COMMISSIONE UE

Per un’Europa più vicina

Proposte dell’Esecutivo su elezioni 2014, sicurezza stradale, riciclo rifiuti

Una proposta per rendere più partecipate le elezioni dell’Europarlamento, fissate alla fine di maggio 2014; una nuova iniziativa per diminuire le vittime della strada; l’ennesimo allarme per proteggere ambiente e salute umana rispetto al “dilagare” dei rifiuti urbani. Una serie di interventi della Commissione Ue tocca aspetti diversi del futuro dell’Unione. Non si tratta di decisioni dirimenti per risolvere la crisi economica né di importanti strategia politiche, ma di aspetti che riguardano la vita dei cittadini e che danno un’idea dell’ampio orizzonte di competenze dell’Esecutivo Ue.

Cittadini alle urne. Con un documento adottato nei giorni scorsi, il collegio dei commissari ha invitato i partiti politici a nominare – in vista delle prossime elezioni del Parlamento europeo, che avvengono ogni 5 anni – un potenziale candidato alla carica di presidente della Commissione e a indicare a quale gruppo politico aderiranno una volta giunti a Strasburgo. Si tratta solo di proposte, in quanto, ad esempio, i trattati non prevedono l’elezione diretta del capo della Commissione, eppure l’intento è chiaro: si vorrebbe “stimolare il dibattito su scala europea” e “aumentare la partecipazione elettorale”, che nel corso degli anni è andata drasticamente riducendosi. “Non si può costruire l’Ue senza la partecipazione degli europei. È fondamentale che i cittadini si esprimano sull’avanzamento dell’Unione”, ha spiegato Viviane Reding, vice presidente dell’Esecutivo. La presa di posizione è stata accompagnata dalla diffusione di un sondaggio di Eurobarometro secondo cui “l’84% dei cittadini ritiene che la partecipazione alle elezioni europee aumenterebbe se fossero disponibili maggiori informazioni sull’impatto dell’Ue nella vita di ogni giorno”. Il 73% del campione intervistato ritiene che “più informazioni sull’affiliazione politica europea dei candidati incoraggerebbero la gente a recarsi alle urne”; il 62% afferma che “avere candidati dei partiti alla presidenza della Commissione rafforzerebbe la partecipazione”.

Trasporti: meno vittime. “Ogni giorno perdono la vita 75 persone sulle strade europee” (28mila decessi nel 2012); per cui, nonostante i miglioramenti registrati nel campo della sicurezza stradale, “non sono consentiti trionfalismi”. Siim Kallas, commissario per i trasporti, ha commentato con queste parole i dati diffusi dall’Esecutivo il 19 marzo. Nel 2011 era stata adottata una strategia valida per i 27 Stati membri volta a rendere più sicuri i trasporti stradali. “Le vittime sono diminuite del 9% nel 2012” nei 27 Stati Ue. Si tratta del minor numero di vittime della strada “nei Paesi comunitari da quando sono stati raccolti i primi dati”, a metà anni ’60. Kallas ha proseguito: “Una diminuzione del 9% significa che l’anno scorso sono state salvate 3mila vite. Abbiamo ora l’obiettivo ambizioso di dimezzare le vittime entro il 2020”. I morti negli incidenti “rappresentano solo la punta dell’iceberg, dato che per ciascuna di queste sulle strade europee si contano dieci feriti gravi che subiscono lesioni al cervello o alla spina dorsale”. Le statistiche dei singoli Stati indicano che il numero delle vittime della strada “varia sensibilmente all’interno dell’Unione”: i Paesi con il minor numero di vite umane perse restano il Regno Unito, la Svezia, i Paesi Bassi e la Danimarca, con circa 30 decessi per milione di abitanti. Il dato “più preoccupante” delle statistiche è stato “il considerevole aumento delle vittime appartenenti a gruppi vulnerabili, quali pedoni, motociclisti e anziani”. Tra gli impegni assunti dagli Stati figurano norme più severe per l’accesso alle patenti di guida per le moto e per i camion, percorsi formativi alla guida più severi, interventi per il miglioramento delle strade, miglioramenti – da parte delle aziende, con il supporto della ricerca applicata – nella sicurezza dei veicoli (impianti frenanti, segnalazioni di pericolo, sicurezza abitacolo…) e controllo della velocità.

Riciclo non discarica. Il commissario per l’ambiente Janez Potocnik è tornato in settimana sul problema della gestione dei rifiuti urbani: ogni cittadino europeo produce oltre 500 chili di rifiuti all’anno, di cui un terzo viene smaltito in discarica. “Mentre alcuni Stati gestiscono in maniera produttiva queste risorse ricorrendo al riciclaggio o al compostaggio di circa il 60% dei rifiuti urbani, altri Paesi membri non sono altrettanto virtuosi”. Nel corso di un seminario svoltosi a Bruxelles, Potocnik ha ribadito alcuni principi per ottimizzare le politiche nazionali di gestione dei rifiuti, “con tabelle di marcia personalizzate e raccomandazioni pratiche incentrate su un’efficace applicazione della legislazione comunitaria”. Numerosi Stati “ricorrono ancora troppo allo smaltimento nelle discariche. L’interramento dei rifiuti comporta un ingente spreco di materiali di grande valore – ha ricordato il commissario -; è un’occasione mancata per creare nuovi posti di lavoro, far crescere la nostra economia e ridurre gli impatti dei rifiuti sulla salute umana”. La Commissione, oltre a rilevare che nel nord Europa prevalgono riciclo, compostaggio e incenerimento per produrre energia, ha definito alcune possibili “leve” per evitare il ricorso alla discarica, fra cui differenziazioni e agevolazioni nelle tariffe di smaltimento, nonché sensibilizzazione dei cittadini.