PARLAMENTO UE
L’assemblea di Strasburgo boccia il bilancio pluriennale proposto dagli Stati
Con il voto dell’Europarlamento che respinge la proposta di budget pluriennale emersa dal Consiglio europeo dell’8 febbraio, si confermano le distanze politiche e strategiche tra le due istituzioni comunitarie, le quali condividono il potere di bilancio all’interno della complessa architettura Ue. Ma vi sono altri motivi di interesse provenienti dalla sessione plenaria dell’Assemblea svoltasi dall’11 al 14 marzo.
Via libera al "two pack". Gli eurodeputati hanno affrontato diversi argomenti nel corso della settimana a Strasburgo: hanno dibattuto con Consiglio e Commissione della crisi economica e del summit ad essa dedicata (14-15 marzo); hanno ascoltato il discorso pronunciato dal presidente israeliano Shimon Peres, centrato sulla situazione mediorientale; hanno discusso e assunto decisioni su politica agricola, tutela dei diritti delle donne, protezione dei consumatori, futuro delle centrali nucleari, integrazione dei migranti, partite di calcio truccate. L’emiciclo ha quindi approvato a grande maggioranza il cosiddetto "two pack", ossia le nuove norme per la supervisione dei bilanci della zona euro. Il pacchetto regolativo, che ora attende il via libera dal Consiglio Ue, comprende due testi: uno steso dall’eurodeputato francese Jean-Paul Gauzès e l’altro dalla portoghese Elisa Ferreira. Rispetto al testo iniziale, l’emiciclo ha introdotto emendamenti volti a garantire che il sistema di sorveglianza sia diretto anche alla crescita, oltre che al rigore. I deputati sostengono inoltre che "quando un Paese in gravi difficoltà finanziarie è invitato a fare tagli consistenti" per risanare i conti pubblici, "tali sforzi non devono pregiudicare gli investimenti nel campo dell’istruzione e della sanità". Inoltre la tabella "di riduzione del deficit dovrebbe essere applicata in modo più flessibile in caso di circostanze eccezionali o grave recessione economica".
L’emiciclo non approva il Qfp. Il 13 marzo è poi giunto in aula il Quadro finanziario pluriennale. Con il loro voto, gli eurodeputati hanno sostanzialmente detto no a un bilancio definito "insufficiente" e "deficitario" e hanno respinto i tagli proposti dagli Stati membri nei settori strategici legati alla crescita, all’innovazione, all’occupazione. Al contempo l’Europarlamento si è espresso con un chiaro sì ai fondi indispensabili per investimenti, istruzione, coesione sociale; sì alla flessibilità dei conti e a una revisione a medio termine del Qfp; sì a un sistema in grado di assicurare risorse proprie al bilancio dell’Unione, svincolandolo dai trasferimenti nazionali. In pratica gli eurodeputati hanno respinto la proposta di Qfp emersa dal Consiglio europeo di febbraio (960 miliardi per gli "impegni", 908 per i "pagamenti", ossia le risorse effettivamente a disposizione in sette anni) e ha definito le linee-guida con le quali aprirà le trattative con la presidenza di turno irlandese. La risoluzione approvata ha avuto 506 voti a favore, con 161 contrari e 23 astensioni, raccogliendo il sostegno di Popolari, Socialisti e democratici, Liberali, Verdi, Sinistra. Conservatori ed "euroscettici" sono invece favorevoli al contenimento o a una progressiva riduzione del budget Ue e delle politiche comuni. L’Euroassemblea chiede invece che siano stanziati fondi sufficienti per tutte le politiche comunitarie (coesione territoriale, inclusione sociale, agricoltura, infrastrutture, ricerca, Erasmus, energia, sicurezza, cooperazione internazionale…). Domanda inoltre un Qfp "sufficientemente flessibile per consentire che i fondi disponibili siano utilizzati in modo ottimale", con una revisione "di medio termine".
I mezzi necessari. "L’adozione da parte del Parlamento europeo della risoluzione in merito al prossimo periodo di programmazione finanziaria" (2014-2020) è "un passo in avanti importante": è quanto ha dichiarato Janusz Lewandowski, commissario per la programmazione finanziaria, subito dopo la votazione in plenaria. "Ora i negoziati dovrebbero essere avviati rapidamente – ha continuato il commissario – e lo dobbiamo a 500 milioni di europei, alle nostre imprese, alle città, alle regioni, agli scienziati, agli studenti, alle organizzazioni non governative e a tutti coloro che beneficiano dei fondi comunitari". La Commissione Ue, specifica Lewandowski, continuerà a fungere da "facilitatore", aiutando a mediare un accordo globale tra il Parlamento e il Consiglio europeo. "Il quadro finanziario pluriennale deve, infatti, essere pronto in tempo, fornendo così i mezzi necessari all’Europa per uscire dalla crisi anche attraverso l’introduzione di norme più semplici per l’accesso ai fondi comunitari e un bilancio più flessibile a livello dell’Ue in grado di reagine velocemente ai nuovi sviluppi". "Mettere in comune le nostre risorse, attraverso un bilancio focalizzato sugli investimenti per la crescita e il lavoro – ha concluso il commissario polacco – rappresenta un’azione chiave in un momento in cui l’Europa ne ha più bisogno".