EDITORIALE

Il passo necessario

Il 2013 come occasione per riflettere su diritti e responsabilità della cittadinanza

L’Anno europeo dei cittadini 2013 ha come chiaro e legittimo obiettivo quello di "informare le persone riguardo ai propri diritti"; ciò non esime dal fatto che sia necessario uno scambio più ampio per esplorare anche le responsabilità dei cittadini.
Grazie ad un’associazione informale sulla Cittadinanza attiva, l’Associazione sociale europea dei gesuiti (Jesc) e un gruppo di accademici hanno cercato di affrontare questa necessità, organizzando una giornata di studio il 31 gennaio scorso, ospitati dal Comitato economico e sociale europeo (Eesc): il contesto appropriato dal momento che, essendo Eesc un organo consultativo dell’Ue, ha la funzione formale di promuovere un più efficace dialogo dei cittadini.
L’Europa affronta diverse crisi contemporaneamente: della finanza e dell’economia, dell’esclusione sociale causata in parte dalle crisi citate (come nel caso della disoccupazione giovanile), e dell’ambiente. Soggiacente a queste crisi e da esse esacerbata è la dilagante mancanza di fiducia nelle istituzioni politiche che cercano di rispondere alle crisi in maniera efficace. Ciò conduce a una crisi ulteriore, quella della cittadinanza, tanto a livello nazionale quanto a quello europeo.
Senza l’impegno attivo e pubblico dei cittadini, i politici e i pubblici ufficiali verrebbero abbandonati a se stessi, come una sorta di circolo chiuso, "aperto" solo a influenze private da parte dei gruppi di pressione più potenti. I politici non sarebbero né veramente rappresentativi, né veramente affidabili. La conchiglia vuota della democrazia trionferebbe sull’ideale democratico.
La conferenza dell’Eesc ha riunito accademici (dagli ambiti dell’etica, della giurisprudenza, della politica e della formazione), politici e dignitari europei e organizzazioni della società civile, coinvolti in progetti pratici di formazione alla cittadinanza. Essa ha cercato di dare corpo in un dialogo alla medesima cittadinanza attiva che raccomanda.
Al cuore della giornata di discussioni c’è stato un testo, che a sua volta si riferiva a tre corposi contributi accademici. Il tema centrale della discussione è stata la complessa relazione tra diritti umani (sostenuti dalla legge) e responsabilità individuali e collettive che non possono mai essere codificate in maniera definitiva, e che emergono dalle convinzioni etiche, filosofiche o religiose e da una buona istruzione. Un secondo tema portante è stato il necessario equilibrio tra il riconoscere correttamente i vantaggi concreti derivanti dalla cittadinanza europea e la volontà di contribuire al miglioramento della vita pubblica.
Il discorso sui diritti resta fondamentale. Può anche assumere un livello nobilmente etico, come ad esempio nei casi in cui non difendiamo in maniera ottusa i nostri diritti, ma ci impegniamo a promuovere e a difendere i diritti dell’alterità vulnerabile. E tuttavia, il possedere diritti non è in nessun modo garanzia della qualità della partecipazione politica.
Se, dal nostro punto di vista, i diritti sono spesso enfatizzati in maniera sproporzionata (perché separati dalle altre dimensioni che sono complementari ed essenziali) ciò è parzialmente dovuto al ruolo guida della Commissione europea nella definizione delle politiche dell’Ue. La Commissione è vincolata dai trattati europei e non può superare i suoi limiti legali. Nella misura in cui ciò è vero, questo costituisce una sfida per le altre istituzioni europee e per la stessa società civile ad assumersi la responsabilità di definire le responsabilità.