BULGARIA
Domani manifestazione a Sofia. Il presidente della Repubblica ha promesso di incontrare i rappresentanti della contestazione contro le bollette elettriche alle stelle e la povertà dilagante. Dopo le dimissioni del premier, le consultazioni e forse un governo tecnico.
Domenica scorsa, 17 febbraio, decine di migliaia di bulgari sono scesi in piazza in più di 20 città per protestare contro il rincaro delle bollette sull’elettricità e la povertà dilagante: hanno attaccato con pomodori e uova le sedi delle società che gestiscono la distribuzione domestica dell’energia elettrica. Lunedì il governo di centro destra guidato dal premier Boyko Borissov ha cambiato il ministro delle Finanze, Simeon Dyankov, famoso per la sua austerity e la rinuncia a finanziare i diversi settori al fine di mantenere la stabilità fiscale. Il Primo Ministro ha promesso anche di rivedere il prezzo dell’elettricità’ aumentato del 13% dal 1 luglio. Ma gli eventi sono precipitati e le proteste sono continuate: martedì negli scontri con la polizia, sono rimaste ferite 15 persone. Il giorno dopo il premier Borissov ha rassegnato le dimissioni, quattro mesi prima della fine del mandato, dichiarando che "l’esecutivo non può fare niente di più". Il presidente della Repubblica Rossen Plevneliev inizierà le consultazioni con i partiti che però annunciano di volere le elezioni anticipate e un governo tecnico. Da Sofia, Iva Mihailova per Sir Europa fa il punto della situazione.
Come si è arrivati a questa situazione. Sei anni dopo l’entrata nell’Ue, la Bulgaria rimane uno dei paesi più poveri dell’Europa e secondo Daniel Smilov del Centro per le strategie liberali di Sofia, le persone "sono deluse perché la democratizzazione del Paese non ha portato la prosperità che loro si aspettavano e si è generata una sfiducia di massa nei confronti di tutto il sistema politico". Ancora più concreto è padre Paolo Cortesi, passionista che lavora in una delle zone più arretrate della Bulgaria, il Nord-Ovest, dove è parroco di Belene: "Ci sono poche persone che stanno bene e c’è un popolo che fa fatica con salari di 150 euro e pensioni di 60 euro. Tutto ciò crea tensioni. Esiste un divario tra Sofia e alcune città grandi e il resto del Paese prosegue il passionista – qui manca la classe media, si vede il Suv sulla strada e dopo passa il carretto. Per questa ragione a molti resta un’unica strada, quella di emigrare". Il caporedattore del portale "Cultura" nonché professore universitario Tony Nikolov,, invece ritiene che questo fenomeno di scontentezza non è solo bulgaro, "Lo stesso si è manifestato in Spagna con gli indignados ed in altri paesi europei perché nonostante la stabilità finanziaria conseguita dice Nikolov – l’impoverimento dilagante e le ultime bollette sull’elettricità hanno fatto traboccare il vaso". "Anche la nostra bolletta della parrocchia è il doppio dello stesso periodo dell’anno scorso si preoccupa padre Paolo Cortesi – ma da me vengono le persone anziane che hanno ricevuto fatture da 200 euro mentre l’intera loro pensione è meno di cento".
Le dimissioni e l’economia in crisi. Secondo Nikolov, "con le dimissioni del governo la crisi sociale è diventata crisi politica e quello che è’ successo è legato anche alla personalità del premier Borissov: lui dava tante speranze alle persone cercando di accontentare tutti, ma alla fine la realtà ha dimostrato che il carisma senza le riforme non basta". "Servono cambiamenti seri nella sanità e nell’istruzione aggiunge il caporedattore del portale "Cultura" e poi le pratiche corruttive non sono finite, hanno solo cambiato i destinatari". Per il parroco di Belene è invece mancato l’aumento delle entrate delle persone e la crescita economica: "Quasi tutte le grandi aziende e cooperative statali del regime comunista sono infatti fallite ma nel contempo manca l’ imprenditoria locale, e le piccole imprese sono allo stremo".
Le proteste. Non hanno leader o struttura politica ma chiedono il cambiamento dell’intero sistema politico, nazionalizzazione e revisione dei monopoli, una riforma della Costituzione e una democrazia diretta. Secondo Tony Nicolov "non sanno esattamente che cosa vogliono ma non vedono neanche una speranza concreta, molti di loro sono senza lavoro e con un grado di istruzione molto bassa". "Da una parte chiedono giustizia perché la miseria e il divario tra le classi crea squilibri afferma padre Paolo Cortesi ma hanno anche semplicemente voglia di lavorare. Molte persone, soprattutto qui in Bulgaria del Nord si sentono abbandonate dallo Stato".
Il futuro. Per domani, domenica 24 febbraio, è convocata un’altra grande protesta a Sofia dove dovrebbero riunirsi i rappresentanti degli scontenti di tutta la Bulgaria. Il presidente della Repubblica Rossen Plevneliev ha promesso di incontrarli e di ascoltare le loro richieste. Lunedì lui inizierà anche le consultazioni con i maggiori partiti rappresentati nel parlamento e probabilmente sarà nominato un governo tecnico. "Adesso corriamo il pericolo che nelle prossime elezioni emergeranno partiti nazionalistici e populisti che finora erano marginali", mette in guardia Tony Nikolov. Padre Cortesi, invece, spera che qualcosa cambierà in meglio, anche se aggiunge: "Fino alle elezioni tutto sarà congelato, sicuramente chiunque governerà dovrà tenere conto di queste proteste e intervenire per diminuire gli squilibri, magari cercando investimenti soprattutto per poter creare dei posti di lavoro".