LIGURIA

Il diritto alla casa

Un avviso pubblico per favorire l’housing sociale

La regione Liguria ha pubblicato un “Avviso pubblico tramite procedura web, di manifestazione d’interesse a partecipare a uno o più fondi immobiliari di housing sociale”, rivolto a soggetti pubblici e privati. L’intento è di creare alloggi sociali e valorizzare proprietà pubbliche e private ottenendo un reddito finanziario calmierato per gli investitori e la risposta ai fabbisogni di prima casa in affitto a canoni moderati.Occasione importantissima. “Per i Comuni si tratta di un’occasione importantissima – dichiara Pierluigi Vinai, segretario generale Anci Liguria -. In un momento di crisi economica queste risorse finanziarie permettono di mettere a sistema aree da riqualificare o edifici già esistenti, per definire un piano per la realizzazione di un significativo numero di alloggi, da assegnare attraverso cooperative di acquirenti precedentemente selezionati attraverso un avviso di evidenza pubblica”. Per Vinai si tratta “di un’operazione che potrebbe avere per i Comuni della nostra regione importanti risvolti sociali. Può aiutare concretamente i giovani, le famiglie monoreddito e altri soggetti che oggi vivono una situazione di precarietà ad acquistare la prima casa. Può contribuire a limitare lo spopolamento di alcune zone del nostro territorio, in particolare dell’entroterra che soffre la concorrenza con le Regioni vicine dove le case hanno prezzi inferiori. Consente, infine, alle amministrazioni di riqualificare aree degradate attraverso interventi di alta qualità che dovranno essere realizzati seguendo i requisiti regionali di sostenibilità ambientale ed efficienza energetica”. A spese dei privati. Di diverso avviso Davide Viziano, presidente dell’Unione cristiana imprenditori e dirigenti (Ucid) della Liguria: “Il tema dell’housing sociale si trascina da qualche anno. Stiamo assistendo al tentativo di fare una politica abitativa a spese dei privati. Ma i temi dell’alloggio per le categorie svantaggiate, la sanità, l’istruzione sono e dovrebbero rimanere tematiche di pertinenza pubblica”. Viziano accosta il social housing alla recente legge regionale che “impone ai costruttori di riservare il 10% del costruito all’edilizia pubblica” definendo quest’ultima “una garbata violenza al mercato”. “Il problema abitativo, soprattutto per le categorie svantaggiate – afferma – esiste ed è un problema importante, ma è impossibile risolvere tali questioni con risorse private. Siamo di fronte a uno Stato che vuole fare beneficenza con i soldi degli altri”. Il presidente dell’Ucid ligure ricorda anche la pesante crisi che interessa il settore dell’edilizia, in particolare a Genova e in Liguria, che “tra pressione fiscale, Imu e contrazione del mercato sta pagando un prezzo molto alto tanto che c’è stato un calo di compravendite del 54% dal secondo semestre 2011 al secondo semestre 2012 con una caduta dei prezzi mediamente del 10-15%”. L’ambito occupazionale “sembra un bollettino di guerra con 1.500 dipendenti solo in Provincia di Genova in cassa integrazione o licenziati nel 2012 e dove un’azienda su 10 è fallita”. “È impensabile – sostiene – realizzare il social housing per fare ripartire il mercato puntando su risorse private perché sono le stesse imprese edili le prime che non hanno più le risorse”. Puntare sull’edilizia residenziale pubblica. Contrario all’housing sociale anche Stefano Salvetti, segretario regionale Sicet-Cisl Liguria, perché “i finanziamenti statali per l’abitazione dovrebbero essere finalizzati solamente all’edilizia residenziale pubblica (Erp) per le categorie disagiate”. Per Salvetti “l’housing si realizza estendendo il canone concordato, come unico modello contrattuale, lasciando il canone libero solo per le case di lusso, defiscalizzandolo ulteriormente, e consentendo agli inquilini, fino a una soglia di reddito, di portarlo in detrazione come per i mutui, favorendo in questo modo il contrasto all’evasione”. “È inutile realizzare nuovi alloggi da indirizzare all’housing sociale – aggiunge – quando solo a Genova abbiamo un patrimonio di circa 40mila alloggi sfitti che in una notevole percentuale si trovano nel centro storico e per di più inagibili”. A suo modo di vedere “bisognerebbe puntare sul risparmio energetico e sul consolidamento dell’esistente”. Secondo Salvetti, “le risorse pubbliche disponibili dovrebbero essere indirizzate tutte verso l’Erp che consente di affittare gli appartamenti a un canone sociale”. Invece, “con il social housing importanti quote di denaro pubblico vengono sottratte all’Erp a danno di molte persone il cui numero è destinato ad aumentare proprio a causa della crisi economica in corso”. Tanto più che “in Italia abbiamo circa 700mila alloggi Erp mentre in Inghilterra, Germania, Francia se ne contano rispettivamente 3, 5 e 6 milioni”. “Nel nostro Paese – conclude – chi non può permettersi una casa va sulla strada”.a cura di Adriano Torti(28 febbraio 2013)