BASILICATA

Il casinò? No, grazie…

Una mozione al vaglio della Regione. Esplicito dissenso della Caritas di Matera-Irsina che chiede, piuttosto, “la nascita di un gruppo interistituzionale di studio sul gioco d’azzardo e sulle nuove dipendenze”. Contrari anche altri organismi locali: Coreland e Sert di Melfi

È stata presentata da alcuni consiglieri regionali della Basilicata una mozione a favore della realizzazione di una casa da gioco nel territorio lucano. Con l’iniziativa, i consiglieri impegnano il Governo regionale a sostenere l’istituzione di un casinò in Basilicata, con una duplice sede: estiva a Maratea e invernale a Matera. La mozione identifica il gioco quale "una risorsa economica per il territorio lucano soprattutto in virtù della posizione logistica e geografica che i comuni di Matera e Maratea occupano anche in considerazione delle loro caratteristiche opportunità turistiche".

La voce della Chiesa. A manifestare dissenso sulla mozione è la Caritas diocesana di Matera-Irsina che, attraverso la direttrice Annamaria Camisa, propone "la nascita di un gruppo interistituzionale di studio sul gioco d’azzardo e sulle nuove dipendenze piuttosto che l’apertura di un casinò". Anche se molte persone "non fanno menzione di questa dipendenza per motivi vari e, di conseguenza, non ci sono molte richieste di aiuto al Centro di ascolto e all’Osservatorio delle povertà della Caritas", per Camisa, il problema del gioco d’azzardo "esiste, come mostrano i rapporti della Fondazione Antiusura e le richieste dei parroci che ci chiedono sostegno quando un fedele parla loro del disagio". Un fenomeno, dunque, "tanto silenzioso quanto in forte espansione". "Tra le vittime del gioco – continua Camisa – ci rapportiamo con persone che sono spinte a giocare da varie motivazioni: c’è chi trova sollievo dall’ansia o dalla solitudine e chi lo fa per rabbia o depressione. Come Caritas siamo chiamati a educare i singoli ad acquisire stili di vita sobri e responsabili, consoni ai tempi che viviamo".

Fenomeno in crescita. Nato nel 2010, opera in Basilicata il "Coordinamento regionale lucano a contrasto dell’azzardo e delle nuove dipendenze" (Coreland), che evidenzia quanto "sia grave e in crescita la dipendenza da gioco d’azzardo patologico (Gap) che oggi ha assunto proporzioni a dir poco ‘catastrofiche’ e ha visto un aumento del 60% di soggetti a rischio tra il 2010 e il 2012". "Ci sono famiglie sul lastrico – sostiene Gianni Mario D’Ambrosio, del Coreland – per aver dilapidato i risparmi di una vita nel vasto circuito dei giochi d’azzardo: gratta e vinci, poker on-line, videopoker, slot-machine, scommesse sportive on-line e tanti altri. Giocatori e famiglie indebitate, pronte anche a rivolgersi agli usurari per far fronte all’indebitamento contratto nei confronti degli esercenti che gestiscono queste attività o dei propri familiari. I giochi d’azzardo, purtroppo, esercitano un grande fascino per migliorare immediatamente e senza tanti sforzi e sacrifici le proprie condizioni di vita, soprattutto in un periodo di forte crisi economica". In questo modo, il gioco diventa "il sogno" e assume la forma di patologia grave che porta Rino Finamore, del Coreland, a invitare la Regione a "ritirare la mozione", annunciando anche "l’avvio di una raccolta firme per la richiesta delle dimissioni dei consiglieri che hanno avanzato una simile proposta". "Quotidianamente – dichiara D’Ambrosio – accogliamo famiglie con problemi del genere e tocchiamo con mano la sofferenza, il disagio, il dramma umano e sociale e il dissesto finanziario in cui cadono le vittime; tutto questo continua a essere incentivato dallo Stato, al punto che i risparmi di una vita finiscono dentro una macchinetta, sciupati nel ‘gratta e vinci’ o nei punti scommesse dove si gioca d’azzardo illegalmente".

Fare di più. È critico anche Pietro Fundone, referente del Sert (Servizi per le tossicodipendenze) di Melfi, per il quale "il problema non si limita alla sola realizzazione del casinò, considerando i tanti ambiti in cui quest’industria statale del gioco opera, dai videopoker ai ‘gratta e vinci’. Più che allarmarmi per il casinò, che non sarà meta di tutti, sono preoccupato per tutte le altre forme di gioco più accessibili che esistono. Lo spot del ‘giocare responsabile’ è assimilabile a una frase del tipo ‘drogarsi responsabile’ e non possiamo accettarla in alcun modo. Piuttosto, siamo chiamati a porre in essere azioni di prevenzione prima che il fenomeno dilaghi ancor di più: non sono i numeri ufficiali a farmi paura, ma i casi non riconosciuti, non denunciati e non affrontati che sono di gran lunga superiori". Sulla stessa linea anche il Coreland che invita le istituzioni a "interessarsi del gioco d’azzardo pensando alla dipendenza che causa". Di qui la necessità d’investire in prevenzione, formazione e servizi sanitari e sociali "al fine di prendere posizioni chiare sul dilagare del fenomeno e pensare a come arginarlo investendo sul benessere piuttosto che recuperando ipotetiche risorse economiche sulla fragilità delle persone".