COMECE

Per un’Europa dei valori

Padre Daly, neo segretario generale Comece, si presenta alla stampa internazionale

“La crisi economica sarebbe comunque arrivata, con o senza l’Ue. Ma la crisi non rappresenta il fallimento dell’Europa: semmai, in assenza delle istituzioni comunitarie, avremmo avuto meno strumenti per rispondere” alla recessione. Padre Patrick Daly, irlandese, è il nuovo segretario generale della Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea), in carica dall’inizio di febbraio. Presentandosi il 20 febbraio alla stampa internazionale, Daly ha raccontato il proprio percorso umano e sacerdotale e si è addentrato in alcuni temi dell’attualità continentale.

Un cittadino dell’Europa. Nato a Dublino nel 1951, dopo le scuole secondarie si è formato presso le università di Dublino, Lovanio e Roma in materie storiche e filosofiche. Fra il 1981 e il 1987 Patrick Daly ha lavorato come interprete presso le istituzioni europee a Bruxelles: parla infatti, oltre all’inglese, francese, fiammingo, tedesco e italiano. Quindi è entrato in seminario ed è stato ordinato sacerdote nel 1991 nella diocesi di Birmingham, nel Regno Unito. “Sono stato parroco in una cittadina – racconta – con una significativa presenza di stranieri, soprattutto indiani e pachistani, segnata da una forte disoccupazione. Ho sperimentato un intenso lavoro pastorale ordinario, fra catechesi, battesimi, matrimoni e funerali”. Per un decennio, negli anni ’90, ha però frequentato ancora gli ambienti europei, accompagnando – vista la precedente esperienza acquisita – il proprio vescovo, delegato della conferenza episcopale inglese, nelle riunioni della Comece.

Quale contributo “specifico”? “Il contributo specifico che la Chiesa cattolica è chiamata a offrire all’Europa, come più volte ha ribadito Benedetto XVI, è dire che Dio esiste, è annunciare il Vangelo, è far sentire la sua voce profetica anche quando si rivolge alla politica e alle istituzioni dell’Unione europea”. Così si è espresso il nuovo segretario generale della Comece dinanzi ai giornalisti che lo hanno incontrato a Bruxelles. “La dottrina sociale della Chiesa – ha aggiunto – offre indicazioni precise per un dialogo con le istituzioni, occorre però trasmetterne fedelmente i contenuti con un linguaggio comprensibile e quindi capace di suscitare riflessioni e scelte che pongano al primo posto il bene comune europeo che ha i suoi fondamenti nei diritti e nella dignità delle persone e dei popoli”. In un confronto permanente con le istituzioni la Chiesa cattolica, ha aggiunto padre Daly, ha “la consapevolezza del valore e dell’importanza del dialogo ecumenico perché di fronte a sfide importanti una posizione condivisa da tutte le Chiese cristiane assume maggior valore e incisività”.

Promuovere i valori. Cercando sempre questa unità, ha precisato il segretario della Comece, “la Chiesa cattolica, tenendo conto con doveroso rispetto delle competenze delle istituzioni Ue, ha comunque il dovere di prendere la parola anche di propria iniziativa sui temi della vita, della famiglia e del matrimonio”. “In una stagione particolarmente difficile per l’Europa – ha aggiunto – la Chiesa richiama l’inscindibile legame tra la questione antropologica e la questione sociale: entrambe esigono una cultura e una politica sempre più consapevoli della loro responsabilità nella promozione dei valori che rendono comune la casa europea; entrambe sono chiamate a essere più sensibili e pronte nel rispondere ai bisogni non solo materiali dei cittadini”.

Il Papa e l’Europa. “Benedetto XVI ha scritto e detto molto sul cristianesimo in Europa. Il Papa è favorevole, con convinzione, al progetto europeo”. Padre Daly, affrontando ancora il tema del rapporto tra Chiesa cattolica e costruzione comunitaria, ha citato i principi di sussidiarietà e di solidarietà; ha poi ricordato che il Vaticano ha sollevato alcune obiezioni sullo sviluppo recente del processo di integrazione. E ha aggiunto: “Non posso immaginare che un eventuale futuro Papa europeo possa essere contrario al processo di integrazione. E ugualmente se il prossimo pontefice dovesse essere un non europeo sarebbe naturalmente portato ad apprezzare” il cammino dell’Ue. Daly ha proseguito: “All’interno del segretariato Comece “stiamo riflettendo su come l’Europa possa presentarsi meglio ai cittadini in vista delle elezioni” per l’Europarlamento, fissate nel 2014. In tal senso “il nostro primo compito sarà proprio quello di sottolineare l’importanza del voto, che è una opportunità offerta dalla democrazia ai cittadini per far sentire la loro voce nei processi politici”. Secondo padre Daly, però, l’Unione europea “si vende male”, nel senso che non riesce a far conoscere adeguatamente all’opinione pubblica i propri risultati, che comprendono “sessant’anni di pace e di sviluppo” economico e degli standard di vita. “Noi, come organismo ecclesiale, possiamo avere un ruolo importante nel convincere dell’utilità dell’Ue per perseguire il bene comune nel contesto globale” e trasmettendo la convinzione “che siamo parte di una sola grande famiglia” europea.