UNA FOTO DA URLO

Il dono di quel settimino

Forse sveglierà le coscienze e le azioni, perché si possa dire forte “mai più l’aborto”. Ha sconvolto il mondo l’immagine del feto abortito in Cina per ragion di Stato

(Foto Siciliani - Cristian Gennari/SIR)

Dove non sono bastati i dati è arrivata una fotografia (che il Sir ha deciso di non pubblicare). L’immagine del feto di sette mesi abortito per ragion di Stato non è solo l’urlo straziante di un padre disperato, ma è l’emblema della sconfitta di ogni Paese che voglia definirsi civile. Nella Cina del figlio unico e del controllo demografico, un bimbo "fuori quota" è qualcosa di più di un’illegalità, è un crimine da punire con la morte. La sua. Eppure bastavano tremila euro per pagare la mazzetta di compiacenza che avrebbe derubricato il fatto a mero incidente amministrativo. Ma i due genitori quei soldi non li avevano e la burocrazia, soprattutto quando digiuna, non perdona. Chissà chi ha fatto la soffiata? Un vicino geloso? Un delatore pagato per controllare chi sgarra? Una donna che ha subito lo stesso brutale trattamento? Non importa chi sia stato, i solerti funzionari non si sono fatti intenerire e hanno provveduto all’efficace rimozione dell’ospite indesiderato.
"L’aborto forzato è già ufficialmente illegale in Cina e nel gennaio del 2011 il presidente cinese Hu Jintao ha anche assicurato che la Cina non ha avuto una politica dell’aborto forzato. Eppure – denuncia l’attivista Reggie Littlejohn sul sito LifeSiteNews – da allora abbiamo ricevuto molti rapporti credibili che denunciano casi simili". Del resto, è dal 1971 che la massiccia campagna di "pianificazione familiare" macina aborti e sterilizzazioni forzate a ritmi che rendono le cifre così alte da divenire incommensurabili. È come quando si legge che il debito pubblico è di 2.022,7 miliardi di euro e non riesci nemmeno a pensarla quella cifra lì, nemmeno a immaginarla, perché le categorie del nostro quotidiano non ci hanno abituato a ragionare su numeri così al di fuori della nostra portata da risultare astratti. Allo stesso modo, leggere, nero su bianco, che in 42 anni la Cina ha praticato 336 milioni di aborti e 196 milioni d’interventi di sterilizzazione, evoca il genocidio ma non lo rende reale, perché semplicemente non è ascrivibile nella nostra mente a qualcosa di cui abbiamo esperienza tangibile.
Sono solo numeri, alti sì, ma numeri, dati, cifre: stanno lì sulla carta e non certificano nulla che non sia una sorta di registro dei corrispettivi. Poi arriva la foto del bambino, cruda come sanno essere solo le immagini dei morti innocenti di morte violenta, cui nonostante decenni di televisione non riusciamo ad assuefarci. Anche perché, con buona pace degli abortisti sempre e comunque, diventa difficile parlare di "grumo di cellule" davanti a un bimbo raggomitolato che, pur nella sfumatura pietosa dei pixel, si intuisce formato, sano.
Nella tradizione popolare sono i settimini quelli che, nati anzitempo, sono portatori di doni particolari, di poteri nascosti che serviranno loro per far del bene agli altri. Forse anche nel doloroso destino di questo figlio settimino c’è in sorte un dono: svegliare le coscienze e le azioni, perché si possa dire forte "mai più".