MOLDOVA

Lungo le strade

La scelta della Chiesa a due anni dalla prima Settimana sociale

È piccola e vivace la Chiesa cattolica di Moldova guidata dal vescovo di Chisinau, monsignor Anton Cosa. Conta circa 20mila fedeli riuniti in 18 parrocchie di rito latino e 1 parrocchia di rito orientale (greco-cattolica), assistiti da 26 preti, 2 diaconi, 3 fratelli e 36 suore. Lavorano anche diversi movimenti ecclesiali e 6 istituzioni di carità con numerosi progetti sociali. Sir Europa, a due anni dalla prima Settimana sociale dei cattolici di Moldova, ha posto alcune domande a monsignor Cesare Lodeserto, vicario episcopale per la pastorale sociale.

Quali sono i problemi sociali e culturali che interrogano maggiormente la Chiesa moldava?
"La Chiesa cattolica moldava ha fatto una scelta di forte impegno sociale in un territorio che sappiamo bene essere nella grande maggioranza ortodosso ed avere una presenza cattolica di poco meno l’1%. Ma la condizione di minoranza assoluta non ha mai limitato la giusta azione pastorale, soprattutto nell’impegno sociale a beneficio dei piccoli, dei poveri, degli anziani e malati, oltre ai detenuti e migranti. La pastorale sociale ha portato i cattolici moldavi lungo le strade del Paese per condividere il Vangelo della carità. Dal punto di vista culturale siamo consapevoli che non è assolutamente facile dialogare con una cultura ancora radicata in un passato recente, perché venti anni dal crollo del sistema sovietico sono ancora pochi per poter dire che qualcosa sia cambiato realmente".

Quali risposte pastorali si stanno offrendo?
"La Chiesa cattolica, come detto, è lungo le strade della Moldova, maggiormente presente nel nord del Paese ed anche nel territorio separatista della Transnistria, però da pochi mesi è iniziato anche il cammino verso il sud del Paese, dove cominciano a nascere piccole comunità cattoliche. Evangelizzazione e carità sono i temi di una pastorale che attraverso le parrocchie e l’impegno degli organismi di attività sociale vogliono fare breccia nel cuore della popolazione moldava, senza alcuna pretesa di proselitismo, ma con l’obiettivo di consegnare ciò di cui il popolo in questo momento ha maggiormente bisogno: la fede ed il pane".

A due anni dalla settimana sociale quali passi avanti si sono compiuti e quali sono da prevedere?
"La Settimana sociale dei cattolici celebrata nel 2011 ha rappresentato un momento importante di aggregazione ecclesiale e di testimonianza evangelica, in un Paese che ha bisogno di un forte richiamo sui temi sociali, sulla legalità, sul rispetto dei diritti umani e sulla sollecitazione della cittadinanza ad un maggiore impegno. È quindi iniziata la Pastorale sulla strada, tra la gente, nei luoghi del maggior disagio sociale, accanto alle sofferenze dell’uomo comune. Il vescovo di Chisinau, mons. Anton Cosa, pastore tenace e lungimirante, ha chiesto ai diversi organismi sociali un migliore coordinamento e soprattutto il raggiungimento di obiettivi che sappiano coniugare insieme giustizia sociale e carità evangelica. Certamente un buon obiettivo raggiunto è stato il riconoscimento da parte del Governo moldavo del Movimento cristiano lavoratori, con l’apertura, nel centro della capitale Chisinau, del suo Patronato".

Quale attese ci sono nei confronti dell’Europa?
"La Moldova ha fatto la scelta della integrazione europea, anche se è in atto una profonda crisi economica e politica, oltre ad una velata nostalgia del passato. Il ruolo geopolitico della Moldova è importante, perché geograficamente collocata lungo l’asse di contesa tra l’Europa e la Russia. A dimostrazione di ciò è la situazione non risolta da oltre venti anni del territorio separatista della Transnistria. Ma è soprattutto l’emigrazione che spinge il Paese verso l’Europa, che accoglie oggi la gran parte del 25% della diaspora moldava, con il primato dell’Italia. In questo contesto si inserisce la Chiesa cattolica, che nonostante le sue poche risorse umane ed economiche è presente e cerca di far sentire la sua voce. Da tempo la Chiesa cattolica moldava chiede allo Stato della Moldova, soprattutto in quanto Paese che vuol essere membro dell’Unione europea, il rispetto nella restituzione dei beni: non si ha neppure la proprietà della chiesa cattedrale mentre l’attuale Legge sui culti, pur con le variazioni apportate, non prende in considerazione quanto richiesto dal Codice di diritto canonico per gli enti ecclesiastici".

Com’è la comunicazione della Chiesa moldova e come essa è vista dai media laici?
"L’informazione nel Paese è libera anche se sempre nella mani dei poteri forti economici e politici e spesso inquinata da disinformazione o strumentalizzazione. Prevale l’informazione online, come accade generalmente nei Paesi poveri. La Chiesa cattolica viene più presa in considerazione, soprattutto alla luce degli avvenimenti internazionali, come nel caso delle dimissioni del Papa. Si cerca di essere presenti e soprattutto preparati, ben lontani da ogni forma di coinvolgimento polemico. Più frequenti sono i servizi televisivi che mettono in luce le attività caritative della Chiesa cattolica. La comunità cattolica viene sempre informata, attraverso una rete di comunicazione interna ben strutturata e rapida, ed anche attenta al bilinguismo che caratterizza la liturgia ed il dialogo interno alla Chiesa".