RASSEGNA DELLE IDEE
Su ”L’Osservatore Romano” i pensieri europei dei cardinali Marx e Schönborn
La Chiesa deve accompagnare "con interesse e benevolenza" l’Europa nel processo d’integrazione, nella consapevolezza che senza il cristianesimo il mondo occidentale "non sopravvivrà". È la tesi che riporta "L’Osservatore Romano" del 10 marzo 2013, proponendo una riflessione del cardinale Reinhard Marx (arcivescovo metropolita di Monaco e Frisinga, in Germania, e presidente della Commissione degli episcopati della Comunità europea) e uno stralcio del libro "Cristo in Europa. Una feconda estraneità" dell’arcivescovo di Vienna (Austria), cardinale Christoph Schönborn.
Bene comune e libertà. "Le rivoluzioni avvenute vent’anni fa nei Paesi comunisti e ultimamente gli avvenimenti della Primavera araba – evidenzia il card. Marx – ci hanno mostrato che l’anelito alla libertà, con la ricerca, a esso sempre connessa, di un ordine nuovo e più giusto, è rimasto fino a oggi il grande tema dell’umanità". Il porporato riprende al riguardo l’enciclica di papa Giovanni XXIII "Pacem in terris", che "mette al centro il concetto di bene comune", al quale "ancor oggi ci si può allacciare quando si guarda alla situazione e al ruolo dell’Europa nel mondo". Un bene comune europeo che "dev’essere messo in relazione – sottolinea – con quello mondiale nella maniera giusta", e solo così l’Unione europea "farà presa in modo più profondo nei cuori degli uomini". "Dopo la fine della Seconda guerra mondiale – prosegue – e la vittoria degli Alleati sulla Germania nazista, che aveva sottomesso quasi tutta l’Europa con metodi crudeli, i popoli volevano soprattutto una cosa: la pace. Oggi la volontà di pace resta intatta, anche se come fondamento dell’integrazione europea essa sta via via perdendo la sua forza granitica. La ‘Pacem in terris’ mette chiaramente in risalto che la vera pace non significa solo assenza di guerra, bensì che la ‘si può costruire soltanto nella vicendevole fiducia’". Se "i rapporti fra le comunità politiche" sono "regolati nella luce della verità, della giustizia, della solidarietà operante", allora "l’unione solidale dell’Europa è un contribuito al raggiungimento della vera pace".
L’urgenza e l’ineluttabilità dell’unificazione. Ma non è solo la "volontà di pace" la ragione che oggi motiva l’unione dell’Europa. "L’esercizio comune della sovranità degli Stati nazionali – aggiunge il card. Marx – per gli europei è divenuto un comandamento della ragione. Nessuna delle nazioni europee può alla lunga sopravvivere da sola in Europa nell’epoca della globalizzazione". Anche qui torna l’enciclica di papa Roncalli ("Le economie nazionali s’inseriscono progressivamente le une sulle altre fino a diventare ciascuna quasi parte integrante di un’unica economia mondiale; e il progresso sociale, l’ordine, la sicurezza, e la pace all’interno di ciascuna comunità politica è in rapporto vitale con il progresso sociale, l’ordine, la sicurezza, la pace di tutte le altre comunità politiche"). "Per questo – ad avviso dell’arcivescovo di Monaco – oggi nel processo di unificazione europea esiste un certo carattere d’ineluttabilità e di urgenza. Le piccole e medie nazioni che formano l’Europa hanno una chance solo nel quadro di un grande mercato comune, le cui regole siano stabilite insieme (applicando un metodo sui generis). Nel frattempo, l’abolizione dei confini all’interno dell’Europa, la costituzione di un grande territorio e di uno spazio economico interconnesso ha messo i governi di fronte al compito di costituire un’autorità politica con il potere di imporre la propria volontà". Proprio a tal proposito, richiama il porporato, "la Chiesa deve accompagnare con interesse e benevolenza il percorso che porta a un ulteriore approfondimento dell’unificazione europea, commentarlo e promuoverlo attraverso il proprio contributo al rinnovamento culturale, spirituale e religioso", dal momento che "senza un fondamento spirituale e morale non possono esserci un ordine economico e un ordine politico".
L’estraneità fondamentale del cristianesimo. A tornare sul ruolo del cristianesimo, "presenza straniera" e al contempo "fondamento dell’Europa", è il volume del card. Schönborn. "Da un lato – argomenta – il cristianesimo è una delle radici dell’Europa e, fino a un determinato livello, il futuro dell’Europa nel contesto mondiale dipende da esso"; "dall’altro lato, il cristianesimo è per molti un elemento estraneo in un mondo determinato dalla ragione, dall’Illuminismo e dai principi democratici". La tesi del porporato austriaco è che "quest’Europa, e il mondo occidentale intero, non sopravvivrà senza quell’estraneità portata dal cristianesimo. In altre parole, l’Europa può svolgere il suo ruolo nell’ambito delle culture del mondo soltanto se ritiene il cristianesimo, questo corpo estraneo, come parte integrante della sua identità".