CAMPANIA
Finanziato il raddoppio dei punti di valutazione della concentrazione delle polveri sottili e del biossido di azoto
La Giunta regionale della Campania, il 15 marzo, ha approvato il finanziamento programmatico delle attività previste per l’adeguamento della rete di monitoraggio della qualità dell’aria e per l’aggiornamento dell’inventario delle emissioni, nell’ambito dell’obiettivo operativo “Migliorare la salubrità dell’ambiente”. La cifra stanziata è di 4 milioni di euro. Con questo finanziamento si realizza la nuova configurazione della rete, raddoppiando i punti di monitoraggio esistenti e rendendoli tutti in linea con i sistemi riconosciuti di valutazione della concentrazione delle polveri sottili e del biossido di azoto, che rappresentano gli inquinanti che, attualmente, destano le maggiori preoccupazioni sul territorio regionale e, in particolare, nei centri più urbanizzati. L’intervento prevede, da un lato, l’adeguamento della rete attualmente utilizzata dall’Agenzia regionale di protezione ambientale composta da 19 centraline e, dall’altro, il recupero e/o la rifunzionalizzazione di parte delle 41 centraline acquistate dal Commissariato rifiuti e poi trasferite all’Arpac. Queste ultime servivano a monitorare la qualità dell’aria nei siti destinati al trattamento dei rifiuti tra cui Acerra, ove sono installate tre centraline che, con questo finanziamento, saranno rifunzionalizzate.Non è una vittoria. “Stanziare del danaro per l’inventario delle emissioni inquinanti e per il cammino di adeguamento della rete delle centraline sul territorio costituisce una buona notizia per la Campania, che è tra le Regioni più scarsamente monitorate, possedendo soltanto l’11% delle stazioni totali, secondo i dati del ministero della Salute”, afferma Pasquale Giustiniani, docente di bioetica nel Dipartimento di giurisprudenza della Seconda Università di Napoli e direttore dell’Ufficio per la giustizia, legalità, pace e salvaguardia del creato della diocesi di Pozzuoli. Tuttavia, evidenzia l’esperto, “potrebbe addirittura diventare una cattiva notizia se il provvedimento non avesse esiti operativi a breve, se le centraline ex Arpac che si riutilizzeranno non fossero in grado di attuare tecniche innovative per la rilevazione del particolato (particelle inquinanti sospese nell’atmosfera, ndr) ultrafine e se, soprattutto, il tutto avvenisse nel persistere di un generale quadro politico incapace di uno sguardo d’insieme sull’inefficienza energetica, il malgoverno del trasporto pubblico, la scarsità e l’inadeguatezza dei servizi”. La razionalizzazione e l’incremento delle centraline, insomma, “non è una graziosa concessione o una ‘vittoria’ della Giunta regionale, ma semplicemente il dovere, ancora parzialmente osservato, che deriva dal rispetto delle direttive europee, le quali fissano sia i limiti massimi giornalieri di sostanze tossiche in aria sia il limite annuale da non superare, al fine di prevenire sintomi respiratori acuti, patologie cardio-respiratorie e cancri polmonari”. Intanto, ricorda Giustiniani, “il 19 dicembre 2012 è arrivata l’ennesima sentenza della Corte di giustizia europea per l’inadempienza dell’Italia su tutto ciò. Del resto, anche i decreti del Governo nazionale ci obbligano a monitorare correttamente tutti gli inquinanti che deteriorano la qualità dell’aria, anche se questo stanziamento regionale riguarderà soltanto le centraline che monitorano il biossido di azoto e le frazioni più leggere delle polveri, compreso il famigerato PM2,5”. Di conseguenza, “la regione Campania non può, non deve fermarsi, ma continuare a incrementare le risorse finanziare per attrezzare una corretta e funzionale rete di monitoraggio dell’aria, tenendo conto del dato allarmante che, nel corso del 2012, ha fatto registrare nella sola città di Napoli il triste primato di ben 85 giorni di superamento di alcuni particolati”.Promuovere il rispetto del creato. “Se l’aria contiene elementi inquinanti – sottolinea Aldo Bova, presidente dell’Associazione medici cattolici italiani di Napoli e consigliere nazionale Amci -, si hanno certamente danni all’apparato respiratorio e alla salute in generale. Per questo motivo, la decisione della Giunta regionale della Campania di approvare il finanziamento delle attività previste per l’adeguamento della rete di monitoraggio della qualità dell’aria e per l’aggiornamento dell’inventario delle emissioni è di grande positività. Perché offre la possibilità del monitoraggio dell’inquinamento dell’aria e di agire per ridurlo o, meglio, eliminarlo”. Purtroppo, “proprio in Campania e, in particolare, in alcune zone del napoletano, è stata segnalata la condizione di grave inquinamento dell’aria per roghi e incendi di rifiuti”. Allora “ben venga la buona funzionalità di una rete di monitoraggio per la valutazione di ‘sorella aria’, come diceva san Francesco”. Insieme, però, con il monitoraggio ambientale, Bova ritiene che “le Istituzioni dovrebbero pensare a un’opera d’inculturazione della popolazione sul rispetto del creato. Solo la cultura del rispetto dell’ambiente e dell’aria ci può porre a riparo d’inquinamenti che mettono a rischio la salute e, in modo precipuo, l’apparato respiratorio”.a cura di Gigliola Alfaro(27 marzo 2013)