MATRIMONI MISTI

I dubbi inglesi

Il ”Christian Muslim Forum”, una organizzazione interreligiosa, ha pubblicato le linee guida. Ma il vescovo ausiliare di Southwark, Paul Hendricks, mette in guardia: ”Le difficoltà maggiori riguardano le famiglie di provenienza perché, di solito, ci sono resistenze e ostacoli molto forti su entrambi i lati che possono anche portare alla violenza, come è già capitato”

Come accompagnare le coppie interreligiose dove marito e moglie provengono dalla tradizione cristiana e da quella musulmana, dalla preparazione della cerimonia religiosa e attraverso le tappe importanti della vita familiare: nascita dei figli, scomparsa dei nonni, matrimoni dei figli. Il "Christian Muslim Forum", una organizzazione interreligiosa che dal 2006 aiuta leader religiosi e comunità in questo compito ha pubblicato una serie di linee guida, per leader religiosi e comunità, nelle quali si affrontano i problemi vissuti da queste coppie. Rappresentanti di diverse chiese cristiane e organizzazioni musulmane si sono riuniti a Londra per discutere su come applicare le linee guida nelle diverse comunità e su come inserirle nei corsi di preparazione al matrimonio cattolico promossi dalla Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles. Silvia Guzzetti per il Sir ha intervistato il vescovo ausiliare della arcidiocesi di Southwark Paul Hendricks che, insieme all’imam Ibrahim Mogra, presiede il Forum. Secondo gli ultimi dati disponibili, del 2001, erano 17.163 le donne cristiane sposate a uomini musulmani e 4.233 gli uomini cristiani sposati con donne musulmane per un totale di 21.396 coppie interreligiose, una cifra considerevole che è in aumento.

Considerata la crisi che sta attraversando l’istituzione del matrimonio e il fatto che la dimensione religiosa è molto importante per l’individuo, queste unioni miste non sono rischiose?
"È difficile, in quest’epoca di grande fragilità del matrimonio, che è sotto pressione culturalmente e socialmente, affrontare una unione interreligiosa. Per questo motivo, dobbiamo avvertire le coppie delle difficoltà alle quali vanno incontro e aiutarle a capire che cosa stanno affrontando. Bisogna chiarire che entrambe le religioni, cristiana e musulmana, hanno grandi riserve nei confronti di questo tipo di matrimoni che non sono qualcosa che viene raccomandato. Inoltre, è proibito a una donna musulmana sposare un uomo cristiano, anche se questo non impedisce alle persone di farlo. Per quanto riguarda la Chiesa cattolica non impediamo un matrimonio misto ma siamo molto severi rispetto all’impegno di educare i figli nella religione cattolica. Può essere piuttosto difficile, in alcune circostanze, per una donna cattolica sposare un uomo musulmano".

Quali sono le difficoltà maggiori?
"Le difficoltà maggiori riguardano le famiglie di provenienza perché, di solito, ci sono resistenze e ostacoli molto forti su entrambi i lati che possono anche portare alla violenza, come è già capitato. Benché religione e cultura siano dimensioni diverse, spesso si accompagnano. Quando una cattolica sposa un musulmano la famiglia di origine, di solito, è preoccupata che la donna avrà meno libertà e indipendenza che nella tradizione cristiana. Non sto dicendo che questo sia necessariamente vero, ma che c’è questa paura".

Nelle vostre linee guida date molta importanza ai sacerdoti che devono accompagnare queste coppie dal momento in cui si sposano e nelle varie tappe della loro vita in comune. Organizzate per loro dei percorsi di preparazione?
"Purtroppo non abbiamo le risorse, anche se abbiamo organizzato delle giornate di training per sacerdoti, pastori e imam. Penso che dovremo contattare le persone che organizzano corsi prematrimoniali per collaborare con loro. Devo dire che i sacerdoti, di solito, sono preparati a sintonizzarsi sui bisogni delle coppie e raccomandiamo, nei nostri principi guida, che abbiano, insieme alle comunità parrocchiali, un atteggiamento accogliente e disponibile".

Ci sono nuove formule rispetto al passato per quanto riguarda le cerimonie religiose?
"Se si pensa alla formula della promessa del matrimonio, questa è comune tra cattolici e musulmani, ma bisogna pensare attentamente alle preghiere. È troppo presto per avere nuove soluzioni. Si può pensare di avere un matrimonio in chiesa e una benedizione in moschea, ma è difficile immaginare come possano essere combinati in un’unica formula. Anche durante gli incontri di Assisi i rappresentanti di ciascuna religione pregavano e gli altri ascoltavano. Non hanno cercato di pregare simultaneamente".

Con l’aumento della secolarizzazione pensa che due persone che sono entrambe religiose, anche se di fedi diverse, possano sentirsi più vicine di una coppia dove uno dei due non crede?
"Ho molta esperienza di matrimoni interconfessionali tra cristiani e devo dire che nella mia esperienza se le due persone sono tutte e due molto religiose ci sono meno problemi che se le due persone sono più indifferenti nei confronti della religione. Un matrimonio dove c’è la fede in Dio è più forte di uno dove la religione non esiste".