KENYA

Quell’ombra sul presidente

Kenyatta è il nuovo premier eletto pacificamente dal popolo. Dovrà comparire davanti alla Corte dell’Aja, a luglio, con l’accusa di aver fomentato le violenze dopo le elezioni del 2007-2008. L’arcivescovo di Mombasa, Lele: ”Spero che sarà il nostro presidente per almeno cinque anni”

A una settimana dal voto, che si è svolto il 4 marzo, è Uhuru Muigai Kenyatta il nuovo presidente del Kenya, uscito vincente dalla sfida contro il rivale Raila Amolo Odinga, con uno scarto di circa 800 mila voti (50,07%). Odinga ha già denunciato irregolarità nei conteggi e annunciato che ricorrerà alla Corte suprema. Kenyatta è il figlio di Mzee Jomo Kenyatta, il primo presidente nella storia del Kenya post-coloniale. Ma una ombra nera sulla vittoria di Kenyatta è l’accusa formulata dal Procuratore della Corte penale internazionale Luis Moreno Ocampo, per aver fomentato, insieme ad altre cinque persone, le violenze e gli scontri dopo le elezioni del 2007-2008, che causarono la morte di oltre mille persone e centinaia di migliaia di sfollati. Kenyatta dovrà comparire davanti alla Corte dell’Aja il prossimo mese di luglio. Compiacimento nei confronti del popolo kenyano è stato espresso da Stati Uniti e Unione europea, che hanno auspicato una soluzione pacifica delle controversie postelettorali. Ma nessuna delle cancellerie occidentali, in imbarazzo per la vicenda della Corte penale internazionale, ha inviato messaggi di congratulazioni al neo presidente. La Chiesa cattolica del Kenya, nei giorni scorsi ha lanciato appelli per invitare la popolazione alla calma e così è stato, finora. Patrizia Caiffa, per il Sir, ha chiesto un commento sulle elezioni a monsignor Boniface Lele, arcivescovo di Mombasa, dove prima delle elezioni ci sono stati alcuni scontri con una quindicina di vittime, tra cui poliziotti e sei membri del gruppo secessionista "Mombasa republic council".

Come valuta la vittoria di Uhuru Muigai Kenyatta?
"Uhuru Muigai Kenyatta viene dalla Provincia Centrale. È una zona molto popolosa e non siamo sorpresi che abbia vinto. Qui le persone votano secondo la loro appartenenza tribale. Sono però preoccupato perché Kenyatta deve dare delle risposte alla Corte penale internazionale dell’Aja e temo che questo possa interferire con la sua elezione o con il futuro del Paese".

Kenyatta ha annunciato che si occuperà di tutti i cittadini, di qualsiasi appartenenza politica siano. Ci crede?
"Potrebbe essere una persona neutrale e potrebbe far avanzare il Paese. Ma ribadisco: sono preoccupato per ciò che potrebbe succedere all’Aja".

Dopo le elezioni la lotta contro il fondamentalismo islamico avrà un nuovo impulso?
"I fondamentalisti islamici hanno ucciso alcuni militari anche prima delle elezioni. Non so cosa vogliano. Non sembrano accettare la democrazia".

Stavolta le elezioni si sono svolte in un clima pacifico, non ci sono stati scontri come nel 2007-2008. Un importante segno di maturità da parte della popolazione?
"Sì le persone hanno votato molto bene e non c’è stata violenza, tranne gli scontri a Mombasa. È un notevole passo in avanti. La gente non vuole rivivere le violenze del 2007-2008".

L’accusa della Corte penale internazionale contro Kenyatta riguarda proprio gli scontri del 2007-2008. È un grosso problema per la credibilità internazionale e la sua capacità di governare bene il Paese?
"Non so cosa succederà all’Aja, ma spero che Kenyatta sarà il nostro presidente per almeno cinque anni".

Cosa si aspettano i cattolici del Kenya dal nuovo presidente?
"Il presidente è uno di noi. La Chiesa cattolica si aspetta che non ci sia violenza e che sappia guidare tutti i keniani".