L'UNZIONE SACERDOTALE

Profumare le periferie

Il messaggio del Papa ai “suoi” preti. Perché diffondano Cristo

Sacerdoti, cioè "unti". Come i tre "Unti" presentati dalla Parola di Dio: il Servo di Javhè di Isaia, Davide, Cristo Gesù. Parte dall’unzione l’insegnamento di Papa Francesco per i sacerdoti di tutto il mondo cattolico, nel giorno che ricorda e celebra la loro ordinazione presbiterale. Il messaggio del Papa è semplice, lineare, immediato. Si è sacerdoti in quanto unti con l’unzione di grazia di Cristo, con il profumo di Cristo, ma non si è unti per se stessi, per un onore da godere in proprio. Fin dall’inizio della sua omelia nella Messa del Crisma, il Papa precisa che l’unzione viene ricevuta per donarla.
Questo vale per i sacerdoti, di ogni tempo e di ogni luogo: "Quando ci rivestiamo con la nostra umile casula può farci bene sentire sopra le spalle e nel cuore il peso e il volto del nostro popolo fedele, dei nostri santi, dei nostri martiri". È al nostro popolo che dobbiamo portare l’unzione di Cristo, spargendolo a profumare "le periferie", come Cristo la cui unzione "è per i poveri, per i prigionieri, per i malati e per quelli che sono tristi e soli".
"Periferie": potrebbe essere considerata, questa, come parola chiave indicata da Papa Francesco ai preti e alla Chiesa oggi. Nell’omelia questa parola torna in continuazione, a indicare una missione che non ha confini, perché guarda sempre unicamente ai confini dell’amore di Cristo, che è per tutti, ma che ha predilezione per coloro che stanno nelle "periferie" della storia, della società, della vita, della sofferenza, dell’amore. È per questa gente delle periferie che si è sacerdoti. A questa gente si deve portare il profumo di Cristo, la sua unzione che consola e dà gioia.
Da questa missione di portatori dell’unzione di Cristo si definisce l’essere sacerdoti, "mediatori" che operano per amore gratuito, non "intermediari" o "gestori" che lavorano per la "paga".
Per svolgere questo suo ruolo il sacerdote ha, oggi, dal Papa, l’indicazione dei metodi, sulla strada di Cristo. Quindi preti portatori di gioia, che donano ai fedeli la grazia di uscire dall’Eucaristia domenicale con la gioia di avere ricevuto nell’omelia la Buona Notizia, con la consolazione di avere sperimentato che il Vangelo raggiunge la loro quotidianità, "fino ai bordi della realtà", riuscendo a illuminare "le situazioni limite, le periferie dove il popolo fedele è più esposto all’invasione di quanti vogliono saccheggiare la sua fede". Quando la gente sente questo, "è incoraggiata ad affidarci tutto quello che desidera arrivi al Signore", perché sente che "la grazia passa attraverso di noi".
Ecco, allora, il sacerdote chiamato non ad attendere l’appello che gli giunge dai fedeli, ma capace di "intuire e sentire… l’angoscia piena di speranza" del popolo di Dio.
Se così vive, il sacerdote non cede all’insoddisfazione, perché ha in sé "l’odore delle pecore" e per esse vive, superando "la cosiddetta crisi di identità sacerdotale" e potrà "prendere il largo nel nome del Signore e gettare le reti".
"In questo mare del mondo attuale in cui vale solo l’unzione e non la funzione" risultano "feconde le reti gettate unicamente nel nome di Colui del quale noi ci siamo fidati: Gesù".
È questo il messaggio di un Pontefice venuto "quasi dalla fine del mondo", ai suoi preti, inviati, fino ai confini del mondo per ungere con l’olio di Cristo tutte le periferie esistenziali dell’umanità.