Alta la percentuale di minori esposti alla povertà
Il 27% dei ragazzi inferiori ai 18 anni nell’Ue sono minacciati dalla povertà. Lo rivela Eurostat che ha presentato il 26 febbraio uno studio sullo standard di vita dei minori, con dati riferiti alla fine del 2011, quindi in anni segnati dalla crisi. Per l’istituto statistico “i minori sono più esposti al rischio povertà e alle privazioni materiali rispetto alle altre categorie di età”: ad esempio gli adulti fra i 18 e i 64 anni sulla soglia dell’indigenza sono il 24%, dato che scende al 21% per le persone sopra i 64 anni. Le maggiori percentuali di under18 sulla soglia dell’indigenza si rilevano in Bulgaria, dove addirittura il 52% dei minori si trova in questa situazione; seguono Romania (49%), Lettonia (44%), Ungheria (40), Irlanda (38). Situazione differente nei Paesi del nord Europa: la povertà minaccia il 16% dei minori in Svezia, Danimarca e Finlandia, il 17% in Slovenia, il 18% nei Paesi Bassi. In Germania il dato è al 20%, nel Regno Unito al 22, in Francia al 23, in Polonia al 30, in Italia al 32%. Il rischio-povertà aumenta, fra gli under18 europei, in relazione a diversi fattori, fra cui l’origine dei genitori (se si tratta di immigrati aumenta il pericolo-indigenza) e il loro livello di istruzione. La povertà materiale “minaccia la metà dei ragazzi i cui genitori hanno un modesto livello di istruzione”, mentre il dato decresce fino al 7% laddove ci sono genitori laureati.
Giornata per le domeniche libere dal lavoro
Confermata anche per quest’anno la Giornata europea per le domeniche libere dal lavoro, in programma il 3 marzo. “In questi tempi difficili di insicurezza economica, troppi lavoratori e datori di lavoro vengono posti sotto pressione e la nostra società trascura l’importanza del tempo libero e la partecipazione dei cittadini nella società stessa”, sottolinea l’Alleanza europea per la domenica, promotore dell’iniziativa. Alla luce dell’attuale ridimensionamento delle politiche sociali, “è importante far sentire la nostra voce in favore di ritmi lavorativi decenti, affinché – rilevano gli organizzatori – ci sia un miglioramento delle attuali pratiche e legislazioni sia a livello Ue che degli Stati membri”. Sulla scia dell’Anno europeo dei cittadini, l’Alleanza per la domenica, ricorda che “la cittadinanza merita tempo”. Ed è per questo che i promotori rivendicano che la domenica “sia utilizzata per arricchimento culturale o per benessere spirituale o per partecipare a servizi religiosi in Chiesa, a club sportivi, a eventi familiari o ad organizzazioni della società civile”.
Eurobarometro, indagine sulla cittadinanza Ue
Gli europei sanno di essere cittadini Ue? Conoscono diritti e responsabilità connesse alla cittadinanza europea? Ritengono che far parte dell’Ue sia vantaggioso oppure no? Una indagine realizzata da Eurobarometro in occasione di un dibattito pubblico congiuntamente organizzato da Parlamento e Commissione Ue il 19 febbraio a Bruxelles nell’ambito dell’Anno europeo dei cittadini, mostra risultati ambivalenti. Secondo i sondaggisti dell’Ue, “a vent’anni dalla introduzione della cittadinanza Ue, gli europei hanno ampia cognizione dell’esistenza dei diritti ad essa legati, ma non sempre sanno cosa implicano”. L’81% degli intervistati “sa di essere cittadino comunitario oltre a esserlo del proprio Paese”, ma “solo il 36% ritiene di essere ben informato sui diritti che derivano da questa condizione”. La maggioranza del campione dichiara di conoscere i propri diritti in fatto di libera circolazione (88%), non-discriminazione fondata sulla nazionalità (82%), protezione consolare (79%), partecipazione a una Iniziativa dei cittadini (73%). Ma se più di un terzo degli intervistati si reputa “ben informato” su questi diritti (con un aumento di 5 punti percentuali rispetto al 2007), “solo il 24% ritiene di sapere come procedere nel caso i suoi diritti Ue non siano rispettati”.
Salute: maggiore protezione dal fumo passivo
La protezione dal fumo passivo tende a migliorare nei Paesi Ue: è quanto sostiene una relazione della Commissione. “Nel 2012 il 28% dei cittadini europei è risultato esposto al fumo passivo nei bar rispetto al 46% che si registrava nel 2009”, vi si legge. La relazione si basa su documentazione fornita dagli Stati membri in ottemperanza a un accordo raggiunto in sede di Consiglio Ue nel 2009 per contrastare sigarette, pipe e sigari negli spazi pubblici. La stessa relazione tiene a precisare che l’impatto sulle frequentazioni di bar e ristoranti, e le eventuali ricadute economiche negative, sono stati modesti. Tonio Borg, commissario alla salute, commenta: “Gli Stati membri hanno compiuto costanti progressi per proteggere i loro cittadini dal fumo passivo. L’esposizione dei cittadini al fumo, tuttavia, varia ancora notevolmente tra i diversi Paesi e c’è ancora una lunga strada da percorrere”. Per la Commissione, “l’esposizione al fumo passivo resta una fonte diffusa di mortalità, morbilità e disabilità”.