IL PAPA E LE DONNE
La scrittrice Susanna Tamaro conferma la sua franchezza disarmante: “Il cristianesimo è una fede così meravigliosamente femminile nel profondo, dal punto di vista teologico, della maternità della Chiesa”
Una scrittrice che si definisce una "cattolica un po’ anomala", e un Papa venuto "quasi dalla fine del mondo" che tesse – durante l’udienza generale di ieri – un elogio delle donne come "prime testimoni" della Resurrezione e modello del cristiano, perché "lo sguardo di fede ha sempre bisogno dello sguardo semplice e profondo dell’amore". Susanna Tamaro, per questa Pasqua, ha scritto "Via Crucis. Meditazioni e preghiere", su richiesta del vescovo di Trieste. Ne è nato un libro, ora disponibile come "e-book" e di prossima pubblicazione per i tipi della Bompiani, che contiene sorprendenti consonanze – in questo caso, almeno cronologicamente, anticipazioni – con il pensiero di Papa Francesco sulla "questione femminile". L’abbiamo intervistata.
"Fa’ che la tua Chiesa perda il timore nei confronti della femminilità", è la preghiera che fa seguito alla sua meditazione sulla XIII stazione della "Via Crucis". Si può dire che si sia avverata con Papa Francesco?
"Spero di sì. Sono tanti anni che porto questa preghiera in fondo al cuore, e credo che molti uomini e molte donne condividano questo auspicio. Il cristianesimo è una fede così meravigliosamente femminile nel profondo, dal punto di vista teologico, della maternità della Chiesa: spesso, però, viene clericalizzata da un maschilismo che fa sparire il femminile e che allontana molto le persone, proprio per questa mancanza. Donne e uomini sono molto diversi, ed è bene che sia così perché si cresce nella ricchezza della reciprocità. L’esclusione del femminile è stata molto penalizzante per la Chiesa: tutti i grandi santi hanno sempre avuto una controparte femminile, come Francesco e Chiara, San Domenico e Santa Caterina, San Giovanni della Croce e Santa Teresa d’Avila… L’essere in due raddoppia la potenza dell’annuncio, non lo avvilisce. Tutto il creato, inoltre, si basa su questa polarità. Già Giovanni Paolo II, con la Mulieris Dignitatem, e Benedetto XVI si erano soffermati sul contributo importante della donna all’evangelizzazione, ma forse i tempi non erano maturi. In questi ultimi vent’anni, il mondo è molto cambiato".
Le donne ai piedi della Croce, le donne davanti alla tomba vuota, sono quelle che hanno "camminato" con Gesù, scrive lei in "Via Crucis". E "camminare" è un verbo che questo Papa ama particolarmente…
"La vita è cammino, va guardata dal punto di vista di una crescita continua per non perdere di vista la realizzazione della nostra pienezza spirituale. La vita è un continuo cammino di cambiamento, che comporta la pazienza di percorrerla: un’idea, questa, che viene negata dalla nostra società, dove ciò che conta è arraffare’, possedere tutto subito, dominare la materia. Quando cammino, invece, voglio essere leggero, portare l’essenziale. Le donne, rispetto agli uomini, sono più capaci di mettersi in discussione, sono biologicamente più elastiche, perché dando la vita e la maternità non è solo una dimensione biologica, ma spirituale hanno la capacità di ascoltare e seguire la vita. Gli uomini trovano conforto nella rigidità, mentre a noi la rigidità non piace: siamo più morbide’, andiamo avanti. La capacità di dare la vita costringe le donne a custodire chi cresce, e a modificarsi per accompagnarlo meglio".
Come testimoni della Resurrezione di Gesù vengono ricordati solamente gli uomini, ma non le donne, che invece nel Vangelo hanno un ruolo fondamentale. È ancora rivoluzionaria, nella Chiesa, questa affermazione, che Papa Francesco motiva anche storicamente?
"Noi donne siamo più vicine all’invisibile, abbiamo meno difese su materie come queste, non abbiamo nessun tipo di rifiuto: è l’apertura al mistero che ci porta a credere, che per noi è sentire’, più che toccare’ come fa san Tommaso. Dove sono, però, le donne nella Chiesa? Ce ne sono tante di meravigliose, ma non appaiono mai, nessuno le conosce. Le donne parlerebbero magnificamente ai cuori, ma nella Chiesa non esistono. Se accendi la tv, di Chiesa senti parlare gli uomini, che dicono cose che non toccano nessuno. Gli uomini sono incapaci di parlare al cuore: parlano alla testa, ma la testa non vale nulla per l’evangelizzazione. Il Papa, in questo senso, è molto femminile: basta vedere cosa è successo fin dalla sua prima apparizione, come le persone anche i mangiapreti dicano: sento che dice cose semplici, cose normali’. È la verità della persona che apre i cuori. Il Papa è molto femminile perché capace di empatia: non ha sovrastrutture, è capace di essere quello che è. È la testimonianza di una persona totalmente vera, quella che converte: altrimenti, le parole da sole non servono a niente. Una delle cose che ha fatto più male alla Chiesa è la quantità smodata di chiacchiere".
"Per Dio conta il cuore", ha assicurato il Papa, assegnando alle donne in modo particolare il ruolo di "aprire le porte" al Signore. "Le donne sanno istintivamente ciò che per gli uomini è più difficile comprendere", si legge nel suo libro…
"Le donne hanno una capacità di comprendere e di credere totalmente diversa dagli uomini. Una volta, alcuni anni fa, a Trieste il vescovo aveva invitato a una celebrazione tutte le comunità presenti, anche quella anglicana, e tra la sorpresa generale ha fatto fare un’omelia a una pastora. Dopo averla ascoltato, ha detto: Ho capito che il Vangelo letto e raccontato dalle donne è totalmente diverso, perché le donne vedono cose che noi uomini non riusciamo neanche a intravedere’".
La "via dell’amore" – è una sua espressione – come antidoto alla "via del potere": perché è ancora così difficile, nel terzo millennio, far percepire alla società che il "potere" al femminile si declina come servizio?
"La nostra è una società dominata dall’idolatria del potere: il potere, i soldi, la capacità di influire sulle persone, di scavalcare gli altri. Il messaggio che il vero potere è il servizio non passa perché non c’è più l’idea che l’essere umano è fatto per la relazione con l’altro. Siamo tutti delle monadi che arraffano, l’altro serve per qualcosa, non esiste in quanto altro che illumina me stesso per il mio cammino. Gli altri sono gradini di una scala per permetterci di andare più avanti".
Quali sono gli ulteriori passi che auspicherebbe da Papa Francesco per far progredire la "questione femminile" nella Chiesa?
"Il primo passo dovrebbe essere quello verso i divorziati risposati, che ormai sono davvero tanti. Ciò causa un’enorme livello di sofferenza nelle persone, che hanno attraversato varie vicende nella vita. Alcune sono vittime di situazioni spaventose, non si possono colpevolizzare. Quanti sanno, quando si sposano, cos’è veramente il sacramento del matrimonio, cosa comporta? Dopo un cammino di sofferenza e di comprensione, se uno si rifà una bella famiglia cristiana, perché non può accedere ai sacramenti? Dio è venuto per i malati, non per i primi della classe".
a cura di M.Michela Nicolais
(04 aprile 2013)