EDITORIALE

Ciò di cui l’Europa ha bisogno

Il pensiero di Benedetto XVI nel 10° anniversario della ”Ecclesia in Europa”

Con sorpresa di tutti, Papa Benedetto XVI annunciava, lo scorso 11 febbraio, la sua libera e ponderata decisione di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, vale a dire al Papato. A sostegno di questa decisione invocava il peso degli anni e la stanchezza fisica, che gli rendono particolarmente penoso il duro compito di guidare la Chiesa nel XXI secolo. Certamente, nessuno se l’aspettava, ma subito dopo l’impressione iniziale e ripercorrendo la traiettoria tanto intellettuale e teologica quanto umana ed ecclesiale di Benedetto XVI, questa decisione trascendentale mostra, oltre a un innegabile amore alla Chiesa, tutti i tratti della coerenza e dell’onestà intellettuale e sacerdotale che l’hanno sempre caratterizzato.
Uno degli ambiti che, col passare degli anni, hanno maggiormente beneficiato della sua riflessione e del suo magistero è stata certamente la realtà dell’Europa, rispetto alla quale egli invitava costantemente a fondare la sua unità sulle comuni radici cristiane e a preservare queste fondamenta come l’elemento imprescindibile della sua coesione interna, che descriveva come un’unione polifonica: “Attualmente, l’Europa deve affrontare questioni complesse di grande importanza come la crescita e lo sviluppo dell’integrazione europea, la definizione sempre più precisa della politica di prossimità in seno all’Unione e il dibattito sul suo modello sociale. Per raggiungere questi obiettivi, sarà importante trarre ispirazione, con fedeltà creativa, dall’eredità cristiana che ha contribuito in modo particolare a forgiare l’identità di questo continente” (Discorso 30 marzo 2006).
In tal modo, fedele a quello che ha costituito il leitmotiv del suo Pontificato, non faceva altro che rivolgere un appello a tenere conto di quell’aspetto essenziale della fede cristiana che è l’affermazione di Dio come realtà fondante di tutto l’ordine creato, nel quale vanno incluse le strutture politiche e sociali che traducono la vita civile in democrazia e pace, come ha dichiarato espressamente nella sua Omelia del 6 novembre 2010 a Santiago de Compostela, domandandosi: “Qual è il contributo specifico e fondamentale della Chiesa a questa Europa, che ha percorso nell’ultimo mezzo secolo un cammino verso nuove configurazioni e progetti? Il suo apporto è centrato in una realtà così semplice e decisiva come questa: che Dio esiste e che è Lui che ci ha dato la vita. Solo Lui è assoluto…”.
Non è nuovo questo fondamento ribadito da Joseph Ratzinger, che sostiene l’inviolabilità della dignità umana e dei principi non negoziabili della difesa della vita umana, della natura del vero matrimonio e della famiglia, così come della libertà religiosa ed educativa. Non si tratta di qualcosa di innovativo, al contrario è stato il messaggio costante della Chiesa, che ha accompagnato con la sua presenza concreta tutta l’antica storia del continente e la novità dell’integrazione europea. Questa insistenza di Benedetto XVI sull’essenziale cristiano come contributo alla costruzione europea viene da lontano, e ha raggiunto una delle sue formulazioni più complete nell’Esortazione apostolica di Papa Giovanni Paolo II “Ecclesia in Europa”, della quale celebreremo quest’anno il decimo anniversario. In quel documento, frutto della II Assemblea speciale del Sinodo per l’Europa e con un esplicito riferimento agli insegnamenti del libro biblico dell’Apocalisse, si legge una positiva e fiduciosa chiamata alla speranza che per i cristiani si trova in Gesù Cristo.
Senza ricusare una lucida analisi delle carenze antropologiche del pensiero debole, che ha imperato in non pochi ambiti del continente europeo, con innegabili conseguenze negative nella visione antropologica della persona e nel deterioramento dei valori autentici della vita sociale e dell’istituzione familiare, “Ecclesia in Europa” propone il Vangelo della Speranza che, partendo dalla conversione, dal riconoscimento dei propri errori, riattivi la dimensione della testimonianza dei cristiani, il che suppone anche un rafforzamento di un corretto lavoro ecumenico, nella nuova Europa che si sta delineando.
Recuperare il valore attualizzato di “Ecclesia in Europa” costituisce oggi un vantaggioso aiuto alla riflessione e alla vita degli uomini e donne d’Europa poiché, come non si è mai stancato di sottolineare Papa Ratzinger, il vero contributo cristiano non consiste in nient’altro che nel recuperare nel nostro continente la stima di Dio: “L’Europa ha bisogno di una dimensione religiosa. Per essere ‘nuova’, analogamente a ciò che viene detto per la ‘città nuova’ dell’Apocalisse (cfr 21, 2), essa deve lasciarsi raggiungere dall’azione di Dio. Perché l’Europa possa essere edificata su solide basi, è necessario far leva sui valori autentici, che hanno il loro fondamento nella legge morale universale, inscritta nel cuore di ogni uomo. ‘Non solo i cristiani possono unirsi a tutti gli uomini di buona volontà per lavorare alla costruzione di questo grande progetto, ma sono anche invitati a esserne in qualche modo l’anima, mostrando il vero senso dell’organizzazione della città terrena’” (n.116).
Soltanto così sarà possibile un’autentica e duratura speranza che vada oltre il semplice e passeggero ottimismo. Offriremmo inoltre un compiuto omaggio ad uno dei più reiterati insegnamenti di Papa Benedetto XVI.