BOSNIA-ERZEGOVINA

Per amore di questa terra

A rischio la presenza dei cattolici: appello dei vescovi

Da Mostar, lo scorso 21 marzo, in occasione della 57ª sessione ordinaria plenaria, i vescovi della Conferenza episcopale della Bosnia-Erzegovina hanno lanciato un appello speciale ai membri delle comunità diocesane e delle comunità nazionali e internazionali per aiutare il loro Paese (www.bkbih.bawww.ktabkbih.net). Tra i firmatari il cardinale Vinko Puljić, arcivescovo di Vrhbosna-Sarajevo, monsignor Franjo Komarica, vescovo di Banja Luka e presidente della Conferenza episcopale della Bosnia-Erzegovina, monsignor Ratko Peric, vescovo di Mostar-Duvno e amministratore apostolico di Trebinje-Mrkan, monsignor Tomo Vuksic, vescovo militare, monsignor Pero Sudar, vescovo ausiliare di Vrhbosna-Sarajevo, monsignor Marko Semren, vescovo ausiliare di Banja Luka. Ne proponiamo i passi salienti.

1. Consapevoli del tipo di difficoltà che hanno attraversato e di tutte le difficoltà che ancora incontreranno, esprimiamo il nostro rispetto e ammirazione a tutti i membri della Chiesa cattolica, ma anche a molti altri che hanno vissuto in Bosnia-Erzegovina e stanno vivendo problemi e avversità simili, senza però aver perso il loro amore per la terra d’origine e la volontà di vivere insieme qui.
2. La recente conferenza dei donatori, così come quasi tutti gli sforzi della maggioranza dei rappresentanti locali e internazionali dei centri di potere, da Dayton ad oggi, sono stati avviati con l’obiettivo di riconoscere le ingiustizie causate dalla guerra e dell’espulsione degli “altri”, considerati diversi, e con la creazione di “territori etnicamente puliti”. Vale a dire che questa conferenza, con le sue donazioni e il suo modo di stanziamento dei fondi, pone sullo stesso piano sia coloro che si stabilirono nelle proprietà di altre persone sia coloro che sono stati espulsi dalle loro case. Il nostro desiderio è di risvegliare e incoraggiare tutte le forze positive, in Bosnia-Erzegovina e all’estero, affinché la maggior parte dei fondi donati vengano investiti in primo luogo per coloro che hanno già espresso la volontà di tornare nelle loro proprietà da cui sono stati espulsi e di iniziare, soprattutto quando si parla di cattolici, l’autentico processo di ritorno nelle proprie case.
3. La ragione fondamentale per cui noi, come membri della Chiesa dovremmo cooperare con tutti gli uomini sta nel fatto che Cristo è morto e risorto per tutti gli esseri umani. Gli ostacoli allo sviluppo veramente umano della società nel nostro Paese si trovano principalmente nelle strutture attualmente in vigore e nelle ingiustizie sociali.
4. Le comunità dovrebbero fare in modo che ogni membro abbia accesso a tutti i diritti umani e alle libertà fondamentali. Tuttavia, l’efficacia di una comunità dipende dai suoi individui, coinvolti e impegnati. È per questo che invitiamo tutti a contribuire alla guarigione e al benessere della società della Bosnia-Erzegovina. Pertanto, cambiamenti fondamentali negli atteggiamenti di molti individui nel nostro Paese sono necessari, così come i cambiamenti di base della nostra società, ma non si tratta del tipo di modifiche che la comunità internazionale ha annunciato nei mesi scorsi e dei quali abbiamo paura.
5. La guerra nel nostro Paese non si è ancora completamente arrestata. Come credenti siamo stati e siamo ancora consapevoli di dover lottare per una pace giusta e duratura. Ma la pace vera è qualcosa che va oltre l’assenza di conflitto armato o del comando del più prepotente. La pace richiede la verità, il rispetto, la giustizia, il perdono, la riconciliazione, la solidarietà e l’amore. Chiunque viola e nega i diritti degli individui e dei popoli, commette un reato.
6. L’impressione è che ci sia la volontà da parte di alcuni politici potenti e influenti di voler sradicare i cattolici da vaste aree del Paese di origine. D’altra parte, è indiscutibile che queste persone senza diritti (i rifugiati) sono state sostenute per tutto il tempo dai loro sacerdoti e da molte persone di buona volontà, che hanno condiviso le loro condizioni di vita dure e che li hanno esortati a non rinunciare alla loro fede in Dio, continuando a dare il loro contributo per correggere le ingiustizie inflitte su di loro.
7. Dall’inizio di quest’anno, dopo numerosi e frequenti interventi di noi vescovi cattolici e rappresentanti della Santa Sede, ci sono stati segnali che indicano che alcune delle strutture statali e politiche, incluse quelle internazionali, hanno ribadito la volontà di fornire legalmente e finanziariamente un ritorno sostenibile agli esuli cattolici nelle loro città e nelle loro parrocchie. Accogliamo con favore la disponibilità delle istituzioni nazionali e delle organizzazioni internazionali. Ci aspettiamo di creare una strategia efficace per la ricostruzione di case, aziende agricole e infrastrutture per un ritorno sostenibile di tutti coloro che lo vogliono, compresi i rimpatriati cattolici, e di attuare realmente tale strategia. Chiediamo inoltre ai rappresentanti internazionali e ai rappresentanti di tutte le autorità del Paese, a tutti i livelli, di garantire lo spirito di equità e di uguaglianza per tutti i cattolici per far sì che possano rimanere nel Paese e trovare un lavoro.
Invitiamo tutti voi, membri delle nostre comunità diocesane a praticare la solidarietà reciproca, a ravvivare la vostra fede confidando nella provvidenza di Dio, alla preghiera con gratitudine a Dio per intercessione della beata Madre Maria e dei nostri celesti patroni. I veri cristiani non disperano, né rifuggono le sfide della vita e le difficoltà, ma sono pieni di speranza cristiana per la loro vita personale e la vita di altre persone intorno a loro e rimangono aperti per la carità cristiana verso tutti. Preghiamo Dio per tutti voi e vi invitiamo a diventare e rimanere credenti credibili e seguaci del Cristo crocifisso e risorto!