VERSO IL VOTO - 6

Paese da rigenerare

Franco Pasquali (Retinopera): ”Non si può pensare di traghettare l’Italia in una nuova stagione, se non si ricrea un tessuto etico-sociale. I grandi temi etici e sociali – vita, famiglia, educazione, lavoro – costituiscono un amalgama”. Bisogna valutare le diverse proposte di futuro dei partiti. Per tutti l’inderogabile dovere di partecipare con il voto. Guai a mancare l’appuntamento con le riforme nel segno della coesione sociale

Un Paese che ha necessità di ripartire, di proposte di ampio respiro, di nuovo slancio. Un Paese che non può più viaggiare su binari ormai superati. Un Paese che ha bisogno di una nuova coesione sociale e di quel dialogo, venuto meno negli ultimi anni, tra istituzioni, realtà associative e cittadini. È questo il contesto in cui s’inserisce la tornata elettorale del 24 e 25 febbraio. Un appuntamento, questo, che non si esaurisce semplicemente con il voto, ma che deve segnare l’inizio di un nuovo percorso, necessario per la costruzione del futuro. Perché il rinnovamento non resti un semplice proclama, ma diventi davvero un progetto alla base della prossima legislatura. A fotografare in questi termini gli impegni politici, presenti e futuri, è Franco Pasquali, coordinatore di Retinopera, realtà nata nel 2005, che riunisce differenti sigle dell’associazionismo cattolico impegnate soprattutto in ambito sociale. A pochi giorni dalle elezioni, il Sir lo ha intervistato.

Come fotografare il momento presente? Il cardinale Bagnasco ha recentemente parlato di un Paese "stanco di populismi e reticenze"…
"Quello attuale è un momento molto delicato. E non si tratta di un modo formale di fotografare la realtà. La chiamata elettorale, poi, rende questa fase ancor più delicata: siamo in mezzo alla crisi e in una fase di ridiscussione dei modelli di sviluppo. Dinanzi a questa situazione, forse c’è troppa leggerezza in giro: populismi e reticenze – come ha detto il cardinale – non permettono un giusto servizio rispetto a ciò che siamo chiamati a costruire per il bene del Paese. Certo, è anche vero che le campagne elettorali hanno avuto sempre questi toni. Però, tenendo conto del momento presente, ci si sarebbe aspettato qualcosa di più ampio respiro. Perché il quadro complessivo è ben chiaro: c’è un Paese che ha necessità di ripartire, di una proposta rigenerativa. Un Paese che non può più viaggiare su binari ormai superati".

In questo contesto quali possono essere i principali punti all’ordine del giorno della prossima legislatura?
"Qualsiasi agenda deve partire dalla necessità di una nuova coesione sociale, con obiettivi alti e ben chiari. Innanzitutto bisogna dare un respiro nuovo al Paese: devono emergere attenzioni più forti verso i lati deboli della società guardando ai valori fondanti. Su tutti la persona, che va considerata nella sua dignità per creare le basi dello sviluppo futuro. Al riguardo, sono preziosissime le analisi e gli spunti dell’enciclica ‘Caritas in Veritate’ di Benedetto XVI, uno dei documenti più lucidi a nostra disposizione per leggere la crisi e intravedere alcune possibili vie d’uscita. La prossima legislatura deve ripartire dalla persona, considerata nella sua complessità, totalità e dignità. È questa la cifra per trattare i diversi temi all’ordine del giorno: famiglia, lavoro, giovani… Indubbiamente ci sono poi tutti quei punti già indicati prima delle elezioni: una nuova legge elettorale per riavvicinare l’eletto all’elettore, nuovi strumenti per avere più trasparenza nei partiti, drastiche riduzioni dei costi della politica. Un’agenda impegnativa, dunque, che chiede di ricomporre quel dialogo sociale, venuto meno negli ultimi anni, tra istituzioni, realtà associative e cittadini. Solo così si può costruire un’architettura forte per affrontare bene il futuro".

C’è poi tutto il capitolo delle riforme strutturali…
"Che vanno affrontate con due criteri-guida: la testimonianza e la generosità. Innanzitutto, la testimonianza, da cui non si può prescindere come metodo. Gli attori politici, ma non solo, devono essere testimoni credibili, che vivono sulla propria pelle le proposte che fanno. Il nostro Paese ha potenzialità incredibili, che possono essere rilanciate in una chiave rinnovata, sostenibile, qualitativamente alta, da persone autorevoli e credibili. L’altro criterio è la generosità: questa va messa nel capitolo dei diritti e dei doveri. Si può vincere la crisi e creare sviluppo non solo riattivando la macchina pubblica in modo più qualificato, ma anche e soprattutto avendo più generosità. Pensiamo, ad esempio, al mondo delle imprese: non può non essere generoso per mettere in moto le occasioni di lavoro. Questo è un discorso che vale anche per le altre riforme: dal consolidamento fiscale alle liberalizzazioni, dalla semplificazione alla reindustrializzazione, solo per citarne alcune. Si tratta di creare un clima nuovo, che ogni corpo della società deve sentire e fare proprio. Un clima che, in fondo, ci è sempre appartenuto".

Per ricreare questo clima quanto è importante la riforma della legge elettorale?
"È un elemento imprescindibile. I populismi, denunciati dal cardinale Bagnasco, sono anche figli di regole che non responsabilizzano l’eletto e l’elettore. È molto importante che l’elettore abbia la capacità di riconoscere l’eletto e viceversa. Si tratta di una responsabilità che, in modo sussidiario, deve emergere in tutto il Paese".

Quelle elencate sono realtà su cui intervenire con concretezza, ma con la consapevolezza di principi e valori di riferimento. Al riguardo, diventa sempre più chiaro ciò che costantemente il cardinale Bagnasco ha ricordato in queste settimane, ovvero che temi etici e sociali stanno insieme.
"Le grandi sfide sono state superate proprio quando c’è stato un grande afflato etico-sociale. Non si può pensare di traghettare il Paese in una nuova stagione, se non si ricrea un tessuto etico-sociale. C’è bisogno di autorevolezza, di quel sistema di responsabilità diffusa che ormai sembra perso. I grandi temi etici e sociali – vita, famiglia, educazione, lavoro – costituiscono un amalgama. Non si possono leggere gli uni staccati dagli altri. È un quadro complessivo che va letto nella sua interezza. Altrimenti ne risultano delle mancanze che creano deficit nel Paese".

Ripensando a queste settimane di campagna elettorale, ciò che ha unito le diverse proposte politiche è stata la parola "rinnovamento"…
"Il rinnovamento, per essere tale, deve essere proposto – come dicevo prima – da testimoni credibili. Oltre a riguardare gli interpreti della politica, passa soprattutto attraverso impegni di ampio respiro, che tengono conto delle complessità e delle potenzialità del Paese. Molte delle crisi socio-economiche odierne dipendono proprio da questa mancanza. Bisogna pensare e guardare al futuro. Come vogliamo che il nostro Paese si sviluppi? Pensiamo, ad esempio, al tema del digitale e ai nativi digitali. Le nuove generazioni avranno temi, situazioni e parametri completamente diversi dai nostri. Pensiamo anche all’orizzonte europeo con cui siamo sempre più chiamati a confrontarci: come stare in questo contesto? Con quale proposta? E, poi, ci sono i nostri territori, che vanno riattivati come vero strumento di forza sussidiaria. Queste sono solo alcune sfumature che riguardano il rinnovamento. Credo che come Paese siamo predisposti a questo discorso. Ma ciò non basta. Perché il rinnovamento non è un semplice proclama, bisogna volerlo davvero e realizzarlo".

Siamo ormai a pochi giorni dal voto: qual è il suo appello per questo importante appuntamento?
"Andare a votare! Nel recarsi alle urne non bisogna, però, lasciarsi guidare da atteggiamenti di ripicca o dimenticare che con il voto si costruisce il domani del Paese. Per questo è importante leggere in modo chiaro il progetto di futuro che i vari partiti, a seconda delle sensibilità, presentano. Certamente non facciamo un servizio ai nostri figli, se non pensiamo che con il voto si gettano le fondamenta del futuro. Bando, quindi, alle demagogie e ai populismi che rischiano di creare solo difficoltà. Andare a votare è un diritto-dovere fondamentale. Non è una situazione occasionale, ma un percorso necessario per la costruzione di un Paese".