PAPA FRANCESCO

Incoraggerà l’Europa

I commenti di un giornalista-scrittore e di uno storico francesi

Bernard Lecomte, nato nel 1949 in Francia, è stato giornalista per 25 anni, in diverse testate nazionali (La Croix, le Figaro, L’Express). Conoscitore delle vicende dell’Europa dell’Est, ha seguito in diretta tutti gli episodi della fine del comunismo. Vaticanista, ha pubblicato numerosi volumi; la sua biografia di Giovanni Paolo II, uscita nel 2003, ha venduto 50mila copie. Il suo ultimo libro pubblicato in italiano è “Il segreto dei Papi (Dall’Ottocento ai giorni nostri)”, delle edizioni San Paolo. Vive in Borgogna. Sarah Numico lo ha intervistato, per Sir Europa, sui primi giorni di Papa Francesco.

Quale impressione dopo i primi giorni di Papa Francesco?
“Fin da quando è apparso alla Loggia delle Benedizioni, il 13 marzo scorso, Papa Francesco ha mostrato un cambiamento di tono rispetto ai suoi predecessori. Innanzitutto ha scelto di chiamarsi Francesco, in riferimento a San Francesco d’Assisi, figura emblematica della povertà, cosa che nessun Papa aveva fatto prima di lui. Inoltre, non indossava che l’abito bianco, come un semplice sacerdote, e ha indossato la stola ricamata solo nel momento della benedizione. Infine, prima di benedire il popolo di Roma, ha chiesto al popolo di Roma di pregare Dio affinché benedisse il suo vescovo, cosa che non era mai stata fatta. In questo modo ha dato il tono…”.

Quale contributo questo Papa darà all’Europa?
“È ancora troppo presto per dirlo: dopo i papi italiani, che erano europei per natura, abbiamo avuto un Papa polacco e un Papa tedesco, entrambi molto attaccati all’Europa, alle sue radici cristiane, ai valori umanisti, alla cultura universale… e alla sua secolarizzazione, in ragione della quale è nato il concetto della ‘nuova evangelizzazione’. È probabile che Papa Francesco estenda questa nozione agli altri continenti, ma non penso che possa disinteressarsi dell’Europa. Vedremo!”.

Lei pensa che potrà parlare anche a coloro che in Europa hanno tagliato i ponti con la Chiesa e con coloro che si dichiarano estranei a qualsiasi fede?
“I primi passi e i primi gesti di Papa Francesco hanno dato di lui un’immagine simpatica ed aperta, vicina ai fedeli, cosa che non corrisponde con l’immagine che la maggioranza degli europei ha della Chiesa cattolica oggi. La sua umiltà personale, il suo passato di pastore vicino ai poveri, la sua semplicità nelle omelie hanno mostrato a decine di milioni di persone che la Chiesa non è un’assemblea di dottrinari ottusi diretta da un’amministrazione reazionaria, ma una comunità di grandi diversità riunite sotto valori assolutamente semplici: la fede, la speranza e la carità”.

Questo Papa povero, che accoglie tutti, potrà dare nuove prospettive al dialogo ecumenico?
“Lo si può immaginare. Certamente, l’ecumenismo è meno prioritario in un Paese come l’Argentina, che nei Paesi europei e mediterranei. Qualsiasi responsabile della Chiesa cattolica però si trova a dover affrontare questo compito grande del dialogo e dell’avvicinamento tra le confessioni cristiane. Già la semplicità del nuovo Papa dovrebbe sedurre i protestanti e il modo in cui ha espresso il suo stile di devozione non dovrebbe dispiacere agli ortodossi. L’ecumenismo è sempre facilitato se si ritorna allo spirito del Vangelo”.

Ricorderà le radici e le forze
“Per la prima volta un Papa ha osato scegliere questo nome così impegnativo su tanti campi di azione. Per la prima volta, un Papa ha aperto il suo pontificato con una preghiera, riuscendo a far fare il silenzio a una folla immensa, e a fare recitare il Nostro Padre e l’Ave Maria, le due preghiere di base di ogni cattolico. Perché viene da lontano, dal nuovo mondo, può osare prendere il nome di uno dei santi più popolari della storia del cristianesimo europeo e riprendere le preghiere fondamentali, ricordando così alla vecchia Europa le sue radici e le sue forze. A dieci anni dall’esortazione apostolica di Giovanni Paolo II, ‘Ecclesia in Europa’, Francesco significa anche una sfida per la vecchia Europa e una speranza per il mondo”.
Jean-Dominique Durand – Università di Lione