LUSSEMBURGO

Cosa si dirà ai figli?

La Chiesa locale su matrimonio e adozione coppie omosessuali

La Commissione diocesana per la pastorale famigliare del Lussemburgo, ha pubblicato il 15 marzo scorso un documento per inserirsi nel dibattito che si è aperto in queste settimane anche in Lussemburgo, dopo che la Camera dei deputati ha deciso di arrivare entro l’estate a una legge sul matrimonio e l’adozione per le coppie omosessuali. Sir Europa presenta una sintesi del documento (www.cathol.lu).

Le questioni in gioco. Nel dibattito riguardo l’eventuale apertura al matrimonio delle coppie omosessuali e all’adozione da parte di coppie omosessuali "ci si concentra sulla relazione tra figli e genitori (dello stesso sesso), mentre spesso si elude la problematica dell’origine, il concepimento, la procreazione dei figli". I genitori non sono solo responsabili della crescita dei figli, ma sono innanzitutto "responsabili di una trasmissione genetica e identitaria", cioè di riferimenti simbolici culturali, "senza i quali nessuna esistenza umana è possibile". "Procreare è diverso da produrre", "è un atto che impegna la differenza dei sessi", "un atto che impegna e che non è in nessun modo riducibile a un atto biologico o tecnico". Se nel tempo, superare infertilità o sterilità è stata una preoccupazione volta a garantire l’ordine sociale, ora, in nome di un "diritto individuale al figlio", si cerca di risolvere il problema dei singoli per vie legislative senza riflettere "sui cambiamenti significativi implicati dal punto di vista della rappresentazione della parentalità e dei rapporti umani nella società".

Quali figli? La legge tradizionale sulle adozioni nel Lussemburgo, distingue tra adozione piena (con la scomparsa di ogni riferimento alla famiglia di origine) e adozione semplice (si mantiene un legame con la famiglia d’origine). Ora, "per i figli che vivono con una coppia omosessuale, ma sono nati da un’unione eterosessuale di uno dei due partner, bisogna introdurre nel codice civile misure di protezione per questi bambini, che garantiscano gli stessi diritti di tutti i bambini. Queste disposizioni possono essere introdotte nel breve periodo, e non sconvolgono il significato del matrimonio". Diverso è il caso in cui si tratta di figli concepiti con l’intenzione specifica, da parte di coppie omosessuali, di adottarli una volta nati, ricorrendo alle vie più diverse, a volte dietro pagamento: in questi casi "come l’adozione potrebbe applicarsi a questi bambini, senza entrare in contraddizione con altre disposizioni legali e in particolare la convenzione internazionale dei diritti dei bambini"? "Tutto porta a pensare che l’obiettivo del presente progetto di legge non sia di partire dalla prospettiva del bambino, ma di rispondere al desiderio di un figlio di una comunità basata su un orientamento sessuale che, come comunità minoritaria, rivendica il diritto ad avere un figlio, appellandosi al principio della non discriminazione". Il punto però è che "non esiste e non può esistere un diritto al figlio, principio condiviso da tutte le società umane, ancorché alcuni gruppi di pressione, lo rivendichino". Per venire incontro al desiderio di un figlio da parte delle coppie omosessuali, la legge "mette in discussione una concezione universale e stabile di filiazione, ridefinisce in modo radicale la famiglia e sconvolge in modo fondamentale l’identità dell’essere umano e delle sue relazioni". "Il dato biologico, esistente per tutti gli esseri umani, impone che ci sia un maschio e una femmina, un incontro delle differenze, per fare un figlio". "Riconoscere il diritto di dirsi genitori" in qualsiasi modo si raggiunga questo obiettivo, "porta a rifiutare di riconoscere al bambino il diritto di essere figlio o figlia di tale padre e di tale madre".

"Il terzo" eliminato. La generazione in questo contesto è ridotta a un atto di tecnica biomedica, in cui il terzo (donatore di sperma, di ovulo, o gestatrice a pagamento) sarà eliminato dalla figliazione. Ma come immaginare che ciò avvenga effettivamente senza lasciare traccia nel desiderio e nella psiche di chi ha voluto il figlio, di chi ha contribuito a generarlo e del figlio stesso? "Senza mettere in discussione la capacità educativa di adulti omosessuali", occorrerà verificare nel lungo periodo le conseguenze su questi figli, "soprattutto nel momento in cui a loro volta si porranno il problema di dare la vita, diventeranno padri o madri". "Come si risponderà ai figli quando faranno domande sulla loro origine?". "Nella misura in cui non avrà trovato le parole giuste per raccontare la sua genealogia", "e la storia dei desideri che hanno presieduto alla sua nascita", questo figlio "potrà avere delle difficoltà a collocarsi come padre o come madre". Far passare come progressiste le rivendicazioni delle coppie omosessuali, e stigmatizzare come omofobico o reazionario chiunque esprima delle riserve in materia, "è espressione degli impercettibili scivolamenti semantici che rivoluzionano profondamente la costruzione dell’umano e della sua storia".