GERMANIA

La velocità non è tutto

Kna: dal linguaggio della Chiesa al linguaggio giornalistico

Sir Europa ha iniziato un viaggio tra le agenzie giornalistiche cattoliche attive nei rispettivi Paese. Dopo aver incontrato l’agenzia austriaca Kathpress (clicca qui), è la volta del Katholische Nachrichten-Agentur (Kna, Agenzia cattolica di notizie). Sarah Numico ha incontrato nella sede di Berlino il direttore Ludwig Ring-Eiffel.

Nell’attualità tedesca, qual è il contributo della vostra agenzia?
"Kna svolge due funzioni: per prima cosa, è il più importante strumento di comunicazione per la Chiesa ad intra, tra i vescovi, le diocesi e le associazioni. Non c’è altro mezzo. La sua seconda funzione è di comunicare i contenuti, messaggi ed eventi della Chiesa nel mondo. Per questo è stata fondata 60 anni fa come agenzia. Quando succede un fatto della Chiesa, i colleghi giornalisti leggono quello che Kna scrive, per capire quello che succede nella Chiesa, perché quotidianamente noi facciamo un lavoro di traduzione del linguaggio ecclesiastico nel linguaggio giornalistico. Perciò il maggior compito nostro è di approfondire, spiegare, tradurre. Non siamo un’agenzia velocissima. Però siamo visti come una fonte importante, autorevole, attendibile, con un linguaggio che i colleghi giornalisti capiscono, non quello della Chiesa che funziona al suo interno ma non fuori".

Ma non c’è il rischio del ritardo?
"È chiaro che il nostro ruolo non è quello di essere veloci. Altre agenzie ci battono sul tempo, e i giornalisti lo sanno. Quello che noi facciamo, arrivando magari qualche minuto dopo, è di offrire un’informazione più approfondita, dettagliata, non la semplice notizia secca. Questo colma il nostro ritardo".

Le nuove tecnologie come hanno cambiato il vostro lavoro?
"Per molti anni abbiamo tenuto Twitter a distanza, perché non ci fidavamo di questo nuovo mezzo di comunicazione troppo veloce, incontrollabile. Quando però il Papa stesso è sbarcato su Twitter, ci siamo detti: non possiamo più evitarlo, dobbiamo andarci dentro anche noi. Lo utilizziamo soprattutto come una fonte. Frequentandolo, si imparano a conoscere le fonti attendibili e diventa un canale indispensabile. Un’altra novità per noi in Germania è la collaborazione con katholisch.de, il portale ufficiale della Chiesa cattolica tedesca. La redazione di Kna vive in coabitazione a Bonn con questa realtà e usiamo questo canale per nuove forme di comunicazione. Così non offriamo più solo testi e foto ma anche video, grafiche informative, podcast, etc. Un’altra novità è la creazione di una piattaforma di scambio di contenuti tra Kna e tutti i giornali diocesani. È stato un processo lungo a motivo delle questioni giuridiche (legati ai diritti di autore, soprattutto), ma adesso funziona molto bene".

Che cosa possono fare i media della Chiesa per la nuova evangelizzazione?
"Credo che le agenzie stampa non siano un mezzo di evangelizzazione, ma che possano aiutare a preparare il campo per l’evangelizzazione. Noi facciamo questo lavoro, cercando di scardinare i pregiudizi, dando un’informazione con notizie vere e non con speculazioni. Il nostro servizio di informazione può aiutare a non far crescere la zizzania. Ma non siamo i seminatori che fanno crescere il seme. Questo è un lavoro di pastori e vescovi. Non siamo un secondo pulpito. Abbiamo un altro compito, che però è un servizio che aiuta al compito primario della Chiesa. A noi il compito di riportare i fatti, lavorando con i nostri criteri etici e professionali, non come mezzo di propaganda".

Come le Chiese possono realmente contribuire alla vita e alla costruzione dell’Europa?
"In tanti Paesi non è più accettato che la Chiesa si consideri l’anima dell’Europa. In una società pluralista, relativista, agnostica questa meta non ha più senso. Dire che la Chiesa deve essere l’anima dell’Europa non è più una cosa realistica. Dobbiamo darci un’altra meta. Una parola un po’ più modesta. Forse potremmo essere la coscienza dell’Europa, coloro che custodiscono gran parte dell’eredità culturale, filosofica, morale di questo continente. Se possiamo avere questo ruolo è già molto".

Ritiene che le agenzie giornalistiche cattoliche possano lavorare insieme?
"Penso innanzitutto manchi lo scambio personale tra di noi, che lavoriamo nelle agenzie. Penso anche che le agenzie dovrebbero avere un rapporto più aperto con i propri vescovi. Per me è un problema il fatto che Kna non abbia nessun modo di parlare con i vescovi, avere un confronto insieme. Il responsabile dell’agenzia stampa evangelica in Germania (Epd) ogni anno ha un incontro con l’assemblea della Chiesa evangelica. Qui ci sarebbe un’ottima chance per migliorare la collaborazione tra laici e vescovi. Mancano anche informazioni da alcuni Paesi europei (Polonia, Spagna, Francia, etc.), vuoi per il problema delle lingue, vuoi perché in alcuni Paesi non ci sono strutture di informazione".