CARDINALE BAGNASCO
L’invito ai giovani: ”Dobbiamo imparare dai martiri di ieri e di oggi”. La processione attraverso i vicoli della città vecchia e l’aperitivo ”per incontrare e salutare i ragazzi che quest’anno compiono 18 anni”
“Amate sempre di più la Chiesa. Amate le vostre chiese, i vostri gruppi, le vostre comunità parrocchiali, la vostra diocesi. In questo modo amerete la Chiesa universale. Non siate polemici, critici, divisi gli uni dagli altri perché i limiti ci sono e ci saranno sempre ma, sopra questi limiti, c’è la realtà bella della comunità cristiana”. Amando la Chiesa “avrete anche quella spinta in più per testimoniare con coraggio e a testa alta, con gioia e con sorriso, che Gesù è il nostro destino che ci salva”. E’ l’invito che l’arcivescovo di Genova e presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, ha rivolto ieri sera nella riflessione che ha condiviso con i giovani genovesi nella cattedrale di San Lorenzo.
Non vagabondi ma pellegrini. “Gesù – ha spiegato il porporato – è il destino”. In questo mondo “non siamo vagabondi ma pellegrini perché sappiamo dove stiamo andando”. “Gesù è il calore dell’amore che colma quella fame e sete di amare e di essere amati che nessun amore ed affetto umano può saziare completamente e per sempre”. Per “vivere con Gesù” ha detto il porporato “è sufficiente fare le cose con lui e per lui”. Come pregare Gesù? “La prima forma di preghiera – ha spiegato – è tacere per ascoltare”. “Andare a Messa, anche tutti i giorni, – ha proseguito – è il primo modo per incontrare Gesù”. Ma Gesù si incontra anche attraverso il sacramento della riconciliazione. “Perché dovremmo avere timore della riconciliazione? Non dobbiamo avere paura della misericordia di Dio perché è sempre più grande dei nostri peccati”. Infine, il cardinale ha esortato i ragazzi ad essere “confessori e non tiepidume della fede” ad essere saldi “e non vergognosi e timidi”. “Dobbiamo imparare dai martiri, di ieri e di oggi”. Infatti, “anche oggi, nel mondo sono decine di migliaia i perseguitati ed i martiri. Anche se sembra impossibile, siamo nel secondo millennio, eppure è così. Quanto sangue dei martiri, giovani e meno giovani, viene versato in tante parti del mondo”.
I giovani hanno voglia di cose belle. Tornato alla Pastorale giovanile diocesana dopo aver trascorso cinque anni alla Pastorale Giovanile nazionale, monsignor Nicolò Anselmi, ha spiegato che “i giovani di oggi non sono diversi rispetto a quelli di qualche anno fa”. “I giovani sono quelli di sempre: hanno voglia di cose belle, buone e vere e se trovano chi le indica lo seguono sempre. Certamente c’è un clima di materialismo di individualismo esasperato, una crisi di fede, tanto che Papa Benedetto XVI aveva indetto l’anno della fede”. Una fede di cui “c’è sempre bisogno e tanto più in questo periodo di crisi economica, sociale e spirituale”. Ieri i giovani hanno dato vita ad una processione attraverso i vicoli della città vecchia culminata con l’arrivo nella cattedrale. “E’ stato un modo per uscire dalla chiesa, per essere una chiesa che va in strada come ha chiesto anche Papa Francesco” ha detto monsignor Anselmi. Durante la processione i ragazzi genovesi hanno attraversato un’antica porta della città vecchia, “come fece Gesù entrando in Gerusalemme che passò attraverso una delle porte della Città Santa”. Portavano con sé rami di palma, uno per ogni parrocchia della diocesi, che sono stati portati nelle rispettive parrocchie di appartenenza per la celebrazione di oggi.
Legare fede e vita. Prima della processione era stato organizzato un aperitivo “per incontrare e salutare i ragazzi che quest’anno compiono 18 anni”. “La Chiesa – ha detto ancora monsignor Anselmi, deve essere vicina ai grandi momenti delle persone. Per i giovani il 18esimo compleanno è un momento importante, come importante sono l’esame di maturità, la ricerca e l’entrata nel mondo del lavoro”. “Il nostro obiettivo – ha spiegato – è legare sempre di più fede e vita. Desideriamo coniugare fede e Chiesa con la vita ed il mondo dei ragazzi” perché “tra la liturgia celeste, la liturgia terrestre e la vita ci deve essere continuità”.
“E’ stata una serata meravigliosa” ha detto Alessandra al termine. “Il cardinale – ha spiegato la ragazza – ha parlato con tanta fede e la sua testimonianza mi è piaciuta molto”. Anche “l’aperitivo è stato un momento di unione e di Chiesa, proprio come essere in famiglia. Ho anche ricevuto alcuni regali: il catechismo della chiesa cattolica, un libro di meditazione di San Francesco di Sales ed una maglietta”. Andrea, 18 anni, ha parlato di “una testimonianza molto bella”. In particolare ha apprezzato l’invito del cardinale “a vivere ogni cosa che si fa per Gesù e con Gesù. Se si impara a fare questo – ha affermato – si va certamente in paradiso perché è la cosa più bella che si possa fare”.