LA RINUNCIA DEL PAPA

Quei moti dell’animo

È fondamentale capire le circostanze (talvolta drammatiche) che hanno mosso diversi Pontefici a ipotizzare le dimissioni

La prima cosa che balza agli occhi è la fretta mediatica, l’ansia di dare un volto sicuro e un nome sicuro a un’idea sicura, e che l’idea sicura sia l’equivalenza assoluta Gran rifiuto=Celestino V. Questa equivalenza ci offre subito l’idea di una mancanza di punti fermi e della disperata necessità di trovarli là dove non ci sono o sono traballanti. Perché se avessero letto bene Dante, e se conoscessero bene le interpretazioni dantesche accumulatesi nei secoli, non avrebbero messo su quell’equazione piuttosto facilona senza denunciarne i limiti. Il fatto è semplicemente che noi non lo sappiamo se Dante in quell’abusata terzina "Poscia ch’io v’ebbi alcun riconosciuto,/ vidi e conobbi l’ombra di colui/ che fece per viltà il gran rifiuto" avesse in mente Celestino V: l’incognito ignavo posto nel III canto dell’Inferno potrebbe essere, secondo molti altri, Ponzio Pilato, o Romolo Augustolo (che lasciò nel 476 il millenario trono imperiale di Roma), solo per fare alcuni nomi. Dante poteva disapprovare Celestino per aver lasciato campo libero a Bonifacio VIII, il suo nemico, ma aveva altrettanti e forti motivi per amarlo, soprattutto per la sua concezione pauperistica e mistica del sacerdozio e del papato.

La fretta ha fatto dimenticare anche altre realtà, che, come aveva ben compreso Manzoni, non sono fatte solo della stoffa pregiata dei grandi eventi, ma anche di quella più grezza della psiche umana, dell’animo che trepida, che paventa, che subisce quegli eventi.
I media si sono interessati dei Pontefici che hanno lasciato il soglio, ma pochi hanno indagato i moti dell’animo di quei Papi che hanno solo pensato alle dimissioni, pressati dalle malattie o dalle minacce esterne, come nel caso di Pio XII.
Nel 1972 il generale Karl Wolf, comandante delle SS in Italia, aveva rivelato l’esistenza di un piano, giunto a un passo dalla realizzazione, per rapire il Pontefice. Il figlio dell’ufficiale incaricato della realizzazione del piano, Freytag von Loringhoven, nel medesimo 1972, non solo confermò (ne parlò a dire il vero anche il cardinale Tardini), ma aggiunse che il piano era stato ideato da Hitler in persona per punire un Pontefice che gli era ostile e un governo, quello italiano (era stato progettato anche un attacco contro il re) che aveva fatto arrestare Mussolini capovolgendo i delicatissimi equilibri in campo in quel fatidico luglio 1943: il Gran Consiglio, tra il 24 e il 25, aveva messo in minoranza il duce. Pio XII venne a sapere della minaccia perché un responsabile del controspionaggio italiano aveva parlato di un incontro, che avrebbe dovuto rimanere segreto, con ufficiali tedeschi a Venezia, in cui era stato rivelato il piano. Qui ci sono due possibilità: o che i tedeschi abbiano deliberatamente informato il generale Amè per salvare il Pontefice (Freytag von Loringhoven era amico di Canaris e von Stauffenberg e anche lui coinvolto nel fallito attentato a Hitler) o che avessero tentato di servirsi del controspionaggio italiano per facilitarsi l’impresa. Altre fonti parlano di un ripensamento, viste le conseguenze sull’opinione pubblica mondiale. Fatto sta che papa Pacelli aveva preparato già un foglio di dimissioni, perché se lo avessero rapito le SS avrebbero portato via "il cardinal Pacelli ma non il Papa".

Altri Pontefici pensarono seriamente a lasciare: ad esempio, Paolo VI. Il quale aveva scritto una lettera da consegnare ai cardinali in caso di peggioramento delle sue condizioni di salute, contenente anche la preghiera di accettare la rinuncia (nelle nuove regole introdotte da Giovanni Paolo II non è contemplata la possibilità di approvazione o meno da parte dei cardinali). Una lettera mai resa nota, ma di cui si fa menzione nella Positio approvata dalla Congregazione per le cause dei santi e in alcuni scritti dell’allora segretario del Papa, monsignor Macchi. Papa Montini era allora – siamo nel 1978 – provato sia dalle sofferenze fisiche sia da quelle causate dal rapimento e dall’uccisione di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse, e morì poco dopo, il 6 agosto. La lettera di rinuncia, cui, secondo alcune testimonianze, il Papa pensava da molto tempo, era divenuta inutile.
Ma anche Giovanni Paolo II pensò alla possibilità di scendere dal soglio pontificio, fin dal 1989, allorché iniziò a porsi il problema di un limite di età per i vescovi e per lo stesso Pontefice. Il profilarsi di una malattia grave e un’operazione lo fecero tornare sulla possibilità che un "impedimento" grave potesse rendere lecito l’abbandono del comando della Chiesa per permettere ad altri una guida più sicura. La comparsa dei primi segni del morbo di Parkinson nel 1991 lo costrinsero a ripensare a questa possibilità che poi venne scartata per evitare che nascessero pressioni sui Pontefici a venire, come narra in un suo libro il cardinal Herranz, che fu interpellato in proposito dal Pontefice nel 2004.

Marco Testi

(22 febbraio 2013)