BELGIO
Cathobel: un’agenzia giornalistica e le attese della gente
L’agenzia CathoBel (www.cathobel.be) è il riferimento cattolico per i mass media del Belgio. È il canale di diffusione privilegiato del pensiero e della vita della Conferenza episcopale e della Chiesa belga, in stretta collaborazione con Sipi, il Servizio stampa della conferenza episcopale. CathoBel si muove anche, attraverso un portale multimediale, in sinergia con la stampa (il settimanale Dimanche), la radio e la web Tv di ispirazione cattolica del Belgio francofono. Sarah Numico, per Sir Europa, ha intervistato il direttore, Jean-Jacques Durré, proseguendo così il percorso, coordinato da Paolo Bustaffa, attraverso le agenzie di informazione che fanno riferimento alle Conferenze episcopali dei Paesi europei. Le agenzie già incontrate sono: Kathpress-Austria (clicca qui) e Kna-Germania (clicca qui).
Nell’attualità belga, qual è il contributo della vostra agenzia di informazione?
"Il nostro compito è duplice: informare sulla vita della Chiesa e offrire uno sguardo cristiano sulla realtà. Informare sulla vita della Chiesa significa contemporaneamente la Chiesa istituzionale (il Vaticano, le Conferenze episcopali, le diocesi, etc.) ma anche la Chiesa locale (le parrocchie, gli ordini religiosi, le comunità, etc.) sia in Belgio che all’estero (Comece, Ccee…). Offrire uno sguardo cristiano implica invece analizzare l’attualità alla luce del Vangelo: che cosa dice la Chiesa riguardo la crisi economica, la povertà".
Che cosa è cambiato nel vostro lavoro con il veloce sviluppo delle nuove tecnologie?
"Le nuove tecnologie hanno modificato in diversi aspetti il nostro lavoro. Oggi tutto va molto velocemente, le agenzie giornalistiche hanno bisogno quindi di essere vigilanti e di verificare, il più possibile, le fonti, al fine di evitare di diffondere una notizia falsa. Bisogna nello stesso tempo evitare la corsa allo scoop e privilegiare invece la qualità dell’informazione e la sua profondità. E questo è un impegno professionale che tutti dobbiamo mettere sempre al primo posto".
C’è qualcosa di più che i media della Chiesa possono fare per la nuova evangelizzazione?
"Molto. I media sono divenuti un vettore essenziale della nuova evangelizzazione. Ciò del resto è stato anche detto dai vescovi e dal papa emerito Benedetto XVI. Attraverso i media, si raggiungono persone che non frequentano più le Chiese, che hanno abbandonato la fede e/o le pratiche religiose. Si può condividere con loro questa buona notizia del Vangelo, dire loro che noi cristiani abbiamo qualcosa da dire sui problemi concreti della vita. Grazie alle nuove tecnologie e alle reti sociali, possiamo anche raggiungere i giovani per ascoltarli e per parlare con loro della gioia di essere cristiani. Insomma, non ci sarà nuova evangelizzazione senza i media".
Come le agenzie giornalistiche cattoliche che fanno riferimento alle Chiese nazionali in Europa possono lavorare meglio insieme?
"Attraverso l’istituzione di piattaforme di scambi e la messa in opera di collaborazioni tra di loro. Con la diffusione di informazioni tra loro, in maniera privilegiata, per raggiungere il maggior numero di persone possibile. Attraverso la realizzazione di incontri annuali che permettano di vedere insieme le problematiche che ciascuna affronta, per scambiare esperienze".
A sua volta come la Chiesa può contribuire alla vita e alla costruzione dell’Europa?
"La Chiesa si deve rendere presente e deve far percepire che ha delle cose da dire sui temi che coinvolgono la quotidianità delle persone e sulle grandi problematiche della vita. La Chiesa è ancorata nel mondo, vive con esso. Con il suo approccio universale, può contribuire a un dialogo migliore, al mantenimento della pace, a una migliore giustizia sociale. Deve ricordare che l’uomo resta il centro e che non è un prodotto".