GUARDARE DALLA PERIFERIA/ROMA 3
Torre Angela (quadrante Est) parrocchia dei santi Simone e Giulia Taddeo. “La situazione è grave – dice il parroco monsignor Luigi Storto – la crisi coinvolge non solo la sfera dei bisogni materiali ma intacca anche la fiducia, la speranza nel futuro e anche la fede”. E ancora: “Papa Francesco troverà anche qui, nella sua diocesi, quelle povertà che ben conosce a Buenos Aires per averle combattute. Sono certo che lo vedremo presto visitare le parrocchie”
Un quartiere senza centro, fatto di tante piccole palazzine, bifamiliari, trifamiliari, una attaccata all’altra, costruito abusivamente a partire dai primi anni Cinquanta, dove il centro è diventato la parrocchia, la più grande di Roma, "con i suoi 80mila abitanti suddivisi in 62 etnie e residenti in ben 140 strade". La parrocchia è quella dei santi Simone e Giuda Taddeo, il quartiere è uno di quelli storici della periferia romana, Torre Angela, situato nel quadrante Est della capitale. Qui la gente rivendica con orgoglio la costruzione della chiesa, "con i nostri soldi e un piccolo aiuto del Vicariato", dicono alcuni parrocchiani. Qualcuno si lascia andare ai ricordi: "Quando siamo arrivati qui non c’era niente, men che meno la Parola di Dio. Eravamo, nella nostra zona, solo sette famiglie. Per nove mesi abbiamo celebrato la messa, con sacerdoti che venivano da sant’Andrea della Valle, negli appartamenti privi ancora di pavimenti. E poi con il megafono andavamo in giro a portare la Parola di Dio". Si comprende bene, allora, che parlare di Torre Angela, significa anche parlare di questa parrocchia, altrettanto storica, eretta il 4 aprile 1961 con decreto del cardinale vicario del tempo, Clemente Micara: un legame che travalica il solo motivo religioso. La Chiesa, qui, s’innerva nel tessuto sociale forse più che altrove, è un motore di riscatto sociale, un luogo aperto d’incontro, di aiuto, d’impegno "per chi vuole sporcarsi le mani" all’insegna del Vangelo. "Gesù Cristo qui in borgata si manifesta nel volto delle persone, siano esse italiane, nigeriane, rumene, egiziane, non c’è differenza".
Gente generosa. "Le cose da fare sono tante – dice monsignor Luigi Storto, da pochi mesi parroco al posto di don Matteo Zuppi, una delle colonne portanti della Comunità di Sant’Egidio, oggi vescovo ausiliare della diocesi di Roma -. Con l’avvento di Papa Francesco, chiamato dai cardinali ‘quasi dalla fine del mondo’, sembra che le chiese di periferia, o forse sarebbe meglio dire di frontiera, stiano tornando al centro dell’attenzione mediatica e speriamo, soprattutto, pastorale". Le cronache dei giornali riportano storie di droga, di aggressioni, di disagio giovanile e non solo. A fare notizia, oggi, sono soprattutto la crisi che mangia posti di lavoro, la disoccupazione, giovani senza prospettive, famiglie in difficoltà allo stesso modo che immigrati, zingari e anziani soli. Gente costretta dalla crisi a lasciare le proprie abitazioni costruite pezzo dopo pezzo in modo abusivo e poi sanate con tanta difficoltà. Nonostante l’assenza di grandi centri commerciali permetta ancora ai piccoli negozi di mantenersi, grazie anche all’alto numero di abitanti, "ogni domenica è attiva una mensa dei poveri che serve fino a 150 pasti. C’è la distribuzione d’indumenti e pacchi viveri, un servizio di assistenza psicologica. Con richieste sempre in aumento. Laddove possibile cerchiamo anche di venire incontro ad alcune emergenze come il pagamento di bollette a famiglie in difficoltà. Ed è proprio in questi frangenti che emerge tutta la generosità delle persone".
Famiglia, chiave di volta. "Le sfide, come si vede, sono molteplici e vanno affrontate con vigore. La situazione è grave – ammette senza troppi giri di parole mons. Storto – la crisi coinvolge non solo la sfera dei bisogni materiali ma intacca anche la fiducia, la speranza nel futuro e anche la fede della gente". Non è un caso che nel quartiere si stiano moltiplicando le sette, quelle pentecostali nate in Africa, per esempio. Con la nascita, poi, di una piccola moschea, "cresce anche il bisogno di un dialogo interreligioso, che in questo contesto particolare, evidenzia ulteriori criticità". La chiave di volta per trovare strade di uscita a queste difficoltà è la famiglia. Ne è convinto il parroco che sta progettando visite sistematiche ai nuclei familiari avvalendosi dell’aiuto dei ministri straordinari dell’Eucaristia che visitano abitualmente i malati e ben conoscono le situazioni sul campo: "in parrocchia – riferiscono tre di loro, Maria Rosa Capelli, Rossana Napoleone e Rosa Calvino – ci sono famiglie giovani assetate di Cristo, abbiamo neocatecumeni da battezzare e catechesi molto frequentate. Ma bisogna arrivare a quante più persone possibile". Altro orizzonte da esplorare "è la collaborazione con le scuole". La crescita di fede passa anche attraverso lo studio, la formazione, l’educazione ai valori del rispetto, della legalità, della tolleranza, della convivenza e della cittadinanza. Un percorso che si rivolge anche alla comunità straniera per la quale sono organizzati corsi di lingua italiana e di doposcuola.
Un sogno condiviso. Un grande aiuto al lavoro che ai santi Simone e Giuda Taddeo viene portato avanti arriverà adesso dal nuovo vescovo di Roma, Papa Francesco. "Abbiamo grande speranza e fiducia in lui", dice mons. Storto. "Siamo rimasti colpiti dalla sua umiltà, dalla sua vicinanza a coloro che sono poveri, che vivono nel disagio, nella malattia. Con il suo stile sobrio ha toccato credenti e non credenti". Con il Pontefice argentino mons. Storto condivide il sogno di una Chiesa povera e per i poveri: "Nel nostro centro Caritas accogliamo tante persone, diamo loro vestiti, cibo, aiuto di vario genere e spesso ci troviamo a fronteggiare pretese che nascono non solo dai bisogni ma anche dalla errata considerazione che si ha della Chiesa come un centro di aiuto e di servizi. Io sogno, con il Pontefice, una Chiesa povera che dica ‘non ho nulla da darti, posso solo camminare insieme a te’. Papa Francesco, vescovo di Roma, troverà anche qui nella sua diocesi, quelle povertà che ben conosce a Buenos Aires per averle combattute. Per questo sono certo che lo vedremo presto visitare le parrocchie". "La nostra speranza – dicono in coro Anselmo Ponticello, presidente del Centro sociale che ha 800 iscritti, Mimma De Angelis, Giuseppe Cau e Rosanna Alessandrini, anch’essi ministri straordinari dell’Eucaristia – è che possa venire a Torre Angela in questo anno in cui ricorre il 25° anniversario della visita di Giovanni Paolo II. Il nuovo Pontefice ci darà slancio e vigore per proseguire nell’annuncio del Vangelo. Ci siamo commossi quando si è chinato, subito dopo l’affaccio alla Loggia, per ricevere la preghiera del popolo. I suoi gesti improntati alla sobrietà, all’essenzialità c’incoraggiano nella missione".