FRANCIA

Chi ha il diritto?

La filosofa Sylviane Agacinski su coppie omosessuali e procreazione medicalmente assistita

Una delle voci più in vista tra gli intellettuali francesi, di matrice laica, è la filosofa francese Sylviane Agacinski, intervenuta più volte nel dibattito sui matrimoni omosessuali che ora si è allargato alla possibilità di accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita. Sarah Numico l’ha intervistata per Sir Europa.

Il dibattito in corso in Francia in queste settimane sul matrimonio omosessuale rimanda, in realtà, alla relazione tra uomo e donna. C’è oggi una novità possibile?
“Ci sono cose che conosciamo già da molto tempo, un progresso regolare anche recente nella nostra società verso l’uguaglianza tra uomini e donne. Rimane però una mentalità arcaica che si esprime attraverso le violenze coniugali e sessuali, la violenza del sistema della prostituzione. Tuttavia si palesa un nuovo ordine, per cui le biotecnologie trasformano la differenza tra i sessi, perché la procreazione scivola lentamente verso una fabbricazione. I genitori intenzionali partecipano accanto all’intervento di donatori, che sono di fatto gli anonimi genitori, i cui materiali biologici sono utilizzati per fabbricare bambini, in un procedimento che taglia completamente la relazione tra ascendenti e discendenti. Questo pone dei problemi: il modo in cui si è arrivati a gestire le tecniche di procreazione assistita fa sì che si deresponsabilizzino e de-personalizzino i genitori, e si impedisca ai bambini, in maniera perfettamente deliberata, di avere accesso alla loro origine umana reale. Ci sono oggi ragazzi che cercano da dove effettivamente vengono; non cercano geni, ma cercano un volto, un’origine, una storia umana, non un biologismo. Penso che i legislatori debbano coraggiosamente confrontarsi e interrogarsi sul domani: quale modo di generare, quale trasparenza per i bambini, quale diritti dei figli, quali responsabilità nei confronti di questi bambini?”.

Come prendere la difesa dei bambini che nasceranno?
“Il problema della democrazia è che il futuro non è rappresentato nelle forze politiche, sindacali. I bambini di domani non vengono ricevuti, non manifestano per le strade, non sono ascoltati. Qui è in gioco la responsabilità di non mettere le generazioni future in situazioni complesse, difficili, estranee, disumane. Bisogna porsi questa domanda e non galoppare a tutta velocità dietro il progresso, per il semplice fatto che una cosa è fattibile ed è richiesta dagli individui”.

Come rispondere a chi, in nome di un desiderio, rivendica un diritto?
“C’è una differenza tra il ‘diritto di’, che è il diritto alla libertà di fare qualcosa senza che ciò venga impedito (dell’uomo, dei cittadini, etc.). Tutti hanno il diritto di far dei bambini. E c’è il ‘diritto a’: è un diritto di credito, per cui la società deve dare i mezzi per fare qualcosa, deve assicurare qualcosa (diritto alla pensione, al lavoro, all’educazione, alla sanità, etc.). Sono due cose molto diverse: la società ha il dovere di darmi dei figli se io non posso? La società mi garantisce l’assistenza in caso di infertilità perché mi aiuta a risolvere il mio problema. Nel caso di una coppia omosessuale non si ha infertilità, perché non c’è nemmeno la possibilità. Quindi non è un problema medico, ma un problema che non esisterebbe se non ci fosse la possibilità tecnica o di adozione (che però è diversa, perché non si nasconde ai figli la loro origine): quindi il diritto di fare figli con la biotecnologia rischia di essere il diritto di imporre ai propri figli l’opacità della loro origine, l’illusione che potrebbero essere nati da genitori dello stesso sesso e l’occultamento del ruolo dell’altro sesso nella loro nascita. È una responsabilità pesante, su cui occorre riflettere. Il problema in realtà non nasce dall’omosessualità ma dal modo in cui abbiamo deciso di utilizzare il sistema di procreazione assistita, nato per le coppie uomo-donna. Poi abbiamo messo a disposizione gameti, madri surrogate, e questi mezzi hanno creato un immaginario possibile per gli omosessuali; non sono loro che hanno deciso che poteva accadere questa cosa. La priorità è lo statuto dei bambini insieme alla ricerca del modo per cui non si crei per tutti il diritto di essere felici facendo figli”.

A chi spetta il compito di tutelare i diritti dei bambini?
“Sono materia di legislazione e quindi dovrà essere il legislatore a farsene carico, alla luce di una discussione di base. Per questo c’è la necessità di riflettere insieme alla ricerca di un’etica comune. Riviviamo oggi la tentazione e la menzogna del serpente di fronte ad Adamo ed Eva, quando promise loro che ‘sarebbero diventati come Dio’ se avessero mangiato la mela. L’idea occidentale della ricerca di una potenza per essere come degli dei è un mito molto forte che passa attraverso la potenza tecnologica. E l’idea che non ci sia un limite a ciò che si può fare è non etica per eccellenza, perché l’etica implica che ci siano cose o esseri che ispirano il rispetto, la necessità di trattenere la potenza. Se invece non si accetta che la potenza debba essere limitata, allora siamo alla barbarie possibile”.