AUSTRIA

Con nuovo slancio

Il Consiglio dei laici cattolici su Concilio e ”One of us”

Il Consiglio dei laici cattolici austriaci (Klrö) ha tenuto la sua assemblea ordinaria nei giorni scorsi a Vienna. I due temi principali all’ordine del giorno sono stati l’iniziativa dei cittadini dell’Ue "One of us" e una riflessione sull’attualità del Concilio Vaticano II, con contributi dei teologi Otto Hermann Pesch e Hans-Joachim Sander. Riproponiamo il resoconto che ne ha tracciato l’agenzia austriaca Kathpress.

"One of us" è l’iniziativa dei cittadini europei che intende difendere la dignità dell’essere umano fin dal suo inizio, e il Klrö, il principale forum delle organizzazioni laicali austriache ha deciso di appoggiare questa iniziativa popolare. "One of us" chiede che l’Ue non utilizzi più le entrate fiscali per finanziare alcuna attività, che abbia come conseguenza o come presupposto la distruzione degli embrioni (in particolare la ricerca sulle cellule staminali), né qualsiasi forma di aiuto allo sviluppo che sostenga attivamente l’aborto. L’iniziativa non coinvolgerebbe le regolamentazioni in materia di interruzione delle gravidanza, sulle quali non è l’Unione europea, ma sono i singoli Paesi ad avere responsabilità decisionale. All’iniziativa si può aderire, firmando sul sito www.oneofus.eu, fino al 10 maggio.

Un "nuovo modo" nella Chiesa. Hanno definito il Concilio Vaticano II come "incoraggiante inizio per una nuova Chiesa" i due teologi austriaci Otto Hermann Pesch e Hans-Joachim Sander, intervenuti all’assemblea del Klrö. In particolare Sander, teologo fondamentalista di Salisburgo, ha sottolineato come ultimamente l’interesse per il Concilio sia "cresciuto in maniera incredibile". Indirettamente vi avrebbe contribuito anche la Fraternità S. Pio X, che non è riuscita a comprendere le questioni fondamentali del concilio e "in particolare la reciproca relazione tra la Chiesa e la realtà del suo tempo". Secondo Sander, con il Concilio, la Chiesa si è allontanata dai principi della "visibilità" e di "centro" e ha conosciuto un "opposto" che non si può controllare e nemmeno ignorare. È quindi ora necessario passare, "dal modo del potere a quello dell’autorità, dal confronto al dialogo, dalla dimostrazione di se stessi alla scoperta degli altri". Sander ha evidenziato come questa nuova concezione sia chiaramente espressa nell’introduzione della costituzione pastorale "Gaudium et Spes": il fatto che i temi della Chiesa siano stati indicati a partire dalle questioni sollevate dal momento presente, è un "primato della relativizzazione della Chiesa". La fede perciò "in linea di principio ha a che fare con tutte le persone", il che porta al riconoscimento dei diritti umani e "in particolare della libertà di religione".

"Non inghiottiamo il Concilio". Appelli a custodire l’eredità del Concilio sono giunti anche da Hermann Pesch, professore emerito di teologia sistematica ad Amburgo. Molte cose, a partire da quel momento sono significativamente cambiate, ad esempio nell’ambito della liturgia, del dialogo interreligioso o della libertà religiosa, dove si è verificata una vera "rivoluzione copernicana". L’idea dei laici come ‘longa manus’ della gerarchia è stata da allora superata. Grazie al Concilio, il modo di vedere della Chiesa si è trasformato, dalla "societas perfecta", dal "corpo di Cristo", a "popolo di Dio" e "comunione", vale a dire, ha spiegato Pesch, "una convivenza di credenti non in un sistema di anteposti e sottoposti, ma in una fraternità". Oggi è necessario un nuovo slancio che sviluppi ulteriormente le acquisizioni del Concilio. Pesch ha messo in guardia circa una riconvocazione troppo veloce di un nuovo concilio: c’è il pericolo di una "inversione di marcia". Un monito arriva dall’esempio del Concilio Vaticano I (1869-1870), che all’epoca non era nell’aria, ma che è stato intensamente sollecitato da "gruppi di pressione": alcune piccole riforme si sono succedute, ma l’indirizzo di fondo è stato quello del centralismo. Pesch ha proposto di valorizzare invece i sinodi dei vescovi, che a suo avviso fino a ora sono stati "semplici chiacchierate", anziché convocare un nuovo concilio. Oltre a ciò, un altro concilio, nella forma del Concilio Vaticano II "praticamente non sarebbe possibile" a motivo dell’aumentato numero di vescovi, dai 2.700 di allora ai circa 4.000 attuali.