speriamo che sia la conclusione di un percorso durante il quale, soprattutto nella nostra provincia, abbiamo visto multinazionali acquistare terreni a prezzi smisurati per effettuare impianti fotovoltaici di dimensioni enormi. Una piaga sul piano del paesaggio ma anche su quello economico, perché molte imprese hanno chiuso e l’intero indotto ne è stato penalizzato”, evidenzia il presidente della Coldiretti rodigina. “Auspichiamo – continua Giuriolo – che ora si ponga risalto alla priorità che gli impianti fotovoltaici nei terreni agricoli siano solo funzionali all’attività agricola e non alla speculazione. Come Coldiretti, da anni proponiamo un taglio massimo di energia prodotta da impianti a terra non superiore ai 200 Kw, suggerendo impianti a tetto che possono essere un’opportunità per eliminare i tanti materiali in amianto ancora presenti. Se fosse stata fatta la scelta di distribuire la produzione dei megawatt in piccoli impianti, questa avrebbe significato un aiuto importante al reddito delle aziende agricole”. Non solo: “Attendiamo ora l’adozione del Piano energetico regionale che disciplini tutti gli insediamenti energetici, ad esempio i biodigestori alimentati a silomais. Chiediamo che venga salvaguardato soprattutto l’utilizzo del mais per produrre cibo e che questi impianti siano funzionali all’attività zootecnica e usino scarti di lavorazione prodotti in prossimità degli impianti”.Primo passo. “Lo strumento adottato dalla Regione Veneto è positivo, tende a salvaguardare i terreni agricoli e il paesaggio e allo stesso tempo pone attenzione a mantenere il mercato del fotovoltaico”, spiega Matteo Mascia, coordinatore del progetto Etica e politiche ambientali della Fondazione Lanza. “La questione però è: siamo ancora in tempo o la situazione è già stata compromessa, dopo numerosi piani nazionali d’incentivo al settore? Non si può negare che nel Veneto si sia registrato in questi anni un crescente impoverimento del suolo”, evidenzia l’esperto. Per Mascia, la Regione è in ritardo soprattutto sul Piano energetico regionale, un provvedimento – il cui documento preliminare è stato da poco approvato – che dovrebbe programmare tutti gli aspetti della produzione energetica. “L’individuazione dei siti non idonei al fotovoltaico a terra è un primo passo che speriamo sia di auspicio per un documento di programmazione più ampio, che dica lo stato energetico e come la Regione intende gestire gli obiettivi dell’Unione europea 2020, ovvero un più 20% di fonti energetiche rinnovabili e di efficienza energetica e meno 20% di emissioni di Co2. Obiettivi da raggiungere – precisa Mascia – a seguito di una politica attiva, ad esempio con scelte urbanistiche e nel settore dei trasporti, e non grazie a una crisi economica che comporta indubbiamente una riduzione delle emissioni”.a cura di Emanuele Cenghiaro(15 febbraio 2013)