EMILIA/POST TERREMOTO
A Mirandola si è fatto il punto sulla ricostruzione con il ministro Profumo. La priorità data agli edifici scolastici è il segno della rinascita per un Paese in affanno
Riflettere e far riflettere sulle esperienze maturate nella ricostruzione degli edifici scolastici dopo il sisma dello scorso maggio e circa la sperimentazione di una didattica innovativa per condividere quanto vissuto. Questo l’intento del convegno "La scuola prima di tutto. Che cosa abbiamo imparato dopo il terremoto dell’Emilia del 20-29 maggio 2012", che si è svolto ieri a Mirandola. "La ricostruzione non è finita. Il terremoto non si supera in sei mesi o un anno, ci sono diversi problemi da risolvere ancora oggi, come per esempio il senso di smarrimento delle famiglie provocato anche dal procedere delle demolizioni di case ed edifici", ha affermato Stefano Versari, vicedirettore generale dell’Ufficio scolastico regionale per l’Emilia Romagna, "il calo del 20% delle iscrizioni nelle zone più colpite dal terremoto, i rientri di alcuni studenti ad anno scolastico iniziato, il preoccupante aumento del consumo di alcool fra giovani in queste aree del cratere". La crisi post-terremoto continua e "nei periodi di crisi ha raccomandato Versari le persone vanno sostenute, altrimenti si perdono".
"Abbiamo fatto scuola su come si fanno le scuole". La ricostruzione delle scuole in così poco tempo "non è stata un miracolo, ma una grazia voluta", secondo Manuela Manenti, responsabile unico del procedimento per il "bando scuole". "Pur nell’incertezza dei numeri, tra la prima e la seconda scossa ha riferito Manenti si sono individuate due tipologie di interventi: gli Est (Edifici scolastici temporanei) e i Pms (Prefabbricati modulari scolastici). I primi sono scuole a tutti gli effetti, strutture innovative e veloci temporaneamente usate come scuole. Si tratta di tecnologie che ‘faranno scuola’: classificate di tipo 4 (in futuro potranno essere edifici utilizzati per la protezione civile), di classe energetica A, senza barriere architettoniche. Mentre i Pms sono frutto di un assemblaggio di moduli precostituiti e dureranno 6-9 mesi". "Le scuole costruite in modo modulare possono essere ampliate, per esempio con laboratori o palestre, come sta già avvenendo in alcune realtà. Le ditte che hanno lavorato sono tutte italiane e hanno realizzato le strutture, lavorando giorno e notte, in 30/60 giorni. Noi ha sintetizzato abbiamo fatto scuola su come si fanno le scuole". In effetti, quest’esperienza "fa riflettere sull’assetto del territorio e la riorganizzazione delle città", ha osservato Paolo Ceccarelli, titolare della cattedra Unesco in pianificazione urbana e regionale per lo sviluppo locale sostenibile all’Università di Ferrara. "È un’occasione per ripensare ai piani regolatori dell’Emilia Romagna, modulandoli sui problemi presenti, perché attualmente si rifanno a un modello di società che non esiste più". "Tale esperienza per il docente ha fatto emergere in modo straordinario, anche se drammatico, occasioni di rinnovamento: la possibilità di ricostruire a partire dalle reali necessità attuali, di dare peso alle relazioni fra territori vicini, di far emergere un’idea di scuola completamente diversa da quella avuta finora, di costruire quella solidarietà che oggi si sta perdendo".
Ripartire dalla scuola. Ad avviso della scrittrice Silvia Vegetti Finzi, che è pure docente di psicologia dinamica, "è significativo che tra le diverse priorità di ricostruzione ci siano state le scuole e gli spazi per il tempo libero (ludoteche, piscine ecc.) perché per i bambini i giochi sono delle vere e proprie medicine. Riorganizzando lo spazio scolastico si riorganizza la comunità; inoltre i bambini hanno la scuola dentro di loro, è una struttura identitaria fondamentale". "La scuola ha aggiunto è simbolo della rinascita, incontro fra diverse generazioni, un ponte tra passato e futuro, tradizione e innovazione, fiducia e speranza, è nella scuola che i bambini rinsaldano le loro radici e mettono le ali e con i loro piccoli passi rimarginano le ferite" del terremoto.
L’Emilia come esempio. "Questo Paese sta vivendo un momento complicatissimo e sembra che non riesca a ripartire. È per questo che bisogna diffondere e condividere la vostra esperienza perché è questa la vera e bella Italia, che reagisce con forza e riparte dalla scuola, come centro civico aperto sia all’esterno sia all’interno con un’interazione continua tra insegnanti e studenti". Così il ministro dell’Istruzione, dell’università e della ricerca, Francesco Profumo, si è rivolto ai presenti al termine del convegno. "Vi ringrazio come cittadino per quello che ho imparato oggi e per il sorriso dei vostri bambini visto nel documentario ‘Il battito della comunità. La ricostruzione delle scuole dell’Emilia’ (proiettato in sala all’inizio del convegno, ndr), che spero venga diffuso al più presto, ma soprattutto ha concluso per questo vostro rispetto dei tempi, che è davvero di esempio per tutta l’Italia".