MEDITERRANEO

Avvicinare le sponde del mare

Marsiglia: il partenariato Euromed rilanciato per via parlamentare

Dieci punti per rilanciare il partenariato euromediterraneo “in un contesto di profonde trasformazioni democratiche nella sponda meridionale e di crisi economica in quella settentrionale”. Il summit fra i presidenti dei Parlamenti dei 42 Stati dell’Unione per il Mediterraneo (UpM), tenutosi il 7 aprile a Marsiglia, si è concluso con un documento che è stato trasmesso ai rispettivi governi e alle istituzioni sovranazionali. La prossima sessione dell’assemblea parlamentare Euromed si svolge a Bruxelles l’11 e 12 aprile.

Impegni comuni. “La cooperazione euromediterranea sarà parlamentare e cittadina o non sarà”, ha affermato nella città francese il presidente dell’Europarlamento, Martin Schulz, che aveva assunto l’iniziativa di convocare l’incontro. Dal dibattito svoltosi e dal “decalogo” sottoscritto in chiusura, emergono preoccupazioni comuni (economia, terrorismo, radicalismi di ogni genere, povertà…) e impegni rinnovati, ad esempio nel campo delle infrastrutture, dell’educazione e della formazione, della salute, della difesa dell’ambiente. L’UpM (creata nel luglio 2008 per rilanciare il Processo di Barcellona o partenariato Euromed), nata “sotto un’egida puramente intergovernativa” hanno lamentato i presidenti delle assemblee elettive, deve ora rafforzare la sua struttura democratica, disporre di risorse adeguate per occuparsi dei problemi che toccano direttamente i cittadini europei, nordafricani, mediorientali.

Rilanciare la partnership. Il vertice, cui sono giunti i presidenti delle assemblee elettive o loro emissari (mancava la Siria, autosospesa dall’UpM), era stato pensato per “rilanciare la partnership euromediterranea” attraverso la collaborazione tra i parlamenti degli Stati rivieraschi, “colmando il vuoto politico” nell’Unione per il Mediterraneo causato forse della crisi economica manifestatasi subito dopo il suo varo. Nel frattempo gli sconvolgimenti politici avvenuti in vari Paesi della sponda meridionale, dalla Libia all’Egitto, fino alla Siria, sembrano aver bloccato ogni iniziativa di governi e cancellerie. Charles Tannock, eurodeputato britannico che ha seguito l’organizzazione dell’incontro di Marsiglia, a tale proposito ha dichiarato: “L’Ue ha un grande interesse a garantire che i nostri vicini del Mediterraneo siano stabili, prosperi e democratici”. Tannock invoca la teoria del “more for more”: “Più questi Paesi costruiranno democrazie solide, in grado di assicurare i diritti fondamentali, più riceveranno aiuti dall’Ue”.

Politica, investimenti. Il documento finale dell’incontro Euromed di Marsiglia è composto di due parti: una prima di principi e una seconda, in dieci punti, di azioni necessarie per rafforzare la partnership fra le nazioni Ue, balcaniche, della sponda mediorientale e di quella nordafricana. Vi sono segnalate le diverse preoccupazioni comuni circa la situazione economica e sociale, la stabilità democratica, i conflitti regionali (ad esempio nella regione sahelo-sahariana), la tutela dei diritti umani; viene poi denunciata la “debolezza dell’impegno politico e del sistema finanziario verso la realizzazione dei grandi progetti indicati nel 2008” a Parigi. Il “decalogo” sottolinea la necessità di disporre di democrazie rappresentative con parlamenti forti quale migliore garanzia per rispondere alle sfide politiche ed economiche “ed evitare le fratture tra classi dirigenti e cittadini”; colloca i cittadini, la società civile, gli enti locali e le regioni al centro di ogni iniziativa politica e sociale; affronta il tema della cooperazione tra i diversi Paesi al fine di creare progetti e infrastrutture in settori-chiave come i trasporti, l’ambiente, l’energia. Si invoca quale impegno prioritario “la creazione di uno spazio euromediterraneo della formazione professionale, dell’insegnamento universitario, della scienza e della ricerca”. Un capitolo particolare è dedicato al rispetto dei diritti umani e all’uguaglianza tra donne e uomini.

Identikit dell’UpM. I Paesi aderenti all’UpM sono 42: i 27 dell’Unione europea più Albania, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Principato di Monaco, Algeria, Tunisia, Egitto, Mauritania, Marocco, Giordania, Autorità palestinese, Israele, Libano, Turchia; la Siria è al momento autosospesa e la Libia è associata con lo status di “osservatore”. Alla seduta inaugurale della UpM, nel luglio 2008, erano presenti alcuni capi di Stato poi deposti dalla “primavera araba”, come l’egiziano Hosni Mubarak e il tunisino Ben Ali. Era inoltre presente il presidente siriano Bashar al-Assad, oggi contestato dalla popolazione come dittatore. Il partenariato mediterraneo attuale è il proseguimento del cosiddetto Processo di Barcellona varato nel 1995 per avvicinare le sponde del mare mediante progetti concreti di sviluppo economico, sociale e culturale; ogni due anni dovrebbero tenersi dei vertici dei capi di Stato e di governo, che invece non sono stati convocati; lavora inoltre una assemblea parlamentare UpM per “rafforzare i processi democratici” all’interno dell’Unione.