GUARDARE DALLA PERIFERIA/1
Viaggio nelle parrocchie romane: san Gregorio VII, nel quartiere Aurelio. Qui le povertà sono soprattutto quelle del cuore: la solitudine delle persone anziane, lasciate sole dai figli e accudite da badanti; l’alto numero di separazioni e divorzi; la dipendenza dal gioco. Ma non mancano le povertà materiali
"Non è facile stare sotto il Cupolone. No, non è per niente facile". Lo ripete, quasi come un mantra, davanti al taccuino del cronista. Padre Paolo Maiello ofm, parroco della parrocchia di san Gregorio VII dal 2005, non ha dubbi: "questi ultimi due anni per noi religiosi e sacerdoti sono stati durissimi". Complici le vicende della pedofilia, degli abusi, di Vatileaks, degli scandali finanziari, afferma, "la fatica è aumentata ed oggi è impegnativo essere parroco, sacerdote, religioso. Per molta gente sei, senza appello, un pedofilo, un ladro, un imbroglione, solo per l’abito che porti. È la via della croce quella scelta dalla minoranza; la maggioranza, infatti, ha scelto Barabba". La vicinanza alla basilica di san Pietro, dalla quale la chiesa dista solo poche centinaia di metri, invece che placare le polemiche sembra amplificarle. Ma forse qualcosa sta cambiando. Dopo la sua elezione, con le sue prime parole, i suoi primi gesti, papa Francesco ha rimesso al centro ciò che di buono è ed ha la Chiesa, la Parola di Dio. Ci accorgiamo che la gente sorride, è contenta di incontrare un pastore, un sacerdote, si percepisce l’orgoglio di essere cattolico. Molti fedeli avevano perso speranza e fiducia nella Chiesa, la stanno ritrovando adesso con papa Francesco".
Uno stile di vita. Dal suo ufficio parrocchiale di questa Chiesa, la prima in stile moderno, in cemento, costruita vicino a san Pietro, padre Paolo racconta l’attesa del Conclave e della elezione: "nessuno della nostra fraternità, sin dalle dimissioni di Papa Ratzinger, aveva perso speranza nel futuro. Benedetto XVI con il suo gesto si era reso grande davanti al mondo. Ancora adesso, credo che per capire il senso della sua scelta ci vorrà ancora del tempo. Ma eravamo certi che la Chiesa avrebbe avuto una grande apertura, e in cuor nostro ci aspettavamo un Pontefice extra-europeo, come un segno nuovo nella storia della Chiesa. Ma lo Spirito è andato oltre ogni aspettativa ispirando anche il nome Francesco. Ricordo che alla fumata bianca eravamo in piazza e all’udire il nome di Bergoglio siamo rimasti sorpresi, un papa sudamericano, un gesuita e poi quel nome, Francesco, che segna uno stile di vita".
La direzione da seguire. Le sue prime parole, dalla loggia delle benedizioni, pronunciate da vescovo di Roma, più che da Papa, con al fianco il suo vicario, il cardinale Vallini, ridanno slancio e vigore alla missione: "E adesso, incominciamo questo cammino: Vescovo e popolo. Questo cammino della Chiesa di Roma, che è quella che presiede nella carità tutte le Chiese. Un cammino di fratellanza, di amore, di fiducia tra noi. Preghiamo sempre per noi: l’uno per l’altro. Preghiamo per tutto il mondo, perché ci sia una grande fratellanza. Vi auguro che questo cammino di Chiesa, che oggi incominciamo e nel quale mi aiuterà il mio Cardinale Vicario, qui presente, sia fruttuoso per l’evangelizzazione di questa città tanto bella!". Ma in che modo queste parole interpellano le parrocchie della capitale e i suoi fedeli?
Una parrocchia in cammino. San Gregorio VII è una delle tante chiese di Roma: situata nel quartiere Aurelio (settore Ovest), ha 18mila fedeli, molti sono dipendenti del Vaticano, oltre a 33 comunità femminili, sei maschili, il seminario minore della diocesi, ed un notevole numero di prelati. Buona presenza di dipendenti vaticani. È una parrocchia frequentata anche da tanta gente di passaggio, vista la vicinanza a san Pietro. Il quartiere è abitato da persone piuttosto anziane, coppie giovani, infatti, non potrebbero permettersi, almeno in questa fase di crisi, di avere o prendere casa in zona. Non è una periferia, ma non mancano i disagi ed i bisogni. Spiega padre Paolo: "ci sono povertà diverse: non abbiamo poveri che hanno bisogno di mangiare, se ci sono, sono molto pochi e non abitano il quartiere. Abbiamo povertà come la solitudine delle persone anziane, lasciate sole dai figli, accudite da badanti, come l’alto numero di separazioni e divorzi, come la dipendenza dal gioco, ci sono molti giocatori anonimi". Nei locali parrocchiali opera anche un centro di distribuzione della Caritas che fornisce circa 270 pacchi a settimana ad immigrati e adesso anche a molti italiani, in gran parte anziani soli che non ce la fanno a vivere con la pensione. Inoltre da quattro anni, ogni lunedì sera, portiamo nella stazione Termini 250 pasti, in una sorta di mensa itinerante dove si impegnano giovani e famiglie". Completano l’offerta dei servizi sociali parrocchiali un centro di ascolto, in rete con il Vicariato e un Consultorio familiare, gestito da psicoterapeuti e psicologi, per offrire aiuto e consigli alle coppie separate. "Le separazioni, infatti, sono una vera povertà del nostro tempo" dice il parroco. "Con la sua opzione per i poveri – aggiunge padre Paolo – il Papa ci richiama ad un supplemento di responsabilità, sia i fedeli che noi frati e lancia un richiamo a riappropriarci dell’identità che abbiamo smarrito e della capacità di profezia. A noi religiosi e sacerdoti ci arriva la sua spinta ad essere sempre più frati del popolo, della gente, dei poveri. Gesti come portare la croce di ferro piuttosto che d’oro significa stare in comunione con tante famiglie che non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese. Anche noi parroci, e religiosi, ci sentiamo ricaricati, rigenerati sostenuti dalla sua presenza. Ci dona la forza e la certezza di essere sulla strada giusta". Dello stesso avviso anche i parrocchiani, tra loro Paola Fabrizi, già capo ufficio del Pontificio Consiglio per l’unità dei Cristiani, oggi in pensione. "Francesco è papa del dialogo. Spero faccia superare l’appannamento della Chiesa di questi ultimi tempi. Ci ha rivitalizzato come fedeli ed i suoi gesti sono espressioni di una povertà che diventa lezione di distacco dalla ricchezza".