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L’opinione del territorio

Le prospettive aperte dal voto, l’invito alla responsabilità, la rappresentanza dei cattolici, la fine del Pontificato di Benedetto XVI: gli editoriali delle testate cattoliche

Le prospettive aperte dal voto, l’invito alla responsabilità, la rappresentanza dei cattolici, la conclusione del Pontificato di Benedetto XVI… Sono gli argomenti di cui parlano gli editoriali dei settimanali diocesani aderenti alla Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici) in uscita in questi giorni. Ne proponiamo una rassegna tra quelli giunti in redazione.

Dopo il voto. “È arrivata l’ora della responsabilità”. È il commento che accomuna molti editoriali dedicati ai risultati delle elezioni politiche del 24-25 febbraio. “Pur nella sua complessità – sintetizza Ettore De Faveri, direttore della Valsusa (Susa) – il risultato elettorale è chiaro. Ha vinto anzitutto Grillo con un quarto di voti, tanto da farsi un baffo di tutti i sondaggi. Con i suoi deputati e senatori ora entra in Parlamento una ventata di aria che può spazzare via tutto il vecchiume della politica”. Per Luca Sogno, direttore del Corriere Eusebiano (Vercelli), “la verità è che il Paese è entrato nella cabina elettorale spaccato in due e ne è uscito diviso in tre”. E adesso “cosa succederà?”, riflette Corrado Avagnina, direttore dell’Unione Monregalese (Mondovì) e della Fedeltà (Fossano), per il quale ci sono “due urgenze, su tutto. Si pensi al Paese che è in crisi. E ci si responsabilizzi su questo fronte, senza restare ‘chiusi’ nel cosiddetto Palazzo a gestire la sopravvivenza della legislatura o a ipotizzare altri percorsi in politichese. E si faccia un bagno di essenzialità e di credibilità per la politica, che ha bisogno di un colpo d’ala. Non si galleggi per vedere l’alba comunque”. Anche per Pierluigi Sini, direttore della Voce del Logudoro (Ozieri), “due sono le urgenze e gli appuntamenti. Primo. A maggio elezione del presidente della Repubblica. Secondo. Governo di larghe intese con due soli punti: nuova legge elettorale e approvazione della finanziaria. A seguire scioglimento camere e nuove elezioni per assicurare, finalmente, un governo stabile, serio, duraturo, propositivo”. Concorda Giovanni Desio, direttore di RisVeglio Duemila (Ravenna-Cervia): “Gli scenari immaginabili non sono molti, anzi si riducono a due: o un governo di larghe intese, o un ritorno alle urne nel volgere di pochi mesi. L’elezione del successore di Napolitano, il prossimo mese di maggio, c’indicherà quale direzione i partiti intendono intraprendere”. Anche Roberto Pensa, direttore della Vita Cattolica (Udine), parla di “due condizioni indispensabili”: “Occorre depurarsi dai veleni ideologici e dai veti incrociati della recente campagna elettorale per guardare al solo bene comune degli italiani. Ma soprattutto bisogna sgombrare il campo dalle tante fandonie elargite a piene mani nelle ultime settimane”. Per Vincenzo Rini, direttore della Vita Cattolica (Cremona), “i due maggiori partiti dovrebbero accordarsi per una collaborazione di governo in cui, messi da parte gli odi e i contrasti elettorali, si dia il via alle vere riforme per il bene comune di tutto il Paese”. Il Ponte (Avellino) propone di costituire “un governo fatto da persone che dimostrino di possedere” alcune qualità, come “capacità di servizio e non ambizione per il potere; onestà e chiarezza nei comportamenti e non fumosità e opportunismo nelle scelte; volontà di perseguire il bene comune”. Secondo Gino Mecca, direttore dell’Araldo Abruzzese (Teramo-Atri), “è il momento di un ‘patto per l’Italia’. È l’ora delle decisioni, delle prassi concrete, delle riforme strutturali, per restituire speranza a un popolo depresso”. Pietro Pompei, direttore dell’Ancora (San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto), auspica che “almeno l’amor di patria faccia leva sui gruppi politici e sugli eletti, affinché ci venga risparmiato quanto accaduto nei mesi scorsi in Grecia. Nonostante tutto possibilità d’incontro ci sono. Se il popolo ha votato così è perché vuole una politica di giustizia, senza prevaricazioni. C’è bisogno di una politica basata sull’umiltà, su esempi nobili, sul ritorno ai veri valori che tengono conto in modo particolare del bene comune”. Luciano Sedioli, direttore del Momento (Forlì-Bertinoro), indica ai nuovi onorevoli l'”ottimismo” e la “fiducia” come “miglior viatico”. Per Marco Bonatti, direttore della Voce del Popolo (Torino), “troppo hanno pesato, nelle valutazioni elettorali di tutti gli italiani, non solo la vergogna di un Parlamento incapace di riformarsi (o ben deciso a non farlo, che è peggio) ma anche le mille vicende di degrado che ci è toccato scoprire, dalla Lombardia alla Sicilia passando per i forzieri del Monte dei Paschi”. Il Ticino (Pavia) sottolinea che “è necessario rendersi consapevoli che un’epoca politica sta per concludersi, come l’esito di queste elezioni conferma, e se non si vuole lasciare libero campo a rivoluzionari da strapazzo, la via da intraprendere è quella che deve portare, senza infingimenti e scorciatoie, a un vero, reale e profondo cambiamento della politica”. Secondo Emilio Pastormerlo, direttore dell’Araldo Lomellino (Vigevano), “i tre grandi schieramenti, scelti dagli italiani, dovrebbero avere l’umiltà e anche il coraggio di ragionare in modo nuovo, nel segno del confronto, del dialogo e del bene comune”. Cammino (Siracusa), dopo il voto, invoca “una legge elettorale veramente democratica”. Giovanni Tonelli, direttore del Ponte (Rimini), registra come “queste elezioni hanno portato in Parlamento tanta gente nuova. (…) L’augurio è che queste persone diano alla politica italiana quella novità d’intenti che la gente, gli elettori hanno invocato”. Vincenzo Tosello, direttore di Nuova Scintilla (Chioggia), confida che “il cambiamento così enfatizzato dalle urne si traduca anche in azioni concrete, da parte di chiunque avrà il comando in questa tornata e da parte di tutti, tutti, gli eletti”. Ezio Bernardi, direttore della Guida (Cuneo), invita a “non illudersi” perché “il risultato delle elezioni, oltre la prepotente e positiva volontà di cambiamento che esprime, ci ha riportati dentro le sabbie mobili dell’instabilità politica e dell’incertezza”. Per Toscana Oggi (settimanale regionale), “non c’è alternativa al rinnovamento della politica e dei partiti”.

L’ora della responsabilità. Nell’analizzare gli scenari aperti dal voto, i giornali Fisc esprimono la loro preoccupazione per il momento presente. Per Edoardo Tincani, direttore della Libertà (Reggio Emilia-Guastalla), “l’ora delle responsabilità è già scoccata: sul lavoro e sulle riforme istituzionali il centrosinistra vincente ma sconfitto di Bersani, il centrodestra del redivivo Berlusconi e il nuovo polo popolare di Grillo sono attesi alla prova dei fatti. Poi c’è un tema nel contempo etico e sociale, la famiglia, che l’agenda politica italiana ha sempre ignorato o rinviato”. Ora, sostiene Francesco Zanotti, direttore del Corriere Cesenate (Cesena-Sarsina), “occorre guardare all’immediato futuro. Con il Senato bloccato si rischia di tornare al voto in tempi brevissimi. Per non incappare in questa eventualità, ci sono alcune soluzioni ipotizzabili. Tra le più gettonate, un governissimo con Pd e Pdl per sfornare la riforma elettorale e poco altro e poi affidarsi di nuovo agli elettori. Oppure un’alleanza con Grillo tutta da inventare. Restano immutate le preoccupazioni della vigilia. (…) Forse, adesso, è il caso di fare sul serio”. Per Giuseppe Longo, direttore di Prospettive (Catania), è necessario “riflettere e, a mente più serena, cercare di dialogare con tutte le forze presenti nel nuovo Parlamento per individuare quei provvedimenti necessari a far ripartire” il Paese. Bruno Cescon, direttore del Popolo (Concordia-Pordenone), evidenzia che “è impegnativo governare senza aspettare che la situazione per le famiglie peggiori di brutto. Insomma tra i partiti nessuno applichi all’Italia il detto ‘muoia Sansone con tutti i filistei'”. Secondo Amanzio Possenti, direttore del Popolo Cattolico (Treviglio), “bisogna cercare, con buona volontà, il senso del servizio al Paese puntando su sviluppo e crescita, possibili perseguendo riforme ineludibili”. Per Paolo Busto, direttore della Vita Casalese (Casale Monferrato), “è necessaria una seria riflessione per un governo di scopo con alcuni punti fondamentali” tra cui: “Eleggere il capo dello Stato; dare fiato alle aziende, ai lavoratori, a chi non ha lavoro e ai poveri; tagliare i costi della politica e cambiare la legge elettorale; dare i diritti di cittadinanza agli immigrati e promuovere l’innovazione”. La Cittadella (Mantova) coglie in questo momento “un’occasione” per “il Paese, e le forze che lo rappresentano”, per “ritrovare se stesso”. Il rischio, altrimenti è di “perdersi in una spirale di beghe di corto respiro che lo condanneranno a un declino e a un’irrilevanza sempre più crescenti”. Dal Corriere Apuano (Massa Carrara-Pontremoli) l’invito a “tutte le forze presenti in Parlamento” a “farsi carico dell’Italia e qualcuna di esse anche a provare a emendare certi suoi errori, per di più ripetuti, del recente passato”. Secondo Sergio Nuvoli, direttore del Portico (Cagliari), “sono necessarie le riforme, da tutti invocate ma rimaste orfane in Parlamento”. Per Marco Zeni, direttore di Vita Trentina (Trento), “lo scenario d’ingovernabilità deve cedere immediatamente il posto alla creatività, all’intuito, alla ragionevolezza politica e civica, pur con l’opportuna pausa di riflessione e di confronto. La nuova Italia, uscita dalle urne, esige una leadership intelligente, operosa e innovativa, che sappia utilizzare bene le indicazioni di rotta della bussola elettorale”.

Cattolici in Parlamento. Al centro degli editoriali anche alcune riflessioni circa la rappresentanza dei cattolici in Parlamento, con le sfide emerse dalle elezioni. Pino Malandrino, direttore della Vita Diocesana (Noto), parla di “un’occasione mancata anche per l’inadeguatezza di tanti cattolici di proporre una valida proposta politica; tuttavia, se vogliono, i cattolici possono rappresentare anche una formidabile opportunità per ripensare a un nuovo modo d’interpretare il ruolo di cittadini in una società complessa, dove è sempre più necessario scoprire l’ideale nobile della politica e coniugare insieme alla vigilanza e alla protesta, la capacità propositiva”. Per Alberto Margoni, direttore di Verona Fedele (Verona), “il mondo cattolico si è dimostrato incapace di elaborare un progetto politico valido per tutti. (…) E ora con questo Parlamento le premesse e i numeri per una deriva di zapateriana memoria sui temi etici ci sarebbero davvero tutte”. Luigi Lamma, direttore di Notizie (Carpi), riserva “un capitolo a parte delle analisi post-elettorali alle scelte dei cattolici, siano essi candidati, elettori o eletti: la sensazione è quella di aver toccato il fondo in termini di progettualità, di consistenza numerica e quindi di efficacia di una presenza sempre più irrilevante”. Secondo Guglielmo Frezza, direttore della Difesa del Popolo (Padova), “assieme alla politica c’è da ricostruire un tessuto sociale e comunitario, un’idea di cittadinanza che si esprima anche nel voto ma che prima ancora si traduca in scelte coerenti e consapevoli di vita. È una sfida anche per noi cattolici – parrocchie, associazioni, movimenti, scuole, giornali – e chiede evidentemente più coraggio, energie, risorse di quanto non sia avvenuto negli ultimi vent’anni”. Adriano Bianchi, direttore della Voce del Popolo (Brescia), si sofferma sul “voto dei cattolici”: “Nuovamente si è dimostrato che non sono i vescovi o i preti dal pulpito che spostano i voti, e nemmeno i giornalisti cattolici con buona pace di tutti, semmai ora per gli eletti cattolici di tutti gli schieramenti si apre una sfida di responsabilità in vista del bene possibile”.

Il Pontificato di Benedetto XVI. Oltre alle elezioni, i giornali Fisc dedicano ampi spazi alla fine del Pontificato di Benedetto XVI. “Mentre si appresta a lasciare il timone della barca di Pietro, Benedetto XVI indica l’orizzonte delle sue giornate future”, annota Irene Argentiero, direttore del Segno (Bolzano-Bressanone), scrivendo poco dopo l’ultima udienza del mercoledì. Anche Angelo Zema, direttore di Romasette.it (Roma), riflette a partire dall’udienza del 27 febbraio: “Non è una Chiesa che si sente orfana. È un popolo unito nello Spirito, nell’universalità e nella pienezza di una comunione che si basa sul fondamento degli apostoli”. In quest’occasione, gli fa eco Lauro Paoletto, direttore della Voce dei Berici (Vicenza), si è sperimentato “il sincero, caloroso abbraccio al Papa della fede e della ragione da parte delle migliaia di fedeli giunti a San Pietro”. Sul Nuovo Giornale (Piacenza-Bobbio), il direttore Davide Maloberti ricorda che “il voto dei cardinali (per il nuovo Papa, in questo caso) non deve rispondere a criteri puramente umani (il più bravo, il più dinamico, il più potente). Sarebbe un Papa frutto del compromesso, di accordi sotterranei. Ma l’arma della Chiesa è l’unità, da posizioni ed esperienze diverse, attorno a Cristo. Senza l’unità, la barca di Pietro affonda”. Benedetto XVI “scende dalla Cattedra riconosciuta come la più alta del mondo – rileva Elio Bromuri, direttore della Voce (Umbria) – e s’incammina sui sentieri del monte dove la luce e il calore del sole sono più intensi per chi si lascia inondare dai suoi raggi, e le nebbie delle pianure si dissolvono nella nube di un insondabile Mistero. È il monte della Trasfigurazione, dove Gesù si ritirò a pregare e rimase solo”. La Voce Alessandrina (Alessandria) pubblica una nota del vescovo, mons. Guido Gallese, nella quale si afferma che papa Benedetto “con il suo gesto della rinuncia al ministero petrino ci ha mostrato tutta la sua libertà dal potere e il suo mettere al primo posto il bene della Chiesa (…). Una grande lezione di umiltà e di fedeltà a Dio”. Voce della Vallesina (Jesi) riporta la cronaca dell’ultimo Angelus. Vincenzo Finocchio, direttore dell’Appennino Camerte (Camerino-San Severino Marche), propone un confronto con il vescovo Giuseppe D’Avack: quando nel 1964 diede le dimissioni “sembrava un gesto inusuale, ma di lì a circa venti anni il nuovo Codice di diritto canonico lo ha fatto divenire ordinario”. Giordano Frosini, direttore della Vita (Pistoia), argomenta invece a partire da “una delle ultime formule programmatiche di Benedetto XVI”: “Dall’io a Dio”. Emmaus (Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia) pubblica la lettera di commiato del vescovo, mons. Claudio Giuliodori, nominato assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica, “mentre il Santo Padre si accinge a terminare l’esercizio del suo ministero petrino”. E Luce e Vita (Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi) propone una “lettera al prossimo Pontefice”: “La decisione di papa Benedetto – si legge tra l’altro – ha tutti i segni della profezia, e come ogni profezia potrebbe avere conseguenze che andranno ben oltre le intenzioni di chi l’ha posta in essere. (…) È una profezia che realizza ulteriormente il Concilio, assumendo la ‘storia concreta’ come la vera ermeneutica della fede”. “Adottiamo un cardinale” è, infine, l’iniziativa proposta da Vita Nuova (Trieste), il cui direttore Stefano Fontana invita a “pregare per i cardinali che si riuniranno in Conclave”.