QUI PLAZA DE MAYO
Una lunghissima veglia notturna ha accompagnato Jorge Mario Bergoglio al soglio pontifico. E lui ha ricambiato l’abbraccio con una telefonata alle 3.30 ore locali, riscaldando Plaza de Mayo
La sua amata Buenos Aires ha vegliato tutta la notte per accompagnarlo al soglio pontificio. E il loro "Papa Francisco" ha ricambiato l’affetto e la devozione dei concittadini riuniti in Plaza de Mayo, davanti alla cattedrale, con un regalo e una grande sorpresa: una telefonata inaspettata nel cuore della notte, alle 3.30 ora locale, mentre migliaia e migliaia di giovani facevano festa e cantavano insieme agli artisti che si alternavano sul palco, nel concerto organizzato dall’arcidiocesi.
La telefonata del Papa. Sul palco si stava esibendo il cantautore Carlos Seoanne: si è fermato ed ha annunciato: "Abbiamo una chiamata del Papa". La folla, emozionatissima, ha cominciato ad urlare di gioia. Immediatamente è sceso un silenzio profondo, per ascoltare le sue parole: "Grazie per esservi riuniti a pregare". E poi: "È tanto bello guardare il cielo, guardare al nostro cuore e sapere che abbiamo un padre buono che è Dio". Poi Papa Francesco ha chiesto loro "un favore": "Camminiamo tutti insieme, prendiamoci cura gli uni degli altri. Non facciamoci danno. Proteggiamo la vita, la famiglia, la natura, i bambini, gli anziani. Che non ci sia odio, liti. Lasciate l’invidia, dialogate tra di voi. Che questo desiderio di prendersi cura cresca nel cuore. Avvicinatevi a Dio". Il Papa ha concluso con la benedizione e dalla piazza è salito un "Gracias Papa Francisco".
La notte più lunga. La notte in Plaza de Mayo è stata lunghissima. Già al tramonto, vicino alla famosa colonna dove ogni giovedì continuano a girare in tondo le Madres de Plaza de Mayo per ricordare figli e nipoti vittime della dittatura, la missione cittadina dell’arcidiocesi di Buenos Aires ha allestito una tenda, la "Carpa misionera", con una gigantesca statua della Madonna e sacerdoti che imponevano le mani per benedire lunghe file di persone. Dietro ad un tavolo, i volontari hanno raccolto in scatole di cartone le intenzioni di preghiera dei fedeli, scritte su fogli volanti. Molti portavano generi alimentari per i poveri o facevano offerte, come chiesto dall’arcidiocesi. "È un modo per uscire e andare incontro alle persone, per portare il messaggio di Gesù alla gente, laddove si trova", ha spiegato padre Gustavo, giovane prete diocesano, che non si stancava di parlare con i giovani e benedirli uno ad uno. Per tutta la notte sono stati disponibili sacerdoti per le confessioni. Perfino i 400 veterani della contesa delle Falkand (che qui chiamano Malvinas) tra Argentina e Gran Bretagna, che da anni stanno protestando con un accampamento fisso in piazza per chiedere sussidi e tutele dallo Stato, hanno esposto un nuovo striscione con la scritta: "Prima di essere Papa era vicino alla nostra protesta. Grazie Sua Santità".
La messa in cattedrale. Le celebrazioni sono cominciate ufficialmente alle 21.30 in una cattedrale affollatissima e attenta. "Stiamo vivendo un momento di grazia spirituale molto speciale, come famiglia, come popolo di Dio", ha detto mons. Vincent Bacalic, vescovo ausiliare di Buenos Aires, che ha presieduto una messa di ringraziamento. "Siamo qui – ha detto – nel giorno in cui la Chiesa celebra la festa di San Giuseppe, patrono della Chiesa universale. Siamo qui per invocare Maria e Giuseppe perché accompagnino Papa Francesco nel suo ministero". Anche da cardinale, ha ricordato, Bergoglio è stato sempre particolarmente devoto a San Giuseppe: "Apriva ogni incontro di sacerdoti e di laici con una preghiera a San Giuseppe. È una sua caratteristica, che lo accompagnerà sicuramente anche durante il ministero petrino". Alla fine della messa sull’altare è rimasto esposto il Santissimo per l’adorazione eucaristica.
La festa dei giovani. Subito dopo, sul palco allestito davanti alla cattedrale, che assomiglia più ad un tempio greco, è iniziata la festa. Tra i cantanti, applauditissimo, padre Cesar, un sacerdote cantautore molto famoso in Argentina, con un paio di canzoni rock dedicate a Papa Francesco. "Siamo qui – ha detto una ragazza dal palco – per fare festa a Papa Francisco". Per tutta la notte, i giovani hanno cantato e ballato con tanto entusiasmo, parafrasando brani famosi come "La bamba" per inneggiare "al Papa Francisco". C’erano i giovani del don Orione, dell’Azione cattolica, delle parrocchie della città, gli scout. Tra le mani le bandiere del Vaticano e dell’Argentina, striscioni e gonfaloni. Per tutta la notte l’esercito ha offerto ai giovani la bevanda calda del mate, distribuendola da una cucina da campo. Su stand improvvisati i venditori cuocevano empanadas, hamburger, wurstel, profumando l’aria dell’odore di carne arrostita. Altri vendevano cafè cortado, chocolate, mate. Per non inciampare sopra le bandiere, le magliette e i vari gadget di Papa Francisco stesi in terra, tra la folla, bisognava camminare come guadando un fiume. "La notte – dicono questa mattina alla Croce Rossa – si è svolta tranquilla".
Il risveglio della città. Già prima dell’alba, alle 5.30, un muro umano sulla Avenida de Mayo, la via principale che conduce alla plaza de Mayo, impediva alle persone di entrare nella piazza per seguire la messa di inizio pontificato in diretta televisiva da Roma, su quattro maxischermo. La maggior parte sono cittadini di Buenos Aires, ma tanti sono arrivati anche da altre parti del Paese. Oggi il governo, tra le polemiche delle associazioni laiche, ha anche decretato un giorno di chiusura delle scuole cittadine, per permettere alle famiglie e ai giovani di partecipare alla Messa. La città si è svegliata con un fermento e una emozione nuova. Nei bar, lungo le strade, le tv trasmettono in contemporanea le immagini di Roma e quelle di Plaza de Mayo. Gli uomini ancora assonnati, abituati a sedere ai tavoli con il caffè e il giornale, non staccano gli occhi dallo schermo e commentano con battute i vari momenti: "Hola, que tal?". "Habemos Papam".
Tutti in piazza per la messa. In piazza ci sono tutti: anziani con stampelle di legno, religiose in preghiera, giovani che hanno trascorso qui la notte e ora sonnecchiano sui marciapiedi, fidanzati abbracciati e famiglie con i bambini che dormono sui passeggini. Qualcuno si è perfino arrampicato sugli alberi per riuscire a vedere lo schermo. La piazza ha seguito con un profondo silenzio le parole che il Papa ha pronunciato nell’omelia. Lo ha interrotto con applausi, soprattutto quando il Papa ha parlato dei poveri ed ha invitato i fedeli a "non avere timore della bontà e della tenerezza". Dopo la messa, in una atmosfera irreale di grande silenzio, ordinata e silenziosa, la gente ha lasciato la piazza. Nel cuore la sensazione di un cambiamento ecclesiale nuovo e profondo.
da una delle nostre inviate a Buenos Aires, Patrizia Caiffa
(19 marzo 2013)