FORUM SOCIALE MONDIALE
Caritas italiana traccia un bilancio positivo dell’evento celebrato per la prima volta in un Paese arabo. Grande l’entusiasmo dei giovani tunisini. Settecento tra assemblee e seminari. Il contributo speciale delle suore. Campagna per la cittadinanza promossa da Caritas, Cgil e Arci: ”L’Europa sono anch’io”.
"La Tunisia, con l’entusiasmo dei giovani e di un intero popolo che ha fatto la rivoluzione e sta cercando democrazia, diritti e dignità, è stato, in questo periodo storico, il luogo migliore dove poter svolgere un Forum sociale e portare avanti le varie istanze per i diritti sociali e degli ultimi". E’ un bilancio positivo quello tracciato da Oliviero Forti, di Caritas italiana, che ha guidato al Forum sociale mondiale di Tunisi una ventina di delegati delle Caritas diocesane esperti in migrazioni, uno dei temi centrali di cui si sono occupati insieme ad oltre 150 rappresentanti delle Caritas di tutto il mondo. Come nei precedenti Forum a Dakar, Nairobi, Belem, Porto Alegre, la presenza della Chiesa – con volontari, operatori, missionari e religiose – è stata impegnata, partecipata, attiva e visibile. Stavolta con una curiosa particolarità in più: i veli delle religiose si confondevano a volte con i veli delle donne arabe. Nelle tende allestite nel grande campus universitario El Manar, affollato dal 26 al 30 marzo da oltre 30mila persone, con moltissimi giovani tunisini, si incontravano le cause sociali e politiche più disparate: dallo spazio dedicato ai cambiamenti climatici alle lotte dei popoli saharawi e palestinesi; dai militanti dell’opposizione tunisina che chiedevano giustizia per l’omicidio del leader Chokri Belaid a quelli che inneggiavano a Chavez; dalle madri delle vittime del mare ai profughi del campo Choucha, al confine tra Libia e Tunisia, dimenticati nel deserto. 700 tra assemblee e seminari sui diritti delle donne, dei migranti, sui conflitti in corso, sulla costruzione della pace e della giustizia, un lungo cammino che non finisce mai. Una Tunisi caotica e congestionata non ha fatto mancare il suo benvenuto, tappezzando di striscioni tutta la città e organizzando rumorosi concerti davanti agli alberghi degli stranieri. Le tante manifestazioni organizzate qua e là e le voci della gente tradiscono però un piccolo sussurro di sottofondo: se la rivoluzione non si compirà ci sarà presto un’altra rivolta? I cattolici si sono ritrovati lunedì in cattedrale per una messa iniziale e hanno concluso ieri con la celebrazione del Venerdì Santo. La delegazione Caritas si è anche entusiasmata parlando di democrazia, migrazioni e diritti delle donne con una ospite speciale: Imen Ben Mohamed, giovane parlamentare che sta lavorando alla scrittura della Costituzione del suo Paese. Una Settimana Santa molto "social". Riassumiamo alcuni brevi spunti dalle loro giornate al Forum. Materiali più approfonditi sull’archivio della sezione "Quotidiano".
Una campagna europea sulla cittadinanza. Cittadinanza dalla nascita agli immigrati residenti in tutti i Paesi dell’Unione europea; diritto di voto alle elezioni amministrative e ratifica della Convenzione Onu per i diritti dei migranti e delle loro famiglie. Questi i tre principali obiettivi della campagna per la cittadinanza "L’Europa sono anch’io", lanciata in anteprima mondiale dalle tre principali realtà promotrici (Caritas, Cgil, Arci) tra le 22 organizzazioni che hanno condotto a livello nazionale la corrispettiva campagna nazionale "L’Italia sono anch’io". Forti del successo dell’esperienza italiana, che ha portato alla raccolta di centinaia di migliaia di firme e al deposito in Parlamento di una proposta di legge di iniziativa popolare per abolire il principio dello "ius sanguinis", le organizzazioni promotrici hanno scelto il Forum sociale per far conoscere la proposta e raccogliere idee su come condurre la campagna a livello europeo. In Europa vivono 32 milioni di immigrati regolari e le stime parlano di circa 5 milioni di irregolari, che sommati rappresentano il 10% della popolazione europea. La campagna chiede di "riconoscere lo status di cittadini a 37 milioni di persone altrimenti si rischia l’apartheid".
Migrazioni e sviluppo. "Le migrazioni non devono essere considerate né buone né cattive, sono semplicemente connaturate alla condizione umana. Dobbiamo perciò cambiare la mentalità delle istituzioni, perché guardino alle migrazioni come ad un fattore di sviluppo per i Paesi di accoglienza e i Paesi di partenza". E’ questo l’invito emerso dal workshop su "Migrazioni e sviluppo" organizzato da Caritas internationalis, in collaborazione con Caritas italiana e Secours catholique. Rappresentanti delle Caritas di Svezia, Albania, Libano hanno raccontato i loro progetti per favorire lo sviluppo delle comunità di appartenenza dei migranti. Come il lavoro del Servizio dei gesuiti per i migranti, una ong attiva dal 2001 in Messico: gruppi di auto-aiuto per la "salute emotiva" delle donne che rimangono sole con i figli e tante responsabilità, dopo l’emigrazione dei mariti negli Usa. Contemporaneamente hanno creato una banca comunitaria dove confluiscono i soldi delle rimesse, da utilizzare in progetti produttivi. Le proposte e le raccomandazioni emerse durante il seminario saranno portate da Caritas internationalis al Dialogo di alto livello su migrazioni e sviluppo che si terrà a New York il prossimo mese di ottobre.
Comboniani e francescane. Donne cattoliche, anglicane e musulmane insieme per costruire la pace in Sud Sudan. E’ l’iniziativa presentata dalle missionarie comboniane, che facevano parte di una delegazione di una trentina di persone tra missionari e religiose. Per la prima volta, dopo aver partecipato ai Forum gli anni scorsi come semplici ascoltatori, i comboniani hanno deciso di organizzare una serie di eventi sui temi più diversi: dal land grabbing (l’accaparramento delle terre) al lavoro nelle bidonville ai percorsi di pace e riconciliazione. Anche una decina di Suore Francescane missionarie di Maria erano al Forum da osservatrici. Le africane, con i sontuosi vestiti tipici e un velo colorato in testa, erano riconoscibili solo dal badge.