ORIENTAMENTO VOCAZIONALE

Accompagnare spiritualmente

Il seminario Cei introdotto da monsignor Nico Dal Molin, nel segno di Paolo VI e del suo invito a “essere esperti in umanità” nell’affiancare quanti sentono la chiamata. Rivisitato, con don Angelo Maffeis, l’itinerario vocazionale di Battista Montini

"Essere esperti in umanità è la condizione essenziale per vivere un accompagnamento spirituale nella luce dello Spirito". Monsignor Nico Dal Molin, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale delle vocazioni della Cei, ha richiamato la famosa espressione di papa Paolo VI – "Noi siamo in mezzo a voi quali esperti in umanità", pronunciata il 4 ottobre 1965 nello storico discorso alle Nazioni Unite – per aprire, ieri pomeriggio a Brescia, il XXVIII Seminario Cei di formazione sulla direzione spirituale a servizio dell’orientamento vocazionale. "Essere esperti in umanità – ha proseguito Dal Molin – significa trovare le ragioni del cuore e farle proprie, creare delle sintonie e armonie profonde con le ferite, i drammi, le solitudini delle donne e degli uomini nostri contemporanei". Circa 130 i partecipanti – sacerdoti, religiosi e laici – provenienti da tutta Italia che, fino al 5 aprile, rifletteranno sul tema "Gioia della fede e arte dell’accompagnamento spirituale. Alla scuola del venerabile Paolo VI".

Nei luoghi di Paolo VI. Una scelta quella del Centro Paolo VI a Brescia e della figura di Papa Montini non casuale: fu proprio il Pontefice, nativo di Concesio, a pochi chilometri dalla città lombarda, a istituire, nel 1963, la Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, e il primo Papa a indire un "Anno della fede". "Ci sentiamo guidati – ha detto mons. Dal Molin, introducendo di lavori – dallo sguardo lucido, profetico e pieno di speranza di Paolo VI che in questi luoghi è nato, cresciuto e ha scoperto la sua vocazione". Una scelta che si pone in continuità con quella di ospitare nella città lombarda, il 20 e il 21 aprile, le celebrazioni nazionali per la 50ª Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni.

Imparando a farsi prossimo. Sarà proprio la riscoperta della figura di Giovanni Battista Montini, di cui Benedetto XVI lo scorso dicembre ha riconosciuto le virtù eroiche, a scandire i giorni del seminario che si concluderà, il 5 aprile, con l’intervento del vescovo di Brescia, monsignor Luciano Monari. Nei quattro giorni d’incontri le relazioni di esperti, che vedranno la partecipazione, tra gli altri, dei pedagogisti Paola Bignardi e Giuseppe Mari, e del priore della comunità di Bose, Enzo Bianchi, si alterneranno a laboratori di condivisione delle esperienze vissute dai partecipanti nei diversi contesti di servizio. "Nei lavori di gruppo – ha spiegato suor Marina Beretti, superiora generale delle suore apostoline – ci sarà modo di confrontarsi con esperienze concrete di vita di giovani e sacerdoti per cercare di capire, insieme, come aiutare le persone che, trovandosi ad affrontare queste situazioni, busseranno alla nostra porta. Lo faremo a partire da alcune lettere di contenuto vocazionale scritte da Paolo VI".

Il ruolo della famiglia nella vocazione di Papa Montini. Proprio gli scritti di Papa Montini sono stati al centro dei lavori della prima giornata del seminario grazie all’intervento di don Angelo Maffeis, presidente dell’Istituto Paolo VI di Concesio. Nel suo ricco epistolario, a partire dagli anni della giovinezza, non mancano, infatti, numerosi riferimenti alla maturazione della sua scelta vocazionale. "La scelta del giovane Giovanni Battista Montini di servire la Chiesa nel sacerdozio – ha spiegato il teologo – appare in molte sue lettere come parte della sua esperienza familiare". Un percorso in cui giocarono un ruolo importante la "tradizione di fede coltivata in famiglia" e la direzione spirituale affidata a padre Paolo Caresana che accompagnerà il futuro Papa per molti anni. "A causa delle sue precarie condizioni di salute – racconta don Maffeis – il giovane Giovanni Battista durante gli anni di teologia (1916-1920) non visse in seminario a Brescia, ma a casa. Appare chiaro dunque il ruolo centrale dell’ambiente familiare nelle sue scelte. Fu proprio il padre, già nel 1913, a invitare il figlio a intraprendere un cammino di direzione spirituale". Tappe che portarono Giovanni Battista a scegliere il servizio presbiterale che lui stesso definì come una "grande e difficile scelta, prestabilita e libera". "Paolo VI – conclude don Maffeis – sottolineò la singolarità di una scelta di vita da compiere in libertà, ma che risponde a una vocazione prestabilita, la risposta a una chiamata".

Un invito alla gioia. In chiusura, mons. Dal Molin, ha voluto ricordare anche un ultimo aspetto da porre come "punto-luce" di riferimento in questi giorni: è l’esortazione apostolica di Papa Paolo VI: "Gaudete in Domino". "Un invito alla gioia – ha spiegato il delegato Cei per le vocazioni – che chiede ai cristiani di ritornare alle sorgenti della gioia, nella scoperta di un’esperienza profonda di umanità semplice e veritiera, nella gioia del cercare e del donare".