CHIESE D'EUROPA

Un dialogo possibile

Si è concluso a Parigi l’incontro di pastorale universitaria del Ccee

Aiutare i giovani universitari e gli scienziati a riconoscere la relazione essenziale tra scienza e fede, tra singoli fatti scientifici e vita umana nella sua interezza, fondata e tesa verso Dio. È questo il compito principale dei cappellani universitari e a delinearlo è don Michel Remery, vice-segretario generale del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee), a conclusione dell’incontro dei responsabili della pastorale universitaria in Europa che si è svolto a Parigi dal 4 al 7 aprile. 40 partecipanti tra vescovi, cappellani e responsabili nazionali per la pastorale universitaria e delegati di associazioni e movimenti ecclesiali rappresentanti di 22 Paesi si sono confrontati con l’ausilio di esperti e sotto la guida di monsignor Marek Jedraszewski, presidente della Commissione Ccee per la “Catechesi, Scuola e Università” sul tema del rapporto tra scienza e fede. Un rapporto – si legge nel comunicato finale – che “continua ancora oggi a essere percepito come una relazione non riconciliata”. E se da una parte “la comunicazione semplificata dei media tende ancora oggi a ripresentare il pregiudizio, ormai superato, di un conflitto tra scienza e fede”, dall’altra “emerge in molti giovani studenti la domanda religiosa”.

Le sfide, i rischi e il nuovo bisogno di Dio. Ripercorrendo la storia dello sviluppo umano, padre A. Pinsent, direttore di ricerca del Centro Ian Ramsey per la Religione e la Scienza dell’università di Oxford, ha fatto notare come l’idea di una separazione tra scienza e fede sia uno stereotipo, un preconcetto che non risponde alla realtà: fede e scienza sono assolutamente riconciliabili. Lo testimonia semplicemente il gran numero di scienziati cristiani che nei secoli hanno contribuito all’esplorazione scientifica della realtà. L’esperto ha però sottolineato anche la presenza di una forma di “ateismo aggressivo” che “ostacola qualsiasi forma di dialogo”. Ma ancor più problematico si sta rivelando “un ateismo indifferente o ateismo pratico, che si riflette nell’ignoranza relativa sia alla scienza che alla fede di molti studenti universitari”. Secondo il professore Jacek Blazewicz dell’Accademia polacca delle Scienze di Poznan, il rischio è quello degli estremismi nelle posizioni tra chi propone una visione creazionista del mondo (la fede domina la scienza) e chi si professa ateista o agnostico, dove la scienza domina la fede. Mentre padre Iosif Tiba, già cappellano universitario in Romania, ha detto: “Nonostante i giovani sembrano sempre più spesso prigionieri dei media e di Internet – che costituisce oggi il primo punto per la ricerca di risposte a interrogativi anche esistenziali – si constata tuttavia un nuovo bisogno di Dio, di una nuova prospettiva di Dio”.

Cantieri aperti. Dalle testimonianze scambiate durante l’incontro, i cappellani universitari hanno potuto riscontrare la ricchezza delle attività e dei progetti messi in atto dalle varie Conferenze episcopali, per far fronte alle sfide della pastorale universitaria e rispondere, con un contributo essenziale e originale, al progetto della nuova evangelizzazione. Particolarmente ricco l’incontro con gli studenti del centro universitario di Sciences Po (scienze politiche). Inoltre, i partecipanti sono stati informati dalla responsabile nazionale della pastorale universitaria, suor Nathalie Becquart, del modello organizzativo adottato dalla Conferenza episcopale francese. Un vero e proprio network – Le réseau Ecclesia campus – tra diverse realtà (associazioni, collegi, cappellanie) autonome ma interdipendenti. I lavori si sono conclusi domenica 7 aprile con un incontro con studenti universitari internazionali presenti temporaneamente a Parigi grazie al programma europeo Erasmus.