GIORNALI FISC
L’attualità politica italiana, le parole e i gesti di Papa Francesco, il convegno Fisc a Chioggia (11-13 aprile), alcune questioni sociali: gli editoriali delle testate cattoliche
L’attualità politica italiana, le parole e i gesti di Papa Francesco, il convegno Fisc a Chioggia (11-13 aprile), alcune questioni sociali… Sono alcuni degli argomenti di cui parlano gli editoriali dei settimanali diocesani aderenti alla Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici) in uscita in questi giorni. Ne proponiamo una rassegna tra quelli giunti in redazione.
Attualità politica. “Occorre un segnale dalla politica di amore vero e disinteressato al Paese attraverso un’idealità forte e concreta”, altrimenti “la corda della concordia sociale potrebbe spezzarsi con conseguenze imprevedibili per tutti, politici compresi”. È il commento che accomuna molti editoriali dedicati alla situazione politica italiana. Secondo Vincenzo Rini, direttore della Vita Cattolica (Cremona), i nostri politici sono “incapaci di leggere i segni dei tempi”. In effetti, aggiunge, i partiti “pensano alla politica vecchia maniera, orientata sempre al successo del proprio partito invece che alla rinascita della povera Italia, al bene comune”. Per Adriano Bianchi, direttore della Voce del Popolo (Brescia), “a tutti bisognerebbe far pervenire la richiesta d’aiuto che giunge quotidianamente alle parrocchie e alle Caritas e che non ha fine da quando i Comuni non sanno più cosa fare perché non hanno soldi per i servizi sociali”. Parla dei dieci saggi Giampiero Moret, direttore dell’Azione (Vittorio Veneto): “Forse, purtroppo, nemmeno questa trovata di Napolitano avrà successo. Il male è più profondo ed è su questo che ciascuno di noi, cittadini di questo povero Paese, deve riflettere e incominciare a cambiare, perché la mancanza di fiducia reciproca non è solo nelle forze politiche, ma è di tutti”. Per Roberto Pensa, direttore della Vita Cattolica (Udine), “non servono dieci saggi ma solo più saggezza”. Guglielmo Frezza, direttore della Difesa del Popolo (Padova), chiede “ai partiti di concordare e sostenere un governo che abbia il tempo necessario a mettere mano, assieme alla legge elettorale, a un programma economico che guardi alle fatiche delle famiglie e del mondo produttivo con pochi ma efficaci interventi. Poi si torni pure a votare”. Della situazione in Italia si occupa anche Marino Cesaroni, direttore di Presenza (Ancona-Osimo): “Il prezzo della politica è il ragionamento, la riflessione, la dimostrazione che ciò che si rappresenta ha diritto di essere preso in considerazione”. In questo quadro politico, osserva Vita Trentina (Trento) anche “l’elezione al Quirinale è solo un episodio di una partita a scacchi. Personalità con un superiore senso dello Stato non ne mancano, ma i partiti cercano ciascuno la ‘maschera’ che rappresenti al popolo italiano l’affermazione su tutti della propria linea”. E a proposito dell’elezione del successore di Napolitano, Lauro Paoletto, direttore della Voce dei Berici (Vicenza), scrive: “Deve avvenire con il più ampio coinvolgimento dei gruppi parlamentari. Le personalità autorevoli, credibili ed equilibrate, con esperienza istituzionale e internazionale non mancano”. Luca Sogno, direttore del Corriere Eusebiano (Vercelli), punta l’attenzione su un’altra questione delicata: “Lo Stato ha affidato alle aziende commesse per un ammontare ultramiliardario e poi si è ‘dimenticato’ di pagare il conto. Ora che non ci sono più scuse per non onorare il debito, il governo s’interroga su come rientrare immediatamente dell’esborso, magari agendo ancora una volta sulla leva fiscale”, ma “questo è un atteggiamento che finisce per minare alla radice il rapporto di fiducia già logoro tra cittadini e chi è chiamato a governarli”.
Politica locale. Anche a livello locale la politica fa discutere. Un invito a “non tornare a dormire sotto la coperta” viene da Giorgio Bardaglio, direttore del Cittadino (Monza e Brianza). Si occupa, invece, della disparità di trattamento di consiglieri e assessori locali da Regione a Regione l’Eco del Chisone (Pinerolo): ci sono “due Italie. Quella dei privilegiati e quella degli amministratori che devono fare volontariato a favore della collettività. Questo non è giusto”. Ma a dare uno spiraglio di speranza può essere anche un gioco. È il caso di “Wecoop”, una sorta di “Monopoli della cooperazione”. Ne parla il Portico (Cagliari), sottolineando come questo gioco sia “l’allegoria di una economia differente, responsabile, in cui il mercato è un luogo di crescita non solo economica ma anche umana”.
Papa Francesco. Al centro degli editoriali anche alcune riflessioni sulle prime parole e sui primi gesti di Papa Francesco. “Jorge Mario Bergoglio è riuscito a intercettare, da subito, un bisogno autentico, quello di farsi credenti nella mischia, nelle periferie, nelle borgate, dietro l’angolo, sui passi usuali di una umanità che si ridesta quando la posta in gioco si fa decisiva”, riflette Corrado Avagnina, direttore dell’Unione Monregalese (Mondovì) e della Fedeltà (Fossano), sottolineando come Papa Francesco ci parli “nitidamente di ‘periferie esistenziali’ ovvero umane e sociali da frequentare e da assumere, di una Chiesa estroversa e protesa fuori di se stessa, di porte aperte, d’immersione nelle vicende di tutti, di sguardi in profondità, di orizzonti nuovi e inesplorati…”. Il Papa “con quella parola – ‘periferie’ – ha scosso le nostre coscienze, con l’efficacia di quella parola che indica uno spazio preferenziale, il luogo proprio e naturale dell’azione evangelica”, ammette Bruno Cappato, direttore della Settimana (Adria-Rovigo). Il Pontefice, “con la sua semplicità e la sua umiltà buca il video e parla al cuore della gente”, evidenzia Francesco Zanotti, direttore del Corriere Cesenate (Cesena-Sarsina), per il quale Papa Francesco “in venti giorni ha snocciolato frasi e discorsi che costituiscono già un magistero incredibile. Quasi un’enciclica, si potrebbe azzardare”. Per ora, osserva Bruno Cescon, direttore del Popolo (Concordia-Pordenone), “Papa Francesco mette in luce una ricca spiritualità. Si avverte però già un indirizzo: cercare di essere presente nel mondo”. Per Amazio Possenti, direttore del Popolo Cattolico (Treviglio), anche nella “capacità di donarci tensioni nuove e di sollecitarci a un’indagine interiore sul nostro modo di essere e sentirci cristiani sta la straordinaria onda attrattiva di questo Papa ‘venuto dalla fine del mondo’ ma stabilmente e coerentemente dentro la realtà di tutti i giorni dell’uomo contemporaneo, giovane o anziano, bambino o adulto, di ogni angolo della terra”. Con il nuovo Pontefice, fa notare Giordano Frosini, direttore della Vita (Pistoia), “il cristianesimo” viene “riportato alle sue radici”. Nell’editoriale di Emmaus (Macerata) si ricorda che “padre Cantalamessa parlando ai francescani nel giubileo del 2000 aveva detto: il mondo vuole vedere Francesco” e ora “lo Spirito Santo ce l’ha donato come dono per la Chiesa e tutta l’umanità”. Luce e Vita (Molfetta) racconta del viaggio fatto nel 2002 in Argentina dal vescovo Martella, con una delegazione diocesana per visitare la comunità molfettese, e dell’incontro con l’allora cardinale Bergoglio.
Convegno Fisc. Negli editoriali si parla anche di un appuntamento che riguarda la vita dei settimanali: il convegno nazionale. “Il prossimo fine settimana (11-13 aprile) vedrà ospiti della nostra città e della nostra diocesi circa 150 giornalisti provenienti da tutta Italia per il convegno nazionale dei settimanali cattolici: s’interrogheranno sulle grandi sfide che i nuovi media lanciano alle nostre testate – e a tutto il giornalismo in generale – per un’informazione più efficace e più diffusa”: lo ricorda Vincenzo Tosello, direttore di Nuova Scintilla (Chioggia), sottolineando che “l’occasione è data dal centenario di fondazione de ‘La Scintilla – Nuova Scintilla’, cioè della nostra testata, che si rifà – questo il senso dell’abbinamento grafico dei due nomi – direttamente al quindicinale che uscì in città e in diocesi dal 6 luglio 1913 fino al 1917”.
Questioni sociali. La crisi è sempre tra gli argomenti di attualità. “La situazione di Cipro ha suscitato timori diffusi. Si è parlato nuovamente di crisi dell’euro, di frattura in due dell’Unione europea, della possibilità della tassazione dei depositi bancari anche per i risparmiatori italiani. Timore provoca timore, attivando una valanga che può arrivare al panico”, avverte il Ticino (Pavia). Un’altra questione di attualità riguarda i “matrimoni gay”. Partendo dalla copertina su “Time” proprio sui matrimoni gay e dalla pubblicazione del libro del filosofo tedesco Robert Spaemann dal titolo “Fini naturali” (edizioni Ares di Milano), Stefano Fontana, direttore di Vita Nuova (Trieste) parla della “lotta culturale in atto” sul concetto di “natura”. In realtà, chiarisce Fontana, “nella propria natura uno riconosce se stesso, prende in carico se stesso così come la natura glielo dà, vale a dire come un progetto, e lo porta avanti cercando di realizzarlo”. E poi ci sono i problemi della scuola. “Scuola 2.0. Fumo o sostanza?”. È l’interrogativo posto dalla Guida (Cuneo), in un editoriale che mette in evidenza come, da un lato, s’investano tanti soldi per informatizzare le classi, ma poi “le veneziane cadono a pezzi, i banchi e le sedie sono gli stessi di quarant’anni fa. Forse abbiamo seguito il consiglio di Maria Antonietta: ci manca il pane, e cerchiamo le brioches”.
La Pasqua e la Sindone. Non mancano, sulle testate Fisc, editoriali dedicati all’attualità ecclesiale. Il Nuovo Diario Messaggero (Imola) riporta le parole di monsignor Tommaso Ghirelli, vescovo di Imola, nell’omelia della veglia pasquale: “La Pasqua non è semplicemente una festa tra le altre, è LA festa, LA gioia. Possiamo esprimerlo in modo diverso, con le parole di Papa Francesco: non accettate la banalizzazione della vita, ‘Non fatevi derubare della speranza’”. Anche la Voce Alessandrina (Alessandria) riflette sulla Pasqua: “Don Tonino Bello amava definire la Pasqua come la ‘festa dei macigni rotolati’. Come al sepolcro, per le donne, quel macigno rimosso è l’inizio della speranza, così la Pasqua deve essere, per noi, l’occasione per rimuovere il ‘macigno’ delle solitudini, delle miserie, delle disperazioni che caratterizzano il nostro vivere”. Ma prima della Pasqua, c’è l’ora della Passione. L’immagine della Sindone “ha molto da dire, sempre a chi è provato nella carne dal dolore, ma anche ai ‘sani’ che conoscono altre strade di sofferenza”, osserva Vincenzo Finocchio, direttore dell’Appennino Camerte (Camerino-San Severino Marche). L’ostensione televisiva della Sindone, afferma Marco Bonatti, direttore della Voce del Popolo (Torino), “con la sua efficacia e i suoi limiti, ha tentato di proporre l’esperienza del ‘guardare e lasciarsi guardare’ all’Italia e al mondo intero, attraverso gli strumenti di comunicazione più moderni. Ma il tentativo vero, in questo Anno della fede, è stato quello di riportare l’attenzione dai contenitori (televisioni, satelliti, tablet…) al contenuto: il mistero di quel Volto che ci interroga”.